FOCUS – “La stanza dei sogni”, diario di antichi valori

Ripartiamo con la nostra serie di Focus settimanali andando ad intervistare Giampiero Vola, membro della Station 936 da sempre al seguito del West Ham, che ha recentemente pubblicato “La stanza dei sogni”, appassionato testamento romantico e nostalgico di un football che sta morendo. Il problema è che, contrariamente a tutte le previsoni degli appassionati, tale deterioramento sta avanzando molto più velocemente del previsto.

Noi di Passione Premier abbiamo deciso di contattare il sig. Vola, cercando di coinvolgere quanto più possibile i nostri lettori in un mondo che non ci stancheremo mai e poi mai di vivere.

Buona lettura!

Sarà pure una domanda banale, ma vorremmo sapere in che modo nasce la tua passione smodata per i Claret and Blue.

La mia passione per il mondo Claret & Blue inizia dagli anni ’70, dalle prime immagini che riuscivo a recuperare dal Guerin Sportivo, e poi finalmente dalle primissime immagini da Tele Capodistria, Tv Svizzera e Tele Montecarlo, erano immagini in bianco nero, ma avevano un fascino incredibile; dal Guerin ritagliavo le immagini, lo stemma dei Club, le prime notizie sui cantieri navali, la classe operaia, il porto, fatica e sudore, cose che poi ho ritrovato nel club Irons.

Qual’è, a grandi linee, il tema conduttore della tua opera? Siamo più nella cronaca sportiva o nel romanticismo?

Grazie per l’opera! Mi piace pensare che sia un viaggio nel tempo, nel passato; penso ci sia un po’ di romanticismo, l’inizio della mia passione per il pallone, gli amici di una vita al tuo fianco, i sogni, le speranze, la fantasia al potere. Prima bambini, poi ragazzi, e infine uomini mai cresciuti: guardatelo come un viaggio, ognuno di noi ha viaggiato con i propri sogni e leggendo forse riemergeranno i ricordi fermi nella stanza dei sogni. Sono tanti i ricordi dei match impressi nella memoria che, viaggiando con il Guerin Sportivo, ogni tanto riemergono e vengono fissati dalle imprese dei nostri eroi.

Io ho avuto la fortuna di potermi recare tante volte al Boleyn, percorrendo Green Street, Barking Road e Priory Road in lungo ed in largo; personalmente, quanto ti mancherà quella sensazione?

Per me cambia molto, anzi tantissimo, Upton Park per me non era solo uno stadio, era molto di più: tutte le volte che sono entrato dentro quelle mura, il mio viaggiare mi ha portato sempre grandi emozioni, grandi sogni, il ritornare indietro nel tempo per risentire il football di una volta, i campioni di un altro tempo. La mia mente non si è mai fermata solo al risultato, ho cercato di andare sempre oltre. Mi mancherà terribilmente la magnifica atmosfera del pre-match, del sentire quel profumo di hamburger e cipolla, il rumore del fritto, camminare per Green Street, ascoltare i rumori della gente, mi mancherà moltissimo.

A noi piace vivere il football con gli occhi di un bambino, e tutto ci coinvolge: gli odori, i sapori, le risate, la compagnia. Alcuni momenti oserei definirli “immortali”. Vorresti descrivermi un paio di queste “giornate memorabili” che hai avuto la fortuna di vivere al seguito degli Irons?

Sono tantissimi i momenti indimenticabili che mi legano al mondo Irons. Certo che quando il mio amico Andy mi ha presentato Trevor Brooking, la stretta di mano la firma sul match programme, ecco questo è stato un magnifico momento. Oppure quando in una trasferta a Liverpool senza rendermene conto mi ritrovai nello stesso locale con Bill Gardner, e la chiacchierata che ne seguii dopo fu fantastica, e che dire dell’incontro con Phil Parker, Billy Bonds e ancora Trevor, un giorno unico, la firma sul MP del 1980, quello della vittoria in Fa Cup contro L’Arsenal… non posso scegliere, sono tutti unici.

Ora finiremo nel lapalissiano, ma una domanda del genere è inevitabile: qual’è il tuo punto di vista sul nuovo stadio?

