FOCUS- Quanto è forte “Charlie Champagne” Souness!

Vivere e lavorare in una vetreria di Edimburgo all’inizio degli anni’50 non dev’essere una situazione facile. Si vero, una pinta di birra, un bicchiere di Whiskey, i Rangers se sei protestante migliorano la situazione ma quello che ti da veramente la forza per andare ogni mattina in quello schifo di luogo chiamato posto di lavoro è il pensiero che dopo qualche ora potrai tornare a casa a vedere e abbracciare i tuoi figli a cui, nonostante non fai mancare nulla ma veramente nulla. Cosi pensava spesso James Souness padre tra gli altri, di un ragazzetto nato nel ’53 che in fondo era un bravo figlio ma che aveva due difettucci: aveva imparato troppo presto e troppo bene gli “insegnamenti” caratteriali che il suo non principesco quartiere regalava a tutti e poi la povera madre ogni maledetto sabato doveva cucire tacco e punta delle scarpe con cui il piccolo Graeme sfogava il suo temperamento giocando giocando e giocando a calcio.

Il quindicenne Souness lo faceva fin troppo bene aiutato certamente dal suo temperamento e dalla sua voglia di rivalsa nei confronti di un futuro spesso troppo simile per tutti i ragazzi scozzesi dell’epoca tanto che durante la finale di un torneo scolastico venne notato dagli osservatori del Tottenham che lo portarono di corsa a Londra nel 1968 ma i successivi cinque anni non furono esaltanti tra una sola presenza in prima squadra contro una remota squadra islandese, tante fughe-nostalgia ad Edimburgo e tante nottate passate in letti diversi dal proprio(da qui il soprannome Charlie Champagne).

Tutto cambia di colpo all’inizio del 1972: il sergente di ferro Jackie Charlton lo porta senza difficoltà al Middlesbrough, limita le sue bizze caratteriali, lo cambia di ruolo, da mediano a superbo interno, tipico numero 8 trascinatore di ogni squadra e Souness finalmente esplode e non si fermerà più: 176 presenze e 22 gol col Boro inclusa una tripletta nella partita decisiva con lo Sheffield per il ritorno in Prima Divisione nel 1974.Ma purtroppo l’addio non sarà dei migliori: quando arriva l’irrinunciabile offerta del Liverpool i tifosi del boro non gliela perdonano e lui esce dal campo l’ultima volta mandando tutto lo stadio a quel paese(letteralmente).

Ma ci sono i Reds ad aspettarlo e a partire dal 1978 saranno sei anni favolosi vissuti da autentico e incontrastato leader e trascinatore nonostante nella squadra ci fossero tanti altri candidati a questo ruolo (Clemence, Dalglish ecc.) e saranno sei anni condite da innumerevoli vittorie : 5 campionati, 3 charity shield, 4 coppe di lega e ben 3 coppe dei campioni ma dopo il fantastico treble del 1984 iniziano a mancare gli stimoli ad andare avanti in un’avventura dove si è già provato di tutto e sibillina fu una chiamata dall’Italia dell’ex compagno Trevor Francis che insieme ai soldi e al carisma del buon vecchio presidente Mantovani lo convinsero ad accettare le avances di un’ambiziosa Sampdoria che doveva sostituire Liam Brady. Anche nelle due stagioni blucerchiate si confermò come un giocatore fortissimo e in due stagioni deliziò il pubblico italiano trascinando la squadra a un quinto posto e una grande vittoria in coppa italia nel 84-85. A questo punto la sua carriera prende una piega assolutamente giusta, prevedibile e condivisibile per un protestante scozzese: vola tra le braccia amiche dell’Ibrox stadium, va a fare l’allenatore giocatore dei Glasgow Rangers.In contemporanea con questo trasferimento dirà addio all’amata maglia scozzese della nazionale dopo 54 presenze e tre mondiali disputati.

Dal 1986 al 1991 si dedicherà anima e corpo ai Gers(è stato allenatore-giocatore) e rivoluzionerà la mentalità del club grazie alla sua sconfinata esperienza e ,cosa che non guasta mai, vincerà pure tanto:3 campionati e 4 coppe di lega; riuscì anche ad affrontare e vincere le polemiche per l’ingaggio di un giocatore cattolico ed ex Celtic, Johnston che si rivelò decisivo proprio in uno dei mille Old Firm. Dopo l’addio ai Rangers nel 1991 la sua carriera da allenatore proseguirà per 15 anni tra alti e bassi guidando il Liverpool (bis buono ma non entusiasmante come il ciclo da giocatore), Galatasaray(dove piantò una bandiera del Gala sul campo del Fenerbache dopo una vittoria dando il via a scontri fra le due tifoserie che ancora devono terminare), Southampton, Benfica, Torino, Blackburn Rovers e infine Newcastle.