CHAMPIONSHIP – Le prime 3 della classe, tra protagonisti, aneddoti e parole…

Spesso mi chiedo che fine abbiano fatto alcuni calciatori. Poche ore fa me ne stavo in un angolo della biblioteca a leggere i titoli della sezione “Grandi Rivoluzioni” rimuginando senza ragione su Royston Drenthe. “Rotterdam (8 Aprile 1987) è un calciatore olandese di origini surinamesi, difensore o centrocampista dello Sheffield Wednseday in prestito al Reading“. Questo è il suo gol al debutto in Supercoppa di Spagna, con la camiseta blanca del Real Madrid.

Non è possibile, ci sarà un errore. Martedì il Reading ha battuto 3-0 il Rotheram, ma di Royston non ci sono tracce. Malauguratamente però, perchè riappare tra le file dello Sheffield, espulso per doppio giallo al 60′, in un gelido martedì sera nello Yorkshire, proprio mentre al Bernabeu il Real sta mettendo alle corde il Liverpool. Il Wednesday perde il suo incontro 2-0, contro la fresca capolista Bournemouth in cui giocano Ian Harte e Artur Boruc, ex portiere di Fiorentina e Southampton (a 30 miglia da Bournemouth), che immagino abbia trovato la sua America nell’Hampshire, in un lussuono appartamento con vista sull’Isola di Wight. La casa del Bournemouth è il Dean Court, ribattezzato Goldsans Stadium nel quadro di un accordo di sponsorizzazione aziendale. 10.700 posti a sedere, ai quali si aggiungono i 2400 dello Stand Ted Mccdaugal (vecchio attaccante dei Cherries) costruito nel 2013. Ciò che rende particolare questa struttura è che nel 2001 è stata letteralmente ricostruita in pochi mesi, ruotandola di 90° rispetto alla sua vecchia posizione e applicando sul tetto delle tribune pannelli in plexigas per attrarre più luce possibile sul terreno di gioco. Si, so cosa state pensando.
In testa alla classifica, a far compagnia ai Cherries, c’è il Middlesbrough. Il buon vecchio M’Boro, che nell’estate del 96′, dopo la promozione in Premier League, portò al Riverside Stadium (che di posti ne ha 35.000) nomi del calibro di Juninho Paulista e Fabrizio Ravanelli, fresco vincitore della Champions League con la Juventus, che all’esordio in Premier si consegnò alla storia con il capo color cenere avvolto nella maglia siglando una tripletta al Liverpool. Quel Boro cosmopolita raggiunse per ben due volte Wembley e ne uscì sconfitto sia in Coppa di Lega che in FA Cup, prima di retrocedere miseramente.

Dell’epopea del tridente Viduka-Hasselbaink-Maccarone, che ahinoi durò solo 45′ brevissimi minuti nella disfatta di Eindhoven, ne parleremo magari un’altra volta, perchè alla voce “personalità legate a Middlesbrough” si leggono uno dopo l’altro i nomi di Brian Clough e Don Revie. Sono entrambi figli della sponda destra del Tees, ma la città sembra concedere memoria solo al primo. Al no.11 di Valley Road, dove Clough è nato è cresciuto, campeggia una targa che notifica orgogliosa il suo passato.  A due tiri da lì c’è Bell Street. Non c’è alcuna targa, anche se qui è dove è nato Don Revie.
E’ seducente la circostanza che vede due dei più grandi manager inglesi del ventesimo secolo crescere ai due lati opposti dell’Ayresome Park, un’ immagine che più di ogni altra incarna e conserva l’aspra rivalità che divideva i due. Nel 1974, Clough e Don Revie, si ritrovarono in uno studio televisivo per una faccia a faccia. Il loro dualismo era ormai diventat0 questione Nazionale e vi era chi sosteneva le tesi di Clough, accusando l’altro di praticare un calcio violento e scorretto e viceversa chi spallegiava i modi rozzi, ma di straordinaria efficacia di Revie. “Vedremo dove saremo tra un anno e poi tra cinque, Don”

Dopo 16 giornate, la terza piazza della Championship è occupata dal Watford (in virtù delle due reti in più segnate dagli uomini di Jokanovic sul Derby County). Per collocarla geograficamente, Watford sta a Londra come Sesto San Giovanni sta a Milano o Bagno a Ripoli a Firenze. Sul club dell’Hertfordshire si potrebbe blaterare per ore, meglio procedere con un rapido elenco.
Allora, Gli Hornets (letteralmente “calabroni, per via dell’uniforme giallonera) sono di proprietà della Famiglia Pozzo, che detiene anche il controllo dell’Udinese e del Granada, acquistata dopo il fallito tentativo di aumentare le proprie quote di azioni all’interno dell’Espanyol, squadra di Barcellona per cui fa il tifo il figlio Gino, resposnabile del calciomercato dell’Udinese. La politica sportiva prevede un grosso giro di prestiti, così nei due anni di presidenza sono arrivati, tra gli altri, Marco Cassetti, Diego Fabbrini, Gabriele Angella e Almen Abdi, guidati prima da Gianfranco Zola, poi da Giuseppe Sannino, dimessosi qualche mese fa “per il bene mio e del Watford“. Nella prima stagione i calabroni (nonostante gli autorevoli testi di tecnica areonautica che leggeva Sikorski) volano e finiscono terzi a due lunghezze dall’Hull City, che con il Cardiff City conquista la promozione diretta in Premier. A vincere i playoff sarà il Crystal Palace, ma fu la semifinale di ritorno con il Leicester a provocare palpitazioni e tachicardia a gogò. Il 2-1 subito all’andata era stato abilmente ribaltato nella gara di ritorno al Vicarage Road, ma … (guardate il video)

L’unica cosa che mi sono sempre chiesto è “Mi piacerebbe essere più Almunia o Deeney ?”
A pochi kilometri da Watford si trova Luton, un borough amministrato in maniera indipendente dalla Contea del Bedfordshire di cui fa parte. La rivalità tra i due club locali risale al XIX secolo, ma l’animosità ha raggiunto l’apice a cavallo tra il 1960-1970, quando entrambe hanno militato nella First Division. Per i tifosi è l‘Herts-Bed-Derbie, per la stampa “M1-Derby” per via dell’autostrada che collega le due città.
Nel 2002 un incontro di Coppa di Lega si trasformo nel pretesto per darsele di santa ragione. Era il 10 Settembre 2002 ed a Vicarage Road gli episodi di teppismo scaturirono in aggressioni ed invasione di campo e costrinsero le autorità a posticipare di 15 minuti il match e abbandonare il minuto di silenzio destinato a celebrare il primo anniversario dell’attentato alle Twin Towers. Vinse il Luton, e quella rimane l’ultima vittoria degli Hatters sul Watford.

Il soprannome “Hatters” deriva dalla Luton del XVII secolo, quando la cittadina ospitava la prima industria inglese nella produzione dei cappelli. Si narra che per la lavorazione degli stessi venisse impiegato il mercurio e la tossicità della soluzione causò moltissimi casi di avvelenamento tra i fabbricanti di cappelli. Questa storia fu fonte di ispirazione per Lewis Carrol per il personaggio del Capppellaio Matto in “Alice in Wonderland”.

“Mad as a Hatter”, è proprio vero.

Marco Lauria

Il filetto al pepe verde, lo spritz amblè, AM degli Arctic Monkeys, Woody Allen, Kevin Spacey, Chandler Bing, i dropshot di Dolgopolov, il mancino di Morfeo

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