FOCUS – Clough e Taylor, il Nottingham Forest delle meraviglie

Fino all’arrivo di un certo Brian Clough, il Nottingham Forest vivacchiava tra First e Second Division e, a parte una FA Cup alzata nel 1959, era considerato senza torto un club medio-piccolo.
Ma poi le cose cambiarono in maniera così tanto radicale da lasciare a bocca aperta persino il più ottimista degli appassionati del club.
Con l’insediamento sulla panchina di Clough e del suo fidato amico/collaboratore Peter Taylor, il Forest riuscì infatti a risalire immediatamente la china della Second Division, guadagnandosi una eccellente promozione; la Second Division, lo ricordiamo ai molti, era all’epoca un torneo che definire selettivo è una riduzione. Questo già lascia immaginare la grandezza dell’impresa.
Ma per il duo Clough-Taylor siamo solo all’inizio.
Nel 1977 infatti, il Forest riuscì a portarsi a casa il titolo di campione d’Inghilterra addirittura da neopromosso. Ma per la micidiale coppia Clough-Taylor questo non fu assolutamente il punto di arrivo e nemmeno quello di massimo splendore. C’è ancora di più.
La stagione 1978/79 vide infatti una magnifica cavalcata europea del Nottingham Forest, culminata con la vittoria della Coppa dei Campioni: 1-0 al Malmo allo stadio Olimpico di Monaco. La cosa incredibile è che poi il successo europeo venne bissato la stagione 1979/80, in cui il Forest conquistò un double europeo degno del Real Madrid o del Barcellona: supercoppa europea ed altra Coppa dei Campioni (questa volta 1-0 ai danni dell’Amburgo).
Per la maggior parte degli anni successivi la squadra mantenne comunque posizioni di vertice in campionato, vincendo una coppa di Lega contro il Luton e mantenendo costante la partecipazione alla Coppa UEFA.

Dopo aver alzato un’altra Coppa di Lega e collezionato due secondi posti in FA Cup, Clough non riesce però nell’ennesimo miracolo e nel 1993 il Nottingham Forest retrocede in seconda divisione. Ma l’importanza calcistica di questa storia va ben oltre i discorsi statistici di palmares.
Il tipo di gioco ricercato e trovato dal duo Clough-Taylor fu quasi un’innovazione totale: palla a terra, velocità,dinamismo. Un elemento che poi a macchia d’olio si allargò a tutta la nazione, laddove il mito della squadra salita dalla seconda divisione ed in grado di mettere alle corde le grandi d’Inghilterra e d’Europa andava tramandandosi di generazione in generazione.
Magari Clough non brillava per modestia, ma il suo alter ego Taylor fungeva da riequilibratore della fase osmotica. Insomma, è una storia con talmente tanto materiale da poter scrivere un poema epico-cavalleresco. Ammesso e non concesso che le gesta di quel Nottingham Forest non abbiano già addirittura superato quel livello.

Gabriele Fumi

Gabriele Fumi

Gabriele Fumi

Il mio unico credo è il football, tutto il resto è in discussione
Gabriele Fumi