FOCUS – La cultura e la tradizione del Boxing Day

Il “Boxing Day” è da sempre, nell’immaginario collettivo di ogni appassionato di Brit footie, il giorno in cui immergersi in un oceano di partite avvolte da un’atmosfera straordinariamente inebriante.
Il Natale trascorso il giorno precedente, le città vestite a festa tra luminarie e decorazioni multicolori, le famiglie riunite per le celebrazioni. Basterebbero solo questi elementi a fornire la sensazione di un’atmosfera di giubilo, ed invece il Boxing Day non si ferma unicamente a ciò. La bellezza concettuale del “support your local team” trova qui quella che è forse la sua esternazione più aulica: padri, figli e nipoti si alzano da tavola, si preparano con scrupolo e si recano nello stadio del loro quartiere a tifare la loro squadra, nel bel mezzo delle sentitissime festività natalizie.
Da noi in Italia tutto questo non esiste, vuoi perché molto spesso non si tifa la squadra del territorio di appartenenza e vuoi soprattutto perché (inspiegabilmente) il nostro massimo campionato si ferma per svariati giorni. E quindi, volenti o nolenti, siamo costretti ad ammirare a bocca aperta le meraviglie socio-sportivo-culturali che avvengono in terra d’Albione.

La nozione ed il significato del Boxing Day non sono semantiche che nascono e muoiono nel mondo del calcio, ma si tratta di una vera e propria continuità culturale che trova una delle sue espressioni esterne nella Premier League, la cui giornata in questione viene disputata per intero il 26 di Dicembre.
Quello che è per tutti i cristiani il giorno di Santo Stefano, oltremanica è anche conosciuto come il “giorno delle scatole”, dalla memoria storica di una tradizione ben radicata, che ha origini addirittura da ricercare nel Medioevo Feudale.
Era il giorno in cui le caselle delle elemosina, raccolte in cassette per i poveri soprattutto nelle Chiese, venivano tradizionalmente aperte in modo che i contenuti potessero essere distribuiti ai bisognosi. Alcune Chiese aprono ancora queste caselle nel giorno di Santo Stefano. La tradizione è perciò antica, ed in Inghilterra ne fanno un vanto tanto dal punto di vista della beneficienza quanto dal punto di vista sportivo: il 26 Dicembre del 1888, quando nel resto d’Europa si assisteva a tumulti, unificazioni e lotte politiche, in quel di Sheffield veniva disputata la prima partita in assoluto di quella che poi sarebbe diventata una consuetudine dalle radici molto profonde e ben salde.
Nel corso dei decenni si svilupparono poi forme di solidarietà e di mutuo-soccorso nei confronti dei lavoratori appartenenti alle fasce meno abbienti, con ogni singolo datore di lavoro che soleva consegnare un presente o una somma fuori busta ad ogni dipendente particolarmente bisognoso: questi doni venivano per l’appunto imballati in degli scatoloni prima di essere consegnati, e da qui fu coniato il termine idiomatico “Boxing Day“. I ristoratori addirittura riponevano (e ripongono tutt’ora) dei pasti cucinati ed una serie di cibi prelibati in grossi scatoloni imballati, nel pieno rispetto della più classica preparazione delle derrate natalizie.
Il tutto lasciato a disposizione gratuitamente ai senzatetto, ai disoccupati, alle persone in precarie situazioni reddituali, insomma lo spirito della carità cristiana applicato alla lettera. Questo alone di spiritualità e di altruismo permea in maniera decisamente totale tutta la società inglese, ed è molto facile venirne contagiati apprezzando le gioie della famiglia e dell’amicizia. Ecco, da questo punto di partenza è possibile poi riallacciarsi al football: provate ad immaginare tutto questo slancio di felicità e di fratellanza applicato al bellissimo gioco che tanto amiamo. Ne verrà fuori un mix micidiale di romanticismo calcistico allo stato puro, sembrerà di essere tornati indietro di cento anni. Si tifa la squadra del quartiere, si va allo stadio a piedi, si tramandano gioie e dolori a figli e nipoti, facendoli entrare ancora di più in comunione con il proprio territorio e con la squadra del cuore.

Sul campo è sempre grande spettacolo, con partite di alto livello tecnico e tattico (ma per la Premier non è una novità), che tutti hanno la possibilità di potersi gustare anche dai paesi esteri. Questo perché il Boxing Day è diventato un evento commerciale planetario, che gli inglesi hanno saputo ben pubblicizzare anche qui in Italia. La globalizzazione calcistica è quanto di più antiromantico possa esistere, ma in questo caso è veramente difficile riuscire a rinunciarvi. Un bel controsenso, non trovate?

Gabriele Fumi

Gabriele Fumi

Gabriele Fumi

Il mio unico credo è il football, tutto il resto è in discussione
Gabriele Fumi