FOCUS-Il “British pragmatism”

“Usted jugó en Inglaterra con el estilo que estábamos usando un montón de años atrás continentales”.

“Voi in Inghilterra giocate con lo stile che noi continentali usavamo un bel pò di anni fa” intendendo il solo uso della forza fisica a discapito di logica,tattica e tecnica.Parole di scherno al vetriolo pronunciate niente di meno che dal Mago Herrera nel 1960 dopo che con i suoi blaugrana del Barcellona aveva letteralmente asfaltato 4-0 i Wolverhampton Wanderers già Campioni d’Inghilterra e autoproclamatosi campioni del mondo sette anni prima dopo le vittorie con Dinamo e Spartak Mosca e soprattutto con la Honved(diversi meriti di questa vittoria vanno sicuramente al campo appositamente infangato del magnifico “Molineux” dotato tra i primi al mondo di un impianto d’illuminazione per le partite notturne) di Puskas,Czibor,Kocsis,Boszik ecc. Questa vittoria e questa auto proclamazione ebbe un doppio effetto:in primis indispettì incredibilmente un francese di nome Gabriel Hanot che non perse tempo a creare la Coppa dei Campioni per stabilire in maniera oggettiva chi fosse la squadra più forte del mondo e in secondo luogo riposizionò il WM(o Sistema) al centro del villaggio spazzando via il ricordo di Inghilterra-Ungheria 3-6 del 1953 e di quel strano modo di giocare dei magiari fatto di passaggi corti e brevi e con un centravanti che giocava dietro gli interni.

Pochissimi all’epoca in Gran Bretagna scelsero di emulare gli ungheresi e anche chi ebbe risultati convincenti venne guardato con sospetto(specialmente il sempre radicale Totthenham dove giocò anche Alf Ramsey).Tutti sia tra gli addetti ai lavori che nella stampa(sempre molto influente) erano d’accordo nel sentenziare che il modo corretto era praticare un organizzato Sistema per far arrivare la palla alle ali con dei poderosi lanci lunghi sostenendo il tutto con una grande forza fisica individuale per “mantenere”le distese di fango che venivano fatte passare per campi di calcio.

Uno dei più autorevoli manager dell’epoca fu appunto quello dei Wolves, Stan Cullis che riassumeva tutti i canoni ideali del calcio inglese e lo faceva attraverso alcuni slogan:”I miei giocatori devono avere un grandissimo spirito di squadra;devono essere magnificamente allenati, e devono infine utilizzare la tattica più adatta quando sono sul terreno di gioco”; ” i nostri giocatori offensivi non venivano incoraggiati ad esibire le proprie abilità individuali con una evidente ostentazione.Se ciò infatti fosse avvenuto, a trarne giovamento sarebbe stata solamente una piccola parte della gente presente sugli spalti, ma con la conseguenza negativa di ridurre l’efficacia dell’azione”.Ed infine “Se i difensori nella squadra dei Wolves ritardano i loro disimpegni, il pallone rimane dalle parti della nostra porta per troppo tempo, e le opportunità per segnare un gol, aumentano per la squadra avversaria.Se impieghiamo troppo tempo per costruire le nostre azioni d’attacco, il pallone rimarrà molto meno tempo nell’area di rigore avversarie, ovviamente, alla fine segneremo meno gol.”

In questi ideali Cullis trovò un prezioso alleato in un ufficiale della RAF tale Charles Reep che divenne incredibilmente famoso ed influente nel calcio inglese degli anni ’50 con i suoi numerosissimi e vasti studi statistici.In quegli anni l’ufficiale ebbe diversi impieghi come collaboratore di vari manager e scrisse numerosi articoli e saggi su i suoi studi in cui il risultato finale era sempre il medesimo: il miglior modo per andare in rete era attraverso azioni di gioco con tre o meno passaggi ricevuti; ovviamente per essere solo tre, i passaggi dovevano essere molto lunghi e, sempre secondo Reep, meglio ancora se verso ali disposte il più vicino possibile alla linea laterale e sulla linea dell’offside.

Ci sono evidentemente delle enormi falle nei ragionamenti comunque validissimi per l’epoca di Reep e in generale di tutto il calcio inglese dell’epoca.Innanzitutto già nelle statistiche dell’ufficiale c’è un vizio di forma: le azioni con più passaggi erano meno performanti perchè erano molto rare e non provate mai in allenamento e questo a causa delle spesso pessime(a voler essere buoni) condizioni di diversi campi d’oltremanica, specialmente nelle categorie inferiori. I sostenitori di Reep e Cullis non capirono che tutte le considerazioni erano valide solo per alcuni periodi e alcune situazioni e generalizzare queste regole era assolutamente privo di significato vista anche l’assoluta perfezione che venne attribuita dagli allenatori inglesi a questa filosofia come perfettamente descritto da Jonathan Wilson nel suo magnifico lavoro “La piramide rovesciata”.

“Per quale motivo si dovrebbe ritenere che una filosofia di gioco adatta per un match di Terza Divisione a Rotherham in dicembre, sia applicabile allo stesso modo per una gara di Coppa del Mondo a Guadalajara a luglio?”

“L’anti-intellettualismo è una cosa,ma la fede in un pervicace pseudo intellettualismo è molto peggio”.