FOCUS-Hateley, l’inglese che fece risorgere il Milan

Milano, stadio San Siro( dal 1980 ufficialmente “stadio Giuseppe Meazza”) 28 Ottobre 1984; una data che ovviamente a molti non dice un bel niente, ma per i tifosi rossoneri che sono almeno sulla quarantina e per i veri appassionati di football e specialmente di attaccanti “made in England” è un giorno bellissimo, fondamentale, di quelli di cui si parla di un pre e di un post: Mark Hateley segna uno strepitoso gol di testa in un derby della Madonnina, il Milan torna a vincere contro l’Inter dopo sei lunghissimi anni di cui due addirittura in serie B e il centravanti figlio d’Albione entra nel cuore e, con gli innumerevoli poster, nelle stanze di tutti i milanisti e non solo.

Un giorno quantomeno particolare che entra in un contesto altrettanto strano.

Il Milan dello squattrinato presidente Giussy Farina vive stagioni buie, per usare un eufemismo: nel campionato 1983/1984 conquista sotto la guida di Ilario Castagner un anonimo sesto posto in serie A che però almeno gli consente di mantenere la categoria dopo la promozione dalla serie B dell’anno precedente, uno dei momenti peggiori di uno dei club italiani più inglese di tutti, insieme al Genoa (entrambi i club furono fondati da gentleman inglesi provenienti da luoghi, tempi e un secolo così diversi dai nostri). Al termine della stagione cambio in panchina e in campo: torna il grande saggio Nils Liedholm e arrivano due giocatori dall’Inghilterra, cosa assai strana in primis per il Milan e poi in generale per il calcio italiano che non ha mai amato troppo i giocatori d’oltremanica. A guidare il centrocampo dei diavoli rossoneri arriva Ray Wilkins un esperto ed elegantissimo centrocampista di scuola Chelsea di cui è anche stato capitano e con cui ha giocato 180 partite per passare poi al Manchester United dove ha timbrato altre 170 partite. Insomma classe ed esperienza assicurate. Ma il colpo a sorpresa, in tutti i sensi, visto che in pochi lo conoscono è il centravanti: Mark Hateley dal Portsmouth soprannominato “Attila”, 22 reti in 38 presenze in serie B inglese mentre le altre grandi società acquistano più o meno negli stessi anni Platini, Maradona, Falcao, Zico, Socrates ecc. ecc.

Il nostro ha anche un altro peso sul groppone: far dimenticare Luther Blissett, attaccante rossonero inglese che nell’anno precedente all’arrivo di Hateley a Milano aveva giocato malissimo e con soli 5 gol in 30 presenze contribuì (certamente senza volontà o cattiveria) al ritorno agli inferi dei diavoli rossoneri.

Le premesse dell’arrivo di Mark al Milan non sono certamente straordinarie. Lui nato a Wallasey nel 1961 è un attaccante troppo inglese per sembrare pronto per il calcio italiano cosi tatticamente sofisticato (e talvolta anche complicato) e poi lui è per davvero in tutto e per tutto un footballer: fisionomia tipica, volto che non lascia spazio ad equivoci di origini geografiche e poi il suo fisico da 186 cm per 81 kg che lo rende ovviamente uno straordinario colpitore di testa come nella migliore tradizione britannica, sia potente che abbastanza “leggero” per saltare quanto vuole. Anche le precedenti esperienze in campo non aiutano infatti oltre la sopracitata esperienza al Portsmouth ci sono solo 93 presenze al Coventry e addirittura 19 con i Detroit express, negli USA. Insomma, non un granché come biglietto da visita.

Inizia il campionato e nei primi sei match il nostro smentisce tutto e tutti (forse anche se stesso): 4 reti, trascinatore della squadra che viaggia ai piani alti della classifica e alla prossima c’è il derby con l’Inter ancor più sentito di altri per l’astio dei tifosi rossoneri verso gli ex Castagner e Collovati e perché non lo si vince da sei anni, un’eternità. Il match si gioca in un San Siro ovviamente stracolmo e la beneamata prende subito il comando delle operazioni passando agevolmente in vantaggio dopo 10 primi con Altobelli su assist di Rumenigge. Liedholm corregge l’errore tattico e l’asse Wilkins-Virdis-Di Bartolomei pareggiano con quest’ultimo marcatore.

Ripresa che comincia sulla falsa riga del finale della prima frazione con una leggera supremazia territoriale rossonera ma persiste un sostanziale equilibrio fino al fatidico minuto 63: Baresi sradica un pallone dai piedi di Altobelli con un anticipo letale oltre la metà campo e serve Virdis sulla destra, cross al bacio e lì arriva lui, Hateley che con un fantastico terzo tempo di stampo cestistico dà una frustata fenomenale al pallone ridicolizzando Collovati, bucando inesorabilmente Zenga e facendo finalmente gridare di gioia i propri tifosi come non accadeva da tanto, troppo tempo e tanti, troppi bocconi amari buttati giù in pochi anni.
https://youtu.be/FlBiu8J_UcQ

Ovviamente la partita finisce con questo risultato senza troppe altre occasioni, come se tutto lo stadio e i giocatori fossero rimasti inermi di fronte a quel gesto tecnico che spesso ci sembra semplice, elementare, istintivo ma che in occasioni come quella di Hateley o alcune altre perle dei specialisti del settore come Sandor “testina d’oro” Kocsis, Van Basten, Pelè, Shearer, Charles, Zamorano e alcuni altri diventi estremamente difficile, bello da vedere ed ognuno di essi diventa un fermo immagine da poster in cameretta che non finisce mai di mostrare la potenza e l’armonia del gesto sempre molto tecnico anche a distanza di anni da quando è stato scattato il fermo immagine che ha immortalato un attaccante inglese, ma davvero inglese venuto da chissà dove e voluto da pochissimi che con il suo colpo di testa indimenticabile ha riportato il diavolo in paradiso.