Innanzitutto non ci sono ancora stato, e non so proprio se mai ci andrò, il mio mondo West Ham è qualcosa di particolare, non ho mai cercato vittorie, risultati, ecc… ho cercato emozioni, e in passato ne ho trovato tantissime, cercavo il punto d’incontro tra il passato e la mia gioventù, un viaggio che come ho detto è iniziato negli anni ’70 per poi proseguire fino ai giorni nostri… Upton Park rappresentava tutto questo. Lo stadio Olimpico? Non so cosa dire, è una cosa a parte, c’è una nuova storia da scrivere ma ci vorranno anni e soprattutto decenni per ricostruire la propria identità.

La tua trasferta più bella? Aneddoti su quella giornata?

Credo che la trasferta a Liverpool, al Goodison Park contro l’Everton sia stata bellissima. Poi la visita ad Anfield, il toccare il manto erboso, scavalcare le protezioni e salire fin lassù nel cuore della Kop, rubare attimi di calcio anni ’80, la stand che vive, si muove, ondeggia, le risate dei tuoi amici, lo spogliatoio, l’immaginarsi di stare li essere un giocatore, ascoltare le parole del Managaer Bill Shankly, il boato della folla all’ingresso delle squadre, insomma quel giorno ho viaggiato, ho trovato quello che cercavo, quel football era il mio mondo e non parlo di colori. Ore 15 Kick-off, il Goodison Park ci attende, uno stadio meraviglioso, mille emozioni, i canti, il sentirsi unici, uniti in una folle passione, che si vinca o si perda, noi vinciamo sempre, quel giorno ho visto la felicità. La sera tra le vie di quella magnifica città, il The Cavern, la musica, la birra, la baldoria, non immaginavo di trovare tutto questo, e poi la magnifica compagnia, gli amici al tuo fianco, il ridere, è stato molto di più di una semplice trasferta.

Tornando al libro, qual’è il messaggio che vorresti lanciare ai tuoi lettori e come pensi che possa essere il futuro del football per le prossime generazioni? E’ possibile un ritorno al lato romantico-sognatore, oppure finiremo tutti nell’omologazione?

Lanciare un messaggio? Mi sentirei a disagio se dovessi lanciare un messaggio, posso però dire che mi farebbe piacere sapere che chi lo ha letto ha riportato a galla i propri ricordi d’infanzia, le proprie emozioni. Un ritorno al calcio romantico-sognatore? Dipende solo da noi.

Come descriveresti, in poche righe, la comunione tra vita vissuta, posizione sociale e football nell’East End? Ci rendiamo conto che potrebbero essere concetti abbastanza di nicchia…

L’argomento meriterebbe un’ampia discussione, perché raccontare una parte di Londra in poche righe si rischia di dimenticare concetti assai importanti. Se penso all’East End mi vengono in mente i bombardamenti nella seconda guerra mondiale, i cantieri navali, le fabbriche, il dialetto Cockney, il flusso migratorio, le Docklands, insomma, una zona di vita importante. E il football non poteva che essere una parte vitale di tale posto.

Noi di Passione Premier, ed io in particolare, vorremmo porgerti i più sinceri auguri per “La stanza dei sogni”, ma concedici un’ultima domanda: hai trattato solo temi in Claret and Blue oppure hai spaziato a tutto tondo per il fantastico mondo del Brit footie?

Grazie mille, gli auguri fanno sempre piacere. Non parlo solo di West Ham, non potrei, ho così tanti ricordi del mio mondo Made in England che non potrei fermarli al solo mondo Hammers. Highbury, il Forest, il Leeds, i mondiali del ’74… le madri di Plaza de Majo, il ’78, la violenza degli anni 70-80, le tragedie, Heysel, Bradford, Hillsborough… Paolo Di Canio, le storie dei miei amici ,la Station 936, il mio mondo del pallone, i sogni , il calcio vissuto da Mister… Mi fermo qua altrimenti vi svelo tutto il libro.

Gabriele Fumi
intervista a cura di

Gabriele Fumi

Gabriele Fumi

Il mio unico credo è il football, tutto il resto è in discussione
Gabriele Fumi