FOCUS – La leggenda di Sir Bobby Robson

Nella nostra consueta tappa sulle leggende del Brit Footie, parliamo oggi di Sir Bobby Robson.
Autentico mito per svariate generazioni di appassionati, viene ancora oggi ricordato ed amato anche per aver guidato la nazionale fino alle semifinali del Mondiale ’90. Ma la sua notorietà è assolutamente di cabotaggio internazionale, per il contributo dato come tecnico del Porto e del Barcellona, guidati prima di concludere la sua carriera al Newcastle United con il mostro sacro Alan Shearer.
Robert Williams Robson nacque il 18 febbraio 1933 a Langley Park e, come giocatore, si mise in luce giocando 6 stagioni da centrocampista al Fulham dal 1950 al 1956, al West Bromwich dal 1956 al 1962, al Fulham fino al 1967 per poi chiudere la carriera con una stagione al Vancouver Royals. In nazionale collezionò 20 gettoni di presenza tra il 1957 ed il 1962, prendendo anche parte ai mondiali del 1958 e del 1962.
Ma la sua notorietà è dovuta soprattutto al ruolo di allenatore.
Esordio al Fulham nel 1968, dominatore assoluto all’Ipswich dal 1969 al 1982, poi al timone della nazionale inglese dal 1982 al 1990, ritorno ai club con il Psv fino al 1992, poi allo Sporting Lisbona fino al 1994, al Porto fino al 1996, una stagione al Barcellona e dal 1999 al 2004 al Newcastle.
Robusto il suo palmares come allenatore di club: Coppa d’Inghilterra e coppa Uefa con l’Ipswich, due campionati olandesi con il Psv, due campionati portoghesi con il Porto, Coppa delle Coppe e Coppa del Re con il Barcellona.

I 13 ANNI D’ORO NEL SUFFOLK – Ma l’inizio della straordinaria epopea di questo straordinario manager avvenne ad Ipswich: è dalla ridente cittadina del Suffolk che il buon Bobby Robson iniziò a predicare con insistenza e successo il suo eccellente verbo calcistico. Ma la storia che lo portò in quel di Portman Road è del tutto singolare, un vero e proprio aneddoto. È una mattina del gennaio del 1969 e Robson parte per il Suffolk in cerca di giovani talenti quando, giunto a Portman Road, incontra casualmente il direttore dell’Ipswich Town, Murray Sangster. L’incontro non è programmato ma si rivela quanto mai produttivo; in quel momento la carica di allenatore dei blues è vacante ed il signor Sangster ha un lampo di genio: chiede a Robson l’eventuale interesse a prendere il comando della squadra. Bobby non se lo fa ripetere una seconda volta (al tempo l’Ipswich militava nella massima serie) e diventa il manager dell’Ipswich Town FC.
Nei successivi campionati la compagine si piazza sempre nelle prime posizioni della classifica (nell’ordine 4°,3°,6° e 3° posto) e partecipa stabilmente alla coppa UEFA dove addirittura elimina il Real Madrid e, nel 1977/78 si toglie la soddisfazione di battere per 3 a 0 a Portman Road il Barcellona.
Siamo così alla stagione 1977/78, il campionato non è esaltante e la squadra riesce comunque a ottenere la salvezza, ma in FA Cup il cammino è da favola: vengono eliminate nell’ordine: Cardiff, Hartlepool, Bristol Rovers, Millwall e West Bromwich Albion.
A 100 anni di distanza dalla sua fondazione l’Ipswich è alla sua prima finale di Coppa d’Inghilterra. L’esito finale è la classica favola romantica: i ragazzi in maglia blu possono salire i celebri 39 gradini che conducono al palco reale guidati dal capitano Mick Mills. Per Bobby Robson è il primo trofeo da allenatore e per l’Ipswich Town è la prima FA Cup vinta, il secondo trofeo che conta per il club dopo il campionato vinto nel 1962.

