FOCUS – Viaggio nella casa dei Rovers: ecco Ewood Park!

Nuovo focus, nuova tappa, nuovo stadio da analizzare assieme. Questa di oggi sarà una tappa più breve rispetto alle altre ma assolutamente non priva di spettacolo. La cosa che mi ha colpito è stata soprattutto la storia che accompagna la nascita di questo stadio, che è qualcosa di meraviglioso. Proprio un aggettivo per definire questo stadio potrebbe essere il termine “storico”, sì proprio così, è il terzo stadio più antico per costruzione solo dopo il Craven Cottage, che abbiamo analizzato poche puntate fa, e Stamford Bridge. Avete preso una buona posizione sul divano? Allora possiamo cominciare a parlare di Ewood Park, la casa del Blackburn Rovers!

Eccoci quindi in questa nuova avventura. Possiamo partire dal 1882, quando Ewood Park fu ufficialmente aperto al pubblico, (da notare che sono ben più di due secoli fa) ma tale stadio in precedenza era denominato Ewood Bridge, in quanto prese il nome da un impianto nel quale si giocavano delle partite di football ma soprattutto di cricket, sport mai morto in UK. L’impianto non ospitò fin da subito il Blackburn Rovers ma nel 1890 divenne la “casa” dei bianco-blu ed ancora oggi lo è. La prima partita inaugurale giocata ad Ewood Park fu Blackburn contro Accrington ed è ricordato come un evento spettacolare al quale assistettero più di mille persone; un fatto incredibile per l’epoca.

È doveroso fare un excursus riguardo la concezione di stadio durante gli ultimi anni dell’ ‘800 perché bisogna notare che i tifosi dei Rovers assistevano alle partite per tutti i 90° minuti in piedi, a cantare a squarciagola inni che si erano creati giorni prima e che col tempo sarebbero divenuti parte integrante del tifo degli anni a venire. Infatti l’idea di mettersi seduti, tranquilli, a seguire una partita, gli inglesi non ce l’hanno mai avuta, diciamoci la verità. Il primo vero intervento di manutenzione allo stadio arrivò pochi anni dopo, intorno al 1903 quando una particolare “End” divenne coperta e quindi capace di ospitare 12mila spettatori alla volta, ma soprattutto in caso di alluvioni o piogge torrenziali, gli spettatori potevano benissimo essere riparati da intemperie. Questa particolare end prese il nome di Darwen End e come vedremo più avanti fu molte volte ritoccata.

Se avete letto altri focus simili a questo, vi siete resi conto che il nome di Archibald Leitch, oramai vi dovrebbe suonare più che familiare, è entrato molte volte nei nostri discorsi ed è bene ricordare chi sia prima di continuare la storia inerente questo stadio: Leitch fu uno dei più importanti architetti che collaborarono alla costruzione di vari stadi in giro per l’Inghilterra, inoltre fu l’inventore di alcune “Ends” e “Stands” fra le più conosciute in UK e non solo. Basti pensare che tale architetto in pochi anni disegno l’imponente facciata del Craven Cottage (la casa del Fulham), con l’innovativo utilizzo dei mattoncini rossi, inoltre collaborò alla realizzazione dell’Highbury ex casa dell’Arsenal. Leitch lavorò anche per l’impianto di Blackburn, aggiunse soprattutto una delle stand più innovative per l’epoca: la Nuttal Street Stand, che prende il nome dall’omonima strada che è adiacente allo stadio.
Ma è nel 1907 che venne rivelato il progetto di creare un’altra stand coperta, così da far aumentare a 7000 il numero di posti a sedere, ma soprattutto da far crescere a dismisura lo spazio per le persone che vedevano la partita in piedi: tale stand esiste ancora oggi con il nome dato il 1°gennaio del 1913, data della sua ufficiale inaugurazione, ed è la cosiddetta Riverside Stand: la prima partita giocata con questa stand fu contro il Preston North End, partita all quale assisterono più di 10mila persone. Durante gli anni Trenta e Quaranta, Ewood Park divenne uno stadio che poteva ospitare, in teoria, 71mila persone contemporaneamente (da sottolineare nuovamente, che erano tutti tifosi che potevano seguire la partita in piedi), ma il record fu toccato negli anni Venti, più precisamente nel 1929 quando in una partita di F.A. Cup i tifosi che pagarono il biglietto furono circa 62mila, una cifra elevatissima per i tempi. Dagli anni Trenta sino agli anni Ottanta si hanno migliorie tecniche di poco conto: tutte le stand sono coperte prima della fine degli anni Quaranta e nel 1958 fu aggiunto anche un primo impianto di illuminazione che vedeva quattro pali illuminare un campo al quale era stato da poco fatto rifare il terreno di gioco, che garantiva una crescita dell’erba più omogenea rispetto a prima. Verso la fine degli anni Ottanta un incendio colpì la Nuttal Street Stand e fu ritoccata nuovamente; ammodernandola enormemente. Adesso nella storia del Blackburn entra un personaggio che rivoluzionò il modo di concepire l’idea dello stadio: questo uomo fu Jack Walker, un industriale tifoso sfegatato del Blackburn e molto amico del presidente di quel tempo: Bill Fox.

Forse la persona più importante nella storia del Blackburn, il quale fece radere al suolo, senza prima aver scatenato numerosissime critiche, la vecchia Riverside End e poi prese una decisione ferma e molto molto coraggiosa: fra il 1992 e il 1994 decise di stravolgere completamente lo stadio, anzi lo distrusse completamente per rifarlo da zero. Fornì tutto il materiale per la costruzione del nuovo Ewood Park, che più o meno divenne come lo conosciamo oggi. La decisione coraggiosissima all’inizio fece molto scalpore, ma vedendo cosa diventò, tutti quelli che avevano criticato in precedenza il progetto iniziale di Walker rimasero in silenzio a vedere lo spettacolo che tutti i tifosi del Blackburn, ogni sabato, si godono insieme ovviamente al match.

Adesso dopo la breve storia dello stadio andiamo a vedere come si presenta quest’oggi l’Ewood Park: l’impianto attuale può ospitare al massimo 31mila spettatori e la stand più importante e più ricca di storia è la ex Nuttal Street Stand quest’oggi denominata la Jack Walker Stand per ovvi motivi. La più bella stand dello stadio, sono presenti 11mila posti tutti a sedere, con dei bellissimi executive boxes. Poi troviamo la Ronnie Clayton Blackburn End, una end molto strana: è su due livelli poichè la parte superiore è esclusivamente riservata alle famiglie che assistono ai match dei Rovers, mentre la parte più vicina al terreno da gioco vero e proprio, quindi l’anello inferiore, è occupato prevalentemente dai supporters più accaniti. È chiamata Ronnie Clayton perché egli fu un giocatore dei Rovers fra gli anni ’50 e ’60, una vera e propria bandiera ed esempio da seguire per ogni giocatore che vuole diventare un vero professionista. In basso una foto del calciatore che ha collezionato in tutto più di 600 presenze con la maglia bianco-blu e 35 con la nazionale inglese.

A conclusione di questo viaggio una piccola curiosità dello stadio che forse in pochi sanno: il campo da gioco attuale dell’Ewood Park è rialzato rispetto al fondo vero e proprio del terreno, con i giocatori che per battere rimesse laterali e corner, sembra che salgano un piccolo scalino.

Spero che questo focus su un altro stadio storico dell’Inghilterra vi sia piaciuto e se volete potete cercare in questo sito altri focus che trattano sempre la storia degli stadi in UK. Un arrivederci e alla prossima, con un’altra storia da narrarvi.

-Giovanni Maria Zinno