FOCUS – Inghilterra-Scozia: il “caso” dei poppies

Sta facendo scalpore la recente notizia diffusa a fine Ottobre in UK, secondo la quale la FIFA non avrebbe permesso di indossare il celeberrimo poppy durante la prossima Inghilterra-Scozia.
Il match, che definire “sentitissimo” è un eufemismo, andrà in scena a Wembley il giorno 11 Novembre del 2016; il papavero, simbolo in tutta la Gran Bretagna del Remembrance Day, giorno in cui si ricordano tutti i caduti militari e civili delle due Guerre Mondiali, sembrerebbe però essere stato percepito come una “dichiarazione politica” dai vertici del massimo organismo calcistico internazionale.
Tuttavia la Football Associations, assolutamente scossa dalle notizie giunte a Londra, ha deciso immediatamente di presentare un fascicolo di ricorso chiedendo espressamente, ed a gran voce, di poter esprimere tutta la vicinanza alla Royal British Legion. L’evento, oltre ad essere assai significativo dal punto i vista prettamente calcistico, permetterebbe proprio di fornire un punto di comunanza tra le due squadre e le due tifoserie, divise da una rivalità storica, economica e sociale la cui origine si perde nella notte dei tempi.

La commemorazione dei defunti e dei caduti, che hanno dato eroicamente la propria vita per proteggere tutto il Regno Unito, potrà essere l’occasione per celebrare almeno una piccola parte di senso di appartenenza comune tra Inghilterra e Scozia, le cui popolazioni non possono che essere grate all’impegno dell’esercito britannico nel corso delle due guerre, in cui tutto il suolo del Commonwealth venne minacciato ed anche colpito. Commemorare le perdite di quei giorni tragici è un dovere, ed il rischio di non poter indossare il poppy sicuramente lascerebbe l’amaro in bocca un pochino a tutti.
Esiste però il precedente del 2011, dove alla nazionale inglese, impegnata in un match contro la Spagna, venne ugualmente vietato l’utilizzo del poppy, salvo poi incassare una marcia indietro parziale in cui fu permesso di mettere in rilievo il lutto al braccio; il lavoro della FA è quindi costante e continuo, e chissà che non si riesca ad ottenere il bottino pieno.

Nel frattempo, sono già partite tutte le campagne possibili ed immaginabili sui social, ed anche i comunicatori dell’etere continuano ad interrogarsi sbigottiti sul perchè di un divieto così ferreo. Onestamente siamo portati a pensare che il football debba essere un momento di libera comunione tra sport e società, e ben venga assolutamente che in una partita dai significati storici già marcati siano ulteriormente celebrati senso di appartenenza e gratitudine verso coloro che purtroppo non ci sono più.
E’ il calcio stesso ad avere questo significato, e ridurlo a mera esibizione dove conta solo il profitto sarebbe abbastanza lugubre (anche se, siamo certi, non è questo il caso nè l’intento della FIFA). E’ più che altro un discorso generico.

Gabriele Fumi

Gabriele Fumi

Il mio unico credo è il football, tutto il resto è in discussione
Gabriele Fumi