FOCUS – Football e marchi vintage, connubio storico

Iniziamo il discorso in maniera abbastanza impropria dal punto di vista grammatico e lessicale, ma certamente non esiste un appassionato di football britannico che non sia affascinato dalla bellezza e dal gusto vintage-retrò delle divise storiche che venivano utilizzate un tempo.
Dalla ormai vetusta First Division, passando per tutti i settori giovanili dei singoli club fino ad arrivare alla terraces, alcuni capi di vestiario sportivo e casual rappresentano a tutto tondo un must di nicchia per gli appassionati del genere.
Una delle più celebri aziende tessili e manifatturiere in questione venne fondata a Wilmslow, giusto a pochi minuti da Manchester, nel 1924; a dargli vita furono i due fratelli Humphreys, che realizzarono anche il celebre logo e sfruttarono un acronimo per scegliere il nome: Humphreys Brothers.
Essendo un team del luogo, il Manchester City fu il primo ad affidarsi alla neonata azienda come fornitrice di materiale da gioco ed allenamento, seguito a ruota dall’antichissimo football club dello Sheffield Wednesday, ma il dato più importante da non trascurare è sicuramente quello che vide la ditta diventare realizzatrice delle camicie per l’esercito UK durante la Seconda Guerra Mondiale.
Con il passare del tempo la fama dell’abbigliamento sportivo inglese su larga scala andò in costante aumento ed anche le squadre nazionali iniziarono a stipulare accordi per il vestiario ed il materiale tecnico, fino ad arrivare sul tetto del mondo con il Brasile nel 1958 e nel 1962 e finalmente con l’Inghilterra nell’epico mondiale del 1966. Il Celtic Glasgow di Jock Stein che trionfò in Coppa dei Campioni nel 1967 ed il Manchester United di Matt Busby che sconfisse 4-1 a Wembley il Benfica nella storica gara diretta da Concetto Lo Bello, vestivano di tutto punto dei kit made in England talmente belli da lasciare a bocca aperta. Ed è proprio dal quel periodo storico che il fascino dell’abbigliamento calcistico iniziò ad entrare nell’immaginario collettivo come elemento british per eccellenza, ricevendo apprezzamenti anche nel resto d’Europa per la qualità del materiale e per lo stile garbato e sobrio.

Attualmente risulta essere un must have per tutti i nostalgici del periodo d’oro delle terraces in quanto simbolo di un calcio romantico emerso in un periodo storico che oggigiorno, a causa di una industrializzazione calcistica proliferante, sembra essere lontano anni luce. A noi non piacciono i calciatori che simulano i falli, che si toccano doloranti il volto anche se vengono colpiti sulla nuca, che si lasciano andare a delle pittoresche forme di protesta per qualsiasi effimero contatto. Sia ben chiaro tutto questo, altrimenti non avremmo tutta questa passione smodata per il footie britannico, e soprattutto non erigeremmo ad icone tutti quei protagonisti nostalgici che cerchiamo costantemente di far rivivere nello spirito anche attraverso alcuni marchi di vestiario,  immortali cornici di un periodo sportivo irripetibile.
Per la cronaca, la nazionale inglese vestì con un marchio autoctono anche nei mondiali del 1990, evento planetario che inebria e commuove ancora tutti gli appassionati del calcio di un certo stampo, che porteranno per sempre nel cuore e nell’anima quell’estate italiana torrida con le sue notti magiche, i suoi impianti rimessi a nuovo e le sue manifestazioni sociali e culturali che hanno fatto scuola in tutto il mondo, fino a divenire immortale leggenda. Anche il Manchester United dell’hattrick del 1999 indossava kit e materiale tecnico rigorosamente inglese, che accompagnò anche i cugini citizens alla conquista della Premier nel 2011/12 dopo decenni di risultati scadenti sul campo.
Narriamo le gesta di un’era oramai finita, lontana, che molti definirebbero morta e sepolta. Ma la memoria è uno dei fattori storici più importanti perchè è in quei momenti e grazie a quei protagonisti che ci siamo ritrovati coinvolti nel football. E tutto ciò che ha caratterizzato quei lontani giorni di gloria deve essere assolutamente tramandato e riportato in auge, in quanto quelli sono gli autentici valori del gioco del calcio e del suo vastissimo universo di subculture.
Volete mettere una partita disputata con un Tango od un Mitre che vengono calciati con scarpini tutti neri, con il solo bianco del logo della casa produttrice?
Ma forse siamo noi nostalgici ad essere esagerati.

Gabriele Fumi

Gabriele Fumi

Gabriele Fumi

Il mio unico credo è il football, tutto il resto è in discussione
Gabriele Fumi