BLACK CATS CORNER – Profondo (bianco)rosso

Lo scorso 27 Maggio Dick Advocaat dopo aver salvato il club dalla retrocessione confermò che avrebbe lasciato il Sunderland. Nella sua presa di posizione, prima di tornare sui suoi passi, dichiarò ai microfoni di Sky Sport “Sunderland è stato una delle vette più alte della mia carriera, un’esperienza incredibile“. Nel giro di pochi mesi pare che nel rapporto tra Dick Advocaat e l’ambiente Sunderland qualcosa si sia rotto. Quei fiori inviati alla moglie del condottiero olandese e quel bigliettino che fece la sua parte nel convincerlo a restare non fu forse una buona idea.

Dopo lo 0-0 con l’Arsenal che assicurò nella scorsa stagione la permanenza in Premier League, Advocaat non trattenne le sue emozioni. Scoppiò in lacrime sul triplice fischio, e fu straordinario perchè nessuno poteva credere che un uomo con un bagaglio di esperienze e di vittorie alle spalle così grande potesse commuoversi per un’impresa all’apparenza così piccola. Un’oasi nel deserto delle emozioni della scorsa stagione biancorossa.

Sono trascorsi solo tre mesi e Dick pare già stanco. “Frightening”, “spaventoso” è stata la parola che nella conferenza stampa post match il manager olandese ha utilizzato per descrivere l’inizio di stagione. Il viso stressato, gonfio, gli occhi stanchi, le braccia che sopportano il peso del corpo poggiate sul tavolo. L’espressione di chi lì vuole rimanere il meno possibile. Di fronte ai giornalisti ? Sulla panchina dei Black Cats ? Certamente la prima, probabilmente anche la seconda.

Advocaat ha parlato del carattere della squadra, di come si sia tornati nuovamente in quel baratro che il Sunderland imbocca ormai da quattro stagioni e di come poi riesce, brillantemente o meno, a venirne fuori (facendolo spesso cambiando la guida tecnica, ndr). Poi ha espresso un punto di vista che sarebbe bene derubricare a “ovvietà”, ma fatto è che il Sunderland comincia a far bene e vincere solo quando non ha altra scelta. “Sopravvivere” ha ripetuto Dick. Un chiaro messaggio ai giocatori, campanello d’allarme che era già stato suonato la scorsa stagione dal capitano Lee Cattermole, sempre al termine della partita con i Gunners.

Dick Advocaat al triplice fischio del match di sabato scorso contro il Norwich

Nei mesi di Aprile e Maggio, sommando le ultime due stagioni, il Sunderland ha raccolto 25 punti in 16 partite. Solo quattro squadre (Manchester City, Chelsea, Arsenal e Crystal Palace) hanno fatto meglio. Se si considera che i Black Cats negli ultimi due anni hanno messo insieme un bottino di 76 punti, il calcolo è semplicissimo, 1/3 dei punti è arrivato nei finali di stagione.

L’avvio stentato non è una novità. Nello scorso campionato sono servite 7 partite per ottenere per la prima volta i 3 punti e altre tre per ripetersi, ma la natura delle due debacle dei recenti week end non lascia intravedere assolutamente nulla di buono. Ottenere una vittoria sabato prossimo con lo Swansea non pare un’ipotesi sostenibile, considerato l’ottimo momento di forma dei Cigni gallesi, capaci di fermare il Chelsea prima di imporsi sul Newcastle. Un’altra sconfitta casalinga andrebbe con tutta probabilità a riproporre le scene già viste con Gus Poyet nelle disfatte tra le mura amiche con Qpr e Aston Villa, ma questa volta immagino che l’insindacabile rabbia dei sostenitori biancorossi possa non trovare uno sfogo nella guida tecnica (come accadde allora), ma riversarsi verso un gruppo di giocatori che non può più permettersi di “alzare l’asticella” solo quando la necessità lo richiede.

Ultimo tassello da affrontare è ovviamente il mercato. Lo scorso martedì avevo provato a spiegare per quale ragione l’arrivo di Yann Mvila non sarebbe stata una soluzione definitiva per risolvere gli atavici problemi della squadra. La leadership in mezzo al campo di Lee Cattermole e Seb Larsson non è in discussione, ciò che invece manca è la capacità di creare gioco, l’incapacità di verticalizzare. Mvila come Rodwell non credo possieda le caratteristiche di cui la nostra metà campo necessita. Probabilmente era Leroy Fer, regista atipico in grado di dettare i tempi, il tassello che avrebbe completato un reparto nel quale inspiegabilmente non trova spazio Emanuele Giaccherini, che alla quantità già offerta da Cattermole e Larsson, garantisce anche ottima qualità tecnica e duttilità tattica. L’idea di schierarlo magari anche a destra o a sinistra nel tridente pare non sfiorare nemmeno Advocaat che non vede nell’italiano una possibile risorsa, almeno sino ad ora, ma le cose potrebbero presto cambiare.
Anche la difesa sta pagando l’assenza di protezione di un centrocampo totalmente allo sbando, incapace anche di riproporre le due linea schiacciatissime, retaggio della guida di Gus Poyet. Sul rendimento dei singoli (Kaboul e Coates) meglio sorvolare.

E’ ancora presto, ma le tre neopromosse, che i bookmakers ad inizio stagione davano come favorite per il ritorno in Championship non sembrano poi così spaventate dall’idea di giocarsela, mentre la vera beffa è dietro l’angolo: Dafabet, l’agenzia di scommesse numero uno in Asia, nonchè sponsor ufficiale del Sunderland, quota la retrocessione dei Black Cats 4/5. Nemmeno la gioia di compensare il dolore con il denaro.

 

Marco Lauria

Il filetto al pepe verde, lo spritz amblè, AM degli Arctic Monkeys, Woody Allen, Kevin Spacey, Chandler Bing, i dropshot di Dolgopolov, il mancino di Morfeo

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