FOCUS – David Seaman, yorkie nella capitale

David Seaman nasce a Rotherham, nei pressi di Leeds, il 19 Settembre del 1963. Muove i suoi primi passi calcistici nel Peterborough, nel Birmingham City e nel QPR, sempre specificando che il parlare di “primi passi” potrebbe sembrare un eufemismo, visto che nei tre club menzionati il portierone baffuto riuscì a collezionare la somma di 306 presenze. Ma è ovviamente con la maglia dell’Arsenal che David Seaman conobbe il vero successo, ed è con i colori biancorossi che ormai viaggia nell’immaginario collettivo di tutti i nostalgici degli anni Novanta.
La sua carriera risultò essere costellata di alti e bassi, con prodezze degne di miracoli della fisica quantistica ed errori grossolani in stile “spiaggia a Ferragosto”. Ed è proprio da uno di questi fatti che vogliamo cominciare il nostro discorso: finale di Coppa delle Coppe contro il Saragoza, dove David disputa un match di buon livello sino all’errore decisivo, commesso su di un pallonetto tutt’altro che imparabile. Quella notte di primavera del 1995 molti iniziarono a storcere il naso e ad etichettare come “finito” il numero uno dello Yorkshire.
I soliti tabloid diedero inizio ad una tormentosa Via Crucis, paragonando l’errore contro gli iberici ad uno commesso innumerevoli anni prima contro il Tottenham di Gascoigne, senza tener conto di tutte le partite di livello ed i clean shit collezionati negli anni che hanno seguito quel famigerato North London derby.
Ed oltretutto continuò a piovere sul bagnato, con il fato che forse (e diciamo forse) si rivelò essere ancora più crudele della stampa: durante una tournèè cinese dei Gunners, il portierone subisce un tremendo infortunio, fratturandosi in maniera scomposta una caviglia.
Inizio della fine? Nemmeno per sogno!

Recuperata la migliore forma, arriviamo in prossimità di Euro 96: si gioca in Inghilterra, il pubblico è in fermento, la nazione intera è solo in attesa della vittoria, ed il portiere titolare della nazionale è, indovinate un pò, David Seaman.
Ed il baffuto Arsenal è subito on fire: rigore parato a Nadal contro la Spagna e rigore parato a McAllister nella sentitissima sfida contro la Scozia a Wembley (impossibile non ricordare il gol da antologia di Gazza che uccellò Colin Hendry).
Purtroppo per i tre leoni plantageneti, l’europeo non si concluse con la vittoria; Seaman dal canto suo tornò finalmente ad essere considerato da tutti il pilastro indiscutibile della difesa sia dell’Arsenal che della nazionale.
Ed è proprio ad Highbury che l’omaccione dello Yorkshire si tolse le più grandi soddisfazioni, vincendo tre volte il campionato (1990/91,1997/98/2001-02) e quattro volte la FA Cup (1992/93,1997/98,2001/02,2002/03), con l’aggiunta della Coppa delle Coppe 1993/94 contro il Parma di Scala e dei Community Shield 1991,1994 e 2002.
A quel punto la reputazione di David Seaman era talmente ben marcata a livello planetario che nemmeno l’errore su Ronaldinho ai mondiali del 2002 venne tenuto tanto in considerazione, come invece era purtroppo capitato in precedenza; vera e propria icona dei Nineties, è ancora oggi venerato come idolo assoluto del footie britannico il cui look fece tendenza un pò in tutta europa. Era l’epoca dei Beckham, degli Stone Roses, degli Oasis, delle camicie tartan Burberry ed Aquascutum, delle Adidas Samba. Era l’epoca in cui lo stile britannico veniva esportato in tutto il mondo, mandando in brodo di giuggiole intere generazioni di bambini ed adolescenti che oggi, più che trentenni, ancora conservano intatta la fiamma della “malattia inglese”.
Da sempre schivo ed introverso, prototipo del vero british man, viene affettuosamente chiamato “sosh” proprio per sottolineare la sua scarsa tendenza alla sociabilità; proprio questo suo lato caratteriale, calmo e composto, lo ha portato ad osservare con grande attenzione ed infinitesimale pazienza le gesta dei suoi grandi predecessori Chris Wodds e Peter Shilton.
David conclude la sua carriera nel Manchester City dell’epoca pre-emirati, quella di Maine Road e del Moss Side, collezionando solo 19 presenze prima del brutto infortunio che lo ha costretto poi al ritiro nel Gennaio 2004 alla bellezza di quarant’anni. E con all’attivo 75 presenze nella nazionale inglese, numeri di grande rilievo per quest’icona degli anni Novanta.
I “nostri” anni Novanta.

Gabriele Fumi

Gabriele Fumi

Gabriele Fumi

Il mio unico credo è il football, tutto il resto è in discussione
Gabriele Fumi