ESCLUSIVA PP – Intervistà a Josè Alberti “Volevo portare Aguero al Napoli…”

Carissimi lettori di Passione Premier, siamo orgogliosi di presentervi questa nostra intervista esclusiva a Josè Aberti, grande conoscitore del calcio sudamericano e osservatore, che ha portato in Italia numerosi talenti del calibro di Paulo Dybala e Javier Pastore.

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Ultimamente in Inghilterra è scoppiata una vera e propria mania per gli allenatori italiani, secondo lei come mai c’è stata questo tipo di svolta?

“Semplicemente per i risultati che stanno ottenendo. Ad esempio il Watford di Mazzarri sta ottenendo buoni risultati, con un altro allenatore avrebbero 5/6 punti in meno. Tutti vogliono i tecnici italiani perchè dal punto di vista tattico, più che fisico, sono i migliori. Poi io ho seguito qualche lezione di club come Manchester City, Chelsea o Manchester United e quando danno indicazioni tattiche il loro scopo principale è quello di sviluppare il gioco sulle fasce e di fare i cross per l’attaccante, mentre noi cerchiamo più la tattica e cerchiamo, per esempio, di annullare il miglior giocatore della squadra avversaria. Questo “bisogno” di avere un tecnico italiano per me vale più per le squadre medio-piccole, le grandi squadre non hanno bisogno, perchè hanno giocatori di grandissimo livello. Ad esempio Ranieri con il Leicester, ha messo dieci uomini dietro la linea della palla a marcare ed ha raggiunto un traguardo incredibile, quest’anno continua ad ottenere buoni risultati, ma sicuramente non replicherà l’exploit dello scorso anno. Un altro tecnico italiano, che vedrei bene in Inghilterra è Sarri, mi riferisco sempre ad un club di piccole dimensioni, abituato magari ad arrivare a metà classifica, con lui potrebbero arrivare nei primi quattro posti. In un top club i giocatori invece non lo seguirebbero.”

A proposito di Sarri, lui ha ereditato il Napoli da Rafa Benitez, quali pensa siano le grandi differenze tra i due tecnici ?

“L’esempio più lampante della differenza delle gestioni di Sarri e Benitez è Koulibaly, un giocatore che con lo spagnolo sembrava un brocco, Sarri lo ha fatto diventare un Top Player. Questo succede perchè il toscano ha messo Koulibaly a marcare a uomo, sganciandolo dai compiti di regia in difesa. Essendo scarso dal punto di vista tecnico, Sarri ha capito di dover puntare sulla sua grandissima fisicità questo lo ha rigenerato completamente ed è passato da un valore di 2 milioni ad uno di 50.”

Oltre alle differenze tattiche, gli allenatori del calcio inglese sono abituati anche a fare mercato da soli, mentre in Italia si ricorre alla figura del direttore sportivo, lei quale pensa sia il modello migliore?

“I manager hanno il vantaggio di scegliere chi comprare, in Italia non è l’allenatore, ma il direttore sportivo che sceglie i giocatori, il problema nasce quando il direttore sportivo non ha mai giocato a calcio. Molto spesso i direttori sportivi italiani sono dottori in Economia e Commercio, sanno fare i contratti, sono eccezionali, ma non hanno mai giocato a calcio e come fanno a scegliere i giocatori? Ad esempio nel Napoli attualmente chi decide sono Giuntoli e De Laurentiis, ma nessuno dei due ha mai giocato a calcio. In Inghilterra i manager sono tutti ex calciatori. Io se devo comprare una casa vado da un architetto non da un macellaio”

Parliamo invece di Pogba e delle sue difficoltà in questo inizio di stagione. Secondo lei sulle prestazioni del giocatore sta influendo anche il prezzo a cui è stato acquistato?

“No il prezzo non c’entra, il problema è il passaggio dal calcio italiano al calcio inglese. Non mi ricordo di nessun giocatore “italiano”, che sia arrivato in Inghilterra e abbia fatto subito bene, è necessario un periodo di adattamento. Pogba si è trovato dal giocare con altri campioni a centrocampo come Vidal e Pirlo al Manchester United in cui è lui il fulcro e questo gli sta causando sicuramente qualche problema.”

Parliamo di Zaza, le sue caratteristiche si adattano alla Premier League? Il West Ham dovrebbe riscattarlo o farebbe meglio a rimandarlo in Italia?

“Zaza non è un giocatore da Inghilterra sia per carattere che per caratteristiche tecniche. Io lo vedrei bene in una squadra come la Fiorentina, li potrebbe fare anche 20 gol a campionato. Poi se riuscirà a resistere a questo primo anno in Inghilterra potrebbe anche fare bene, anche perchè li si vive molto bene, i calciatori fanno una vita tranquilla in una città bella come Londra.”

Lei segue qualche squadra in particolare in Inghilterra?

“Seguo da tempo il Chelsea ed il Manchester City perchè conosco i proprietari. Inoltre nel City gioca Aguero, che è un giocatore che ho scoperto io !”

In che senso lo ha scoperto lei?

“Io lo volevo portare al Napoli quando era poco più che un sedicenne e giocava nell’Independiente. Io ho giocato insieme a Menotti, che all’epoca lo allenava ed inoltre Signorini, che era il preparatore atletico mi diceva sempre “Josè vieni a vedere questo ragazzino”. Io lo proposi al Napoli, ma non se ne fece nulla poichè il ragazzo era troppo giovane e la società non si fidò di me. Aguero aveva già disputato 40 partite con l’Independiente, che è una società che può vantare due Coppe Intercontinentali nel suo Palmares, ma nonostante questo non se ne fece nulla.”

Un pronostico su chi vincerà la Premier League

“Io dico che Manchester City e Liverpool sono quelle più quotate, mentre il Chelsea lo vedo magari al terzo posto, visto che Conte deve registrare ancora qualcosa.”

La redazione di PassionePremier.com ringrazia Josè Alberti per la cordialità e la grande disponibilità con cui ha risposto alle nostre domande.

 

 

 

 

Andrea Pierantozzi

24 anni,laureato in Economia.Il mio credo calcistico si basa sulla trinità Totti,Henry,Ronaldinho.Faccio parte di quelli che " noi non supereremo mai questa fase."