FOCUS – Herbert Chapman, colui che cambiò la storia

Prima del suo avvento, l’Arsenal non era altro che una piccola realtà di quartiere, che si batteva unicamente per la supremazia cittadina e che aveva poca voce in capitolo in giro per la nazione. Ma dal 1925 le cose iniziarono a girare in tutt’altro modo, con il nuovo manager Herbert Chapman sulla panchina dei Gunners e la prima, storica, FA Cup in bacheca nel Nord di Londra.
Niente da dire, il buon Chapman fu senz’altro un lungimirante pioniere e statista del footie londinese, e non a caso rappresenta in Inghilterra una pietra miliare inamovibile, sulla falsariga di ciò che simboleggiano Nereo Rocco e Vittorio Pozzo per noi italiani.
Le nuove idee tattiche del tecnico originario del South Humber scossero il mondo calcistico degli anni venti come se fossero una placca tettonica in movimento: se fino a quel momento le difese erano assolutamente statiche ed i centrocampisti centrali rimanevano con un raggio d’azione limitato, con Herbert Chapman queste vetuste concezioni subirono una rivoluzione copernicana.
I terzini fluidificanti che contrastano in fase di propulsione gli attaccanti esterni avversari ed il centromediano metodista che all’occorrenza si abbassa tra i due centrali di difesa sono idee che, per quanto oggi risultino scontate, presero piede nella mente geniale di Chapman; così come il centrocampo a quattro disposto a rombo.
Nato nel 1878 in una regione a prevalente economia mineraria e con forza-lavoro di minatori, Herbert Chapman si avvicinò sin da subito al mondo del calcio, sport che già all’epoca in UK era quasi ai massimi livelli; centrocampista di rottura dalla bassa statura e dal discreto senso tattico (molto simile al cileno Medel, ex Cardiff ed ora in Italia), Chapman non ebbe però una gran fortuna ed in carriera cambiò innumerevoli squadre (tra cui citiamo Sheffield United, Notts County e Tottenham). L’attività di gestione tattica iniziò ai primi del secolo nel Northampton, in cui andò a ricoprire il ruolo di player-manager, una figura manageriale che poi spopolò in UK circa 90 anni dopo (che ci crediate o no, Chapman fu precursore anche in questo!).
Dopo svariate vicissitudini legate alla Prima Guerra Mondiale e ad una serie di scandali in cui però Chapman era del tutto estraneo, il manager del distretto di Rotherham si ritrovò ad allenare l’Huddersfield Town e nel giro di due stagioni riuscì finalmente a conquistare il suo primo titolo di campione d’Inghilterra, bissato poi due anni dopo.
Nell’estate londinese del 1925, come già accennato in precedenza, arrivò la chiamata dell’Arsenal, club che all’epoca non godeva di grande prestigio ma che aveva possibilità economiche in ascesa: i nuovi metodi tattici di lavoro e l’acquisto di calciatori di valore come Eddie Hapgood, David Jack e Alex James furono solo i primi cardini per la realizzazione di un progetto assai ambizioso. Ferrea era la volontà di far brillare la capitale nel firmamento del footie nazionale ed internazionale.
Nel giro di un quinquennio, i Gunners alzarono il loro primo, epico, trofeo: la FA Cup.

La stagione immediatamente successiva l’Arsenal, pronti e via, vinse il campionato. Roba da infarto, roba da urlo. La rivoluzione nel modo di giocare fu pressochè totale, con contropiedi velocissimi e letali che partivano proprio dalle corsie esterne, con terzini in grado di sovrapporre instancabilmente come stantuffi.
Chapman bissò il titolo nel 1933 e concesse addirittura il tris nel 1934 ma poi, complice una grave malattia dell’apparato respiratorio, si spense tragicamente in quel di Londra Nord.
Il suo contributo all’universo calcistico va però ben oltre il semplice aspetto tattico: Herbert Chapman fu infatti uno dei primi tecnici ad interessarsi ad argomenti multidisciplinari, quali la scienza dell’alimentazione sportiva, la fisiochinesiterapia, la preparazione atletica ed il metodo fondista applicato al football. Un genio totale, grande amante del proprio lavoro e profondamente legato alla sua nazione, che ebbe anche l’onore di allenare nel 1933 per un’unica partita.
Il match si svolse a Roma contro l’Italia, allo stadio del PNF.
Il mezzobusto bronzeo di Herbert Chapman ha titaneggiato per decenni ad Highbury ed è stato poi spostato nel moderno Emirates: è lui il pilastro inamovibile dello spirito Gunners, è lui e lo sarà per sempre.
Pioniere totale a Londra.

Gabriele Fumi

Gabriele Fumi

Gabriele Fumi

Il mio unico credo è il football, tutto il resto è in discussione
Gabriele Fumi