FOCUS – Inghilterra, i perchè di un fallimento

Lo spettacolo penoso andato in scena lo scorso 27 Giugno, durante l’ottavo di finale di Euro 2016, non ha precedenti storici nella storia della nazionale di calcio inglese.
Considerando ovviamente tutti i meriti del caso attribuibili alla stoica (ed a tratti anche eroica) Islanda, è però il caso di analizzare a fondo i motivi del tracollo di Hodgson e company.
A partire dal momento successivo alla diramazione della lista dei 23, il Commissario Tecnico ha immediatamente dovuto vestire i panni del pompiere: troppo invasive, ed a tratti anche offensive, le critiche piovute da ogni parte della nazione, sia dai tabloid che dagli stessi tifosi.
L’ottimo campionato disputato dal West Ham aveva infatti lasciato presagire una (quasi) scontata convocazione sia per Mark Noble che per Aaron Cresswell, per non parlare di Michael Antonio, tutti validissimi elementi in grado di fornire un valore aggiunto sia sulle corsie esterne che, soprattutto, in cabina di regia. Ed è proprio nella zona nevralgica del campo che la nazionale dei tre leoni plantageneti ha palesato le difficoltà più grandi, complice la scelta letteralmente incomprensibile di piazzare Wayne Rooney in posizione di pseudo-playmaker. In questo modo si è perseverato in un doppio danno: Wazza è stato infatti costretto ad adattarsi in un ruolo non suo, sbagliando anche aperture elementari ed esponendosi ad una figuraccia dietro l’altra e, contemporaneamente, la squadra non ha potuto beneficiare di quello che lo stesso Rooney avrebbe potuto invece garantire all’interno dell’area di rigore.
Il perchè Hodgson abbia lasciato a casa il già citato Noble ed il rampante Drinkwater rimane un mistero, soprattutto dopo la grande stagione disputata dai due centrali di centrocampo. Così come in parecchi si sono detti sicuri che un jolly come Albrighton avrebbe fatto comodo nei momenti in cui ci sarebbe stata la necessità di dare ritmo alle partite, giocate invece quasi sempre su cadenze soporifere (e vogliamo fare un’eccezione per la partita inaugurale contro la Russia, laddove la nazionale inglese avrebbe meritato molto di più dello striminzito 1-1 raccolto).
L’organizzazione difensiva, al di là degli uomini scelti, merita invece un capitolo a parte. Ottimi Rose e Walker in fase propulsiva, anche se un pochino frettolosi e pasticcioni, ma decisamente da rivedere negli indispensabili movimenti di copertura; completamente in balia delle onde invece i due centrali, apparsi sin da subito a disagio nella linea a quattro schierata in maniera troppo, ma veramente troppo, larga. Tra Cahill e Smalling avrebbe dovuto esserci meno distanza, ed invece tutto lo spazio concesso da scelte tattiche assolutamente rivedibili è risultato essere una manna dal cielo per tutti gli avversari, capaci di andare a bersaglio sia in contropiede che, cosa ancora più grave, con la difesa inglese schierata. Ed il portiere? Joe Hart è apparso assolutamente nervoso e fuori forma, come testimoniano sia le sue difficoltà nel guidare verbalmente un reparto allo sbando totale, sia gli errori di misura commessi su Bale e su Sigthorsson.
Quindi, riepilogando, possiamo parlare di un reparto difensivo “allegrotto” e schierato probabilmente in maniera non consona alla caratteristiche dei centrali, e di un centrocampo con poco fosforo e poca qualità in regia.

L’attacco ha invece pagato la sterilità di un Harry Kane semplicemente micidiale in Premier League ma ridotto a comprimario in nazionale, spesso poco presente in area di rigore e costretto suo malgrado a giocare da “pilone”, limitandosi a fare la sponda per i compagni a rimorchio e piazzandosi sempre spalle alla porta ad almeno 20-25 metri dall’area di rigore avversaria (che è risaputo essere il suo regno da sempre). E poi qualcuno spieghi a tutti i tifosi il perchè della “folkloristica” scelta di far battere le punizioni ed i calci d’angolo allo stesso Kane, privando la squadra di chili e centimetri all’interno dell’area di rigore in fase di mischia.
Raheem Sterling e Daniel Sturridge hanno invece deluso soprattutto dal punto di vista della continuità e della personalità, ma se per il talentino di Kingston era prevedibile vista la stagione in chiaroscuro disputata a Manchester, per il compagno di reparto invece dovremmo aprire un X files per comprendere i motivi di un’involuzione così preoccupante, visto che è meritatamente considerato uno degli attaccanti più letali di tutta Europa.
Jamie Vardy? tristemente relegato in panchina malgrado il suo nome urlato in tutte le salse dai lads e dagli scallies sugli spalti. Ogni qualvolta è poi entrato a partita in corso, si è battuto generosamente ma ha dovuto pagare dazio ad un gioco offensivo senza capo nè coda. Lui, che ama essere servito e lanciato in profondità, è stato rifornito poco e male e soprattutto con calcioni lunghi modello anni ’50 (e con questo abbiamo detto davvero tutto).
Il ragazzo terribile, Rashford, in nome del quale Hodgson fu prodigo di complimenti solo qualche mese fa, è stato utilizzato col contagocce e lanciato dentro la battaglia solo nei momenti di pura disperazione, come se si pretendesse un miracolo da un neomaggiorenne. Consideriamo a tutti gli effetti Roy Hodgson un vero e proprio santone del footie internazionale, e siamo fortemente dispiaciuti dell’eliminazione precoce della sua squadra.
Ed ancora più triste ed amaro è stato il suo commiato, con un’espressione di tristezza mista a rassegnazione che ha lasciato l’amaro in bocca a tutti i suoi estimatori che, lo diciamo con orgoglio, sono ancora veramente tanti.

Gabriele Fumi

Gabriele Fumi

Gabriele Fumi

Il mio unico credo è il football, tutto il resto è in discussione
Gabriele Fumi