FOCUS – Thierry Henry, la carriera

L’odierno appuntamento con le leggende del calcio inglese ci porta a parlare di uno dei più grandi attaccanti della storia della Premier, una leggenda dei Gunners, colui che con il numero 14 sulle spalle fece sognare i tifosi dell’Arsenal sia all’interno dello storico Highbury che, in seguito, nel nuovissimo Emirates. Stiamo, ovviamente, parlando di Thierry Henry.

Thierry Daniel Henry nasce il 17 agosto del 1977 a Les Ulis, sobborgo di Parigi. A soli sette anni viene notato da Claude Chezelle che lo porta nella squadra locale con la quale, tuttavia, il piccolo Titì proprio non ha voglia di allenarsi, preferendo giocare con altri bambini della sua stessa età. E’ il padre Antoine a spingerlo al percorso del sacrificio per diventare un atleta. I consigli paterni giovano non poco ad Henry che nel 1990, a soli 13 anni, rapisce letteralmente con il proprio talento un osservatore del Monaco, Arnold Catalano, che decide di portarlo tra le fila delle giovanili monegasche senza neppure sottoporlo al classico provino. L’escalation è rapida e piena di successi. Henry segna gol a raffica e il tecnico della squadra di Montecarlo Arsene Wenger decide che a 17 anni da poco compiuti, il 31 agosto 1994, il ragazzo è pronto per debuttare nel calcio dei grandi in una sfortunata sconfitta per 2-0 con il Nizza. Nonostante le tante reti messe a segno nel settore giovanile, Wenger decide di utilizzare inizialmente Henry come tornante sinistro per sfruttare le sue abilità riguardanti la velocità e la capacità di saltare l’uomo. Con la maglia biancorossa Henry rimane quattro stagioni e mezza, iniziando a ottenere riconoscimenti importanti sia personali che di squadra. Nella stagione 1996/97 aiuta, con 9 gol, la squadra a conquistare la Ligue 1 mentre l’anno seguente giunge in semifinale di Champions League con i suoi e raggiunge il record, per il calcio francese, di 7 gol siglati nella competizione. Nel gennaio del ’98 Luciano Moggi decide di piazzare il grande colpo e conclude il passaggio di Henry alla Juventus per la cifra di 10.5 milioni di sterline. Carlo Ancelotti, allora tecnico bianconero, utilizza però Henry in una posizione che il ragazzo proprio non sente sua, quella di tornante sinistro, in cui aveva già riscontrato non poche difficoltà all’inizio della propria carriera con Wenger. L’esperienza torinese dura soltanto sei mesi, per 19 presenze e 3 reti totali, con Henry che il 3 agosto del 1999 è entusiasta di poter tornare a lavorare alle dipendenze del suo vecchio mentore Arsene Wenger passato, nel frattempo, all’Arsenal. Qui finisce la storia e inizia la leggenda.

Con il club londinese Henry gioca 8 stagioni, mettendo insieme numeri da record. Il francese colleziona in totale 254 presenze nel campionato inglese con i Gunners realizzando ben 174 reti e ottenendo l’invidiabile record di calciatore che più volte si è laureato capocannoniere in Premier League, ben quattro di cui tre consecutive tra il 2003 ed il 2006. Insieme a Wenger, poi, Henry riempie la bacheca dei londinesi con 2 Premier, 3 FA Cup e 2 Community Shield mancando, però, il grande appuntamento con la Champions League nel 2006 quando i Gunners cadono in finale sotto i colpi del Barcellona di un super Ronaldinho. Nell’estate del 2007, dopo tanti tormenti dovuti al grande legame instaurato con l’Arsenal, di cui nel frattempo è diventato capitano, e i suoi supporter, Henry decide di lasciare l’Inghilterra per trasferirsi in Catalogna e formare un quartetto stellare insieme a Ronaldinho, Eto’o e Messi. Nei tre anni a Barcellona Henry vince praticamente tutto quello che è possibile nella carriera di un calciatore, contribuendo in maniera importante ai successi del fantastico ciclo di Pep Guardiola grazie ai suoi 49 gol totali. Probabilmente appagato dai trionfi ottenuti nella sua strepitosa carriera in tre dei campionati europei più importanti, Henry decide nel 2010 di passare l’oceano e trasferirsi a New York per sposare il progetto degli ambiziosi Red Bulls.

Sembrerebbe il lento avvio verso il termine di una storia calcistica magnifica. E invece no. Henry è ancora in grado di regalare un acuto a tutti gli amanti del calcio. A partire dal dicembre 2011, in concomitanza con la pausa della MLS americana, Henry torna ad allenarsi con l’Arsenal di Wenger. Sembrano però non esserci spiragli per un clamoroso ritorno dal momento che anche il tecnico transalpino esclude categoricamente tale ipotesi. Alla fine il calcio decide di regalare e regalarci l’ennesima magia ed il 6 gennaio del 2012 Henry sigla un contratto di due mesi con i Gunners. Il ritorno ufficiale con la maglia biancorossa addosso è da brividi. Henry parte dalla panchina nel terzo turno di FA Cup contro il Leeds ma Wenger a pochi minuti dal termine, con il risultato bloccato sullo 0-0, capisce che ha ancora bisogno di lui, del vecchio Titì. Il francese, non più con la sua storica maglia numero 14 sulle spalle ma con un insolito 12, entra in campo e regala l’ennesima emozione ai tifosi londinesi. I minuti sono 77 ed i secondi 29 quando Henry riceve palla da Song tutto spostato sul lato sinistro dell’area di rigore, giusto un controllo vellutato con il destro prima di scaraventare la palla in rete con il piattone dello stesso piede e iniziare a saltellare sotto la curva dell’Emirates pazzo di gioia. Come se il tempo non si fosse mai fermato. L’Arsenal vince grazie a quel gol ed Henry può tornare negli USA, da dove però annuncia il suo ritiro dal calcio giocato nel Dicembre 2014, per poter diventare opininista di Sky Sports UK.
Chapeau Monsieur Henry!

Gabriele Fumi

Gabriele Fumi

Gabriele Fumi

Il mio unico credo è il football, tutto il resto è in discussione
Gabriele Fumi