FOCUS – Clyde Best, il superblackie

Da che mondo è mondo, il nome Best richiama prepotentemente alla memoria il caro, vecchio Georgie, talento mostruoso originario di Belfast e per molti addirittura superiore a Maradona.
Ma nella storia senza confini del Brit Footie spicca anche un altro Best: Clyde. Interamente vestito di claret&blue, rappresenta anch’egli un’icona per tutti gli appassionati del genere. Magari non un talento purissimo, ma comunque un simbolo per tutta la comunità di colore dell’East End in quanto uno dei primi calciatori di colore a scendere in campo nella massima divisione inglese. Parliamo del periodo a cavallo tra la fine dei Sessanta e l’inizio dei Settanta, periodo in cui il giovane Clyde Best espatriava dalla sua terra natia, le Bermuda, per volare a Londra con la famiglia ed effettuare qualche mese dopo un provino nel centro di allenamento del West Ham.
Il ragazzo non rubò tanto l’occhio dal punto di vista tecnico, essendo non proprio elegantissimo nel controllo ed abbastanza goffo nelle movenze, ma sorprese dal punto di vista fisico: un gigante d’ebano, muscolarmente potente e praticamente un dominante nel gioco aereo in area di rigore. Tuttavia, a sorprendere di più fu proprio il colore della sua pelle, in un periodo in cui si riteneva populisticamente che i blackie non fossero in grado di sopportare i rigidi climi dei campi britannici nei periodi invernali, ed in cui all’interno di alcune terraces londinesi spopolavano i membri del National Front.
E quindi Clyde Best divenne in tempi rapidissimi il capro espiatorio, l’elemento su cui i tabloid amavano sfogarsi ed il primo uomo verso il quale puntare il dito nelle sconfitte del West Ham. E pensare che la Londra di fine anni Sessanta non era poi così etnicamente diversa da quella attuale: la presenza di immigrati Caraibici, indiani e Mediorientali era già massiccia, al punto da spingere lo stesso calciatore, nel giorno del suo arrivo a Victoria, a fermare dei passanti per farsi indicare la stada per Upton Park salvo poi rimanere a bocca aperta per l’enorme numero di stranieri incontrati una volta giunto sulla Green Street.
Il suo debutto arrivò nel 1969, quando al Boleyn arrivò l’Arsenal; Clyde impressionò subito l’allora manager Greenwood con la sua generosità ed il suo senso tattico del sacrificio, doti che sappiamo essere molto ma molto apprezzate da qualsiasi tecnico, a prescindere dalle latitudini geografiche di provenienza. La qualità migliore del super-blackie (così come lo chiamavano e lo chiamano ancora dalle parti del Queens) era infatti proprio il carattere indomito da vero lottatore, che si sposava bene con la più florida delle tradizioni Britanniche. A tutto questo si aggiunse una possenza fisica bestiale, in grado di fare spesso la differenza contro gli arcigni centrali che Best si trovava ad affrontare; il pubblico Hammers, composto per la maggior parte da gente ben vaccinata, seppe apprezzare queste qualità trasformando il giovane centravanti in uno degli idoli indiscussi dell’East End.
A Londra, Clyde Best rimase per sei stagioni, in cui ebbe anche l’onore di giocare insieme al Padre, al Figlio ed allo Spirito Santo (Bobby Moore, Geoff Hurst e Martin Peters), tutti local lads celebrati in lungo ed in largo per il Vecchio Continente. Al termine della sua esperienza inglese, il calciatore collezionò 186 caps e 47 goals, con le ultime partite vissute da comprimario a causa del cambio di panchina in casa Irons: Greenwood divenne direttore generale, e nell’ambitissmo ruolo di manager arrivò John Lyall (destinato a sua volta a divenire una leggenda, al punto tale che il celeberrimo cancello perimetrale del Boleyn Ground, ora spostato nello store dell’Olympic Stadium, è stato a lui dedicato).
Clyde Best vanta anche un primato del tutto singolare: è stato infatti il primo calciatore ad essere “dipinto di nero” nel Subbuteo, un affare pioneristico interamente West Ham vista la multietnicità dell’allora zona di casa Upton Park e vista la forte rivalità con i blues, una parte dei quali come citato in precedenza era solito affiliarsi al Fronte Nazionale. I problemi con il razzismo non hanno mai più di tanto scosso il gigante, o quantomeno non come successe invece con lo sfortunato Justin Fashanu; carismatico e senza peli sulla lingua, Clyde Best non le ha mai mandate a dire ai tifosi avversari che lo insultavano e tantomeno agli avversari in campo. Recentemente è stato John Terry ad essere preso di mira dalle invettive del superblackie, secondo cui lo stipendio del capitano dei blues (fresco di rinnovo) risulterebbe essere esageratamente alto per un centrale del suo valore. D’altro canto, chi ha giocato assieme a Bobby Moore, potrebbe avere la tendenza a valutare tutti gli omologhi su di una base di partenza notevolmente alta.

Gabriele Fumi

Gabriele Fumi

Il mio unico credo è il football, tutto il resto è in discussione
Gabriele Fumi