FOCUS – Arsene Wenger, le critiche e l’ossessione per il titolo

“Nessuno possiede abbastanza talento per vivere di solo talento. Una vita senza fatica non ti porta da nessuna parte”

A.Wenger

Metti un pomeriggio piovoso a Londra verso la fine del mese di Ottobre dell’anno 1996, ed un’atmosfera triste e tetra che andava dilagando nel cuore dei tifosi dell’Arsenal.
I fasti dell’epoca di George Graham avevano lasciato il posto a dubbi ed incertezze tanto tecniche quanto economiche, con la squadra oramai lontana anni luce dall’astro nascente del nuovo Manchester United che andava formandosi in quegli anni. La triade di interim coach, vale a dire Houston, Rioch e Pat Rice, risultò utile solamente per prendere tempo e permettere l’ingaggio (riflettuto e ponderato) di un nuovo tecnico che avrebbe dovuto garantire un progetto di rifondazione totale.
Alla disperata ricerca di nuovi metodi di allenamento ai quali sarebbero dovute corrispondere altrettante vittorie sul campo, la società finì per scegliere un nome a sorpresa, un francese originario dell’Alsazia che aveva fatto autentici sfracelli in J-League. Si, avete capito bene. Nel campionato giapponese. Provate solo lontanamente ad immaginare lo scetticismo dei tifosi e le sonore risate dei tabloid.

Il trionfo del Nagoya Grampus sotto la guida di Wenger, anno 1996

Ma per Arsene Wenger quella dell’Arsenal era una sfida troppo stimolante, un’elevazione di status dopo il campionato appena vinto nel Sol Levante con il Nagoya Grampus Eight; il lavoro da fare ,sin da subito, non sarebbe certo stato dei più facili considerando anche la pessima situazione emotiva di tutto l’ambiente, con una squadra fuori dall’Europa e fin troppo legate alle “vecchie” logiche british di allenamento: ogni due giorni di lavoro, uno di pausa (compreso il post/partita). All’alsaziano questo discorso non piacque già dall’inizio, ed allora via a tutta una serie di innovazioni a valanga come ad esempio il controllo alimentare, rigidamente protocollato secondo un regime statistico di carboidrati, lipidi, proteine,vitamine ed acqua. La seconda mossa fu quella di mettere completamente al bando l’alcool, visti i crescenti problemi di parecchi elementi della rosa, su tutti la triste storia di Tony Adams.
La nuova gestione, completamente rivoluzionaria se si esaminano diversi aspetti portanti, faticò però a portare dei risultati immediati, ed i tifosi dovettero sopportare altri travasi di bile sino al 1997/98 quando arrivò addirittura un favoloso double, poi ripetuto nel 2001/02 e seguito da tutta una serie di trionfi a catena. Poi una pausa di svariati anni sino alla nuova, doppia, vittoria in FA Cup e nel Community Shield a cavallo tra il 2013 ed il 2016.
Ma non è il caso di soffermarsi sul lato della carriera e della cronistoria, quanto è più opportuno analizzare il fenomeno del Wengerismo a 360°, un vero e proprio modus vivendi che nel corso degli anni si è abbastanza estremizzato verso forme di integralismo zonista, molto bello da vedere ma anche molto criticato dai tifosi.
Il fatto che l’Arsenal, nelle precedenti stagioni, abbia speso fior di milioni di Sterline per acquistare grandi attaccanti e giocatori ultra-offensivi non è più molto tollerato dalle parti di Londra Nord, dove sono oramai in parecchi a richiedere sessioni di mercato più mirate e volte a migliorare l’oramai cronico tallone d’Achille della squadra: la fase difensiva. L’Arsenal appare infatti come un team in grado di produrre un bellissimo calcio palla a terra, con sovrapposizioni e continue verticalizzazioni, esaltate dalla tecnica squisita dei suoi uomini di punta. Ma tutta questa mole di gioco prodotta finisce molto spesso per essere vanificata da una difesa non all’altezza, perforata con facilità anche da avversari di certo non trascendentali.

Il culmine della contestazione è arrivato sul finale della passata stagione, laddove il Leicester è stato in grado di costruire la sua storica vittoria soprattutto con una difesa granitica ed una capacità di contropiede da manuale, tutte caratteristiche praticamente agli antipodi del Wenger dell’ultimo decennio; oltretutto, il fatto che venga continuamente richiesta pazienza per trovare l’amalgama e la giusta quadratura del cerchio, ha esasperato ancora di più gli animi già accesi dei tifosi Gunners. Che continuano ad essere tormentati da una domanda: “Perchè mai Ranieri con un solo anno è riuscito ad ottenere quel titolo che per noi rimane una chimera?”
Il punto di vista di tifosi è comprensibile, ma le due realtà non sono paragonabili per tanti, troppi motivi. Tuttavia la sessione di mercato appena iniziata sembrerebbe almeno nelle intenzioni aver cambiato il target degli acquisti con l’arrivo del massiccio mediano di rottura (all’occorenza anche difensore centrale) Granit Xhaka, acquistato per ben 45 milioni di Euro dal Borussia Mönchengladbach.
Un elemento di rottura nei confronti del passato che forse ci potrebbe portare verso una nuova era per l’Arsenal, bisognoso di gente tosta e smaliziata che operi dalla cintola in giù andando a preservare l’immenso lavoro svolto dal reparto avanzato. Ma il dito indice perennemente puntato su Wenger appare quantomeno ingeneroso, visto il contributo dato in termine di trofei ed anche dal punto di vista manageriale: come dimenticare infatti la cessione di Anelka al Real Madrid per l’allora cifra record di 25 milioni di Euro, prontamente reinvestiti per arrivare ai cartellini di Henry, Pires e Wiltord. Oppure la scoperta di talenti purissimi come Fabregas e Van Persie.
L’obiettivo nemmeno troppo nascosto dell’Alsaziano è quello di fare dell’Arsenal un modello virtuoso di gestione economica, potenziale tecnico e vittorie sul campo, un modello in grado di rimanere imperituro nel tempo e di rendere unica la squadra in tutto e per tutto.
Per molti il francese nemmeno meriterebbe tutta la fortuna ed il buon nome di cui gode, per altri avrebbe invece fatto il suo tempo.
Certo, il periodo di Highbury è finito da un pezzo, così come quello degli Invincibili e di quel football idealizzato e romanticizzato. Conta solo il risultato, e purtroppo anche la sempreverde mentalità britannica sta iniziando a sporcarsi con queste inutilità. Ed il primo a farne le spese potrebbe essere proprio Arsene Wenger, anche se ci sarà ancora tutta una stagione per dimostrare il contrario e far ricredere le critiche feroci piovute addosso durante lo scorso campionato. Per ora l’Arsenal è “una bella che non balla”, ma se si dovesse svegliare?
Staremo a vedere, aspettiamo trepidanti l’inizio della Premier League, ma intanto rilassiamoci con Euro 2016.

Gabriele Fumi

Gabriele Fumi

Gabriele Fumi

Il mio unico credo è il football, tutto il resto è in discussione
Gabriele Fumi