LA VITTORIA DELLA COPPA UEFA – Si arriva così all’ ”annus Domini” 1980/81: in campionato la squadra lotta per il titolo fino alla fine e termina al secondo posto alle spalle dell’Aston Villa, mentre in FA cup raggiunge la semifinale dove viene eliminata dal Manchester City. L’avventura europea, in coppa UEFA, parte a Settembre contro i greci dell’Aris Salonicco sconfitti agevolmente 5 a 1 in casa (4 reti di Wark e 1 di Mariner) nella gara di andata; la gara di ritorno diventa una specie di vacanza e la sconfitta per 3 a 1 (rete di Gates) qualifica senza problemi i blues. Nel secondo turno il Bohemians di Praga si rivela avversario ostico ma viene comunque sconfitto con un totale di 3 a 2 (risultato aggregato) grazie al prezioso 3 a 0 casalingo dell’andata (doppietta di Wark e goal di Beattie). Nell’ultimo turno dell’anno solare, gli ottavi di finale, arriva a Portman Road il Widzew Lodz di Zibi Boniek; la gara è senza storia, un 5 a 0 (tripletta di Wark, Brazil e Mariner) che assicura il passaggio del turno e rende una formalità il ritorno nel gelo polacco (sconfitta indolore per 1 a 0). Alla ripresa della competizione nella primavera del 1981 l’avversario nei quarti di finale è il Saint Etienne di Platini; si gioca prima in Francia ed è una notte magica per l’Ipswich che vince per 4 reti a 1 (2 Mariner, Muhren, Wark) e nella gara di ritorno nella bolgia inglese il risultato è un netto, un 3 a 1 (Butcher, Wark e Mariner) che non ammette repliche: il Town è per la prima volta in semifinale in una competizione europea. L’avversario è il Colonia, si gioca prima a Portman Road dove arriva una vittoria di misura (rete di Wark) che verrà replicata in terra teutonica (è Butcher questa volta a finire sul tabellino dei marcatori).
La finale è tutta a sorpresa: si sfidano l’Ipswich Town e l’AZ’67 di Alkmaar, andata in Inghilterra e ritorno in Olanda. Il 6 maggio 1981 si gioca in un Portman Road tutto esaurito e i blues si schierano con il seguente 11: 1 Cooper. 2 McCall, 3 Mills, 4 Thijssen, 5 Osman, 6 Butcher, 7 Wark, 8 Muhren, 9 Mariner, 10 Brazil, 11 Gates. La gara è a senso unico e si sblocca al 30’ grazie a un rigore trasformato da Wark; si va al riposo sull’1 a 0. Nella ripresa i ragazzi di Robson scendono in campo determinati a chiudere in fretta la pratica: al 47’ raddoppia Thijssen e al 55’ Mariner sigla il definitvo 3 a 0. L’Ipswich si presenta 2 settimane dopo allo stadio olimpico di Amsterdam (Alkmaar ha uno stadio troppo piccolo per ospitare una finale europea) con le mani praticamente sulla coppa e schiera la stessa formazione dell’andata. Al 4’ minuto segna ancora, come nella gara di andata, l’olandese Thijssen e a questo punto la squadra di casa deve segnare 5 reti per aggiudicarsi il titolo: L’AZ segna 2 reti, ma al 37’ Wark pareggia e spegne le residue speranze Olandesi. A questo punto, nei 53 minuti rimanenti i padroni di casa devono segnare 4 gol ma ne mettono a segno solo 2. L’Ipswich Town con un risultato aggregato di 5 a 4 vince la coppa UEFA!

 

 

GLI ANNI A SEGUIRE – Nel 2002 divenne uno dei pochi cavalieri del mondo del calcio e nell’anno successivo fu introdotto nell’Hall of Fame del calcio inglese.
Fra il 1982 ed 1990 guidò la Nazionale inglese alla vittoria di due Rous Cup e al più importante quarto posto ai Mondiali di Italia ’90.
Nella stagione successiva Robson fu impegnato alla guida del PSV Eindhoven, con cui vinse fra il 1991 ed il 1993 due campionati olandese e la prima Supercoppa d’Olanda del club.
Chiuso quello il suo primo ciclo con il club di Eindhoven, fra l’estate 1993 ed il 1996 lavorò in Portogallo, prima allo Sporting Lisbona (stagione 1993-1994) e poi al Porto (un giovane José Mourinho sarà il suo interprete), con il quale mise in bacheca due campionati portoghesi e la Coppa del Portogallo.
Robson terminò, così, la sua permanenza in Portogallo e si accasò al Barcellona, che in quello stesso anno poteva vantare il neo-acquisto Ronaldo. Riportò alla vittoria internazionale il club conquistando, contro il Paris Saint-Germain, la quarta Coppa delle Coppe.
Divenuto general manager del club spagnolo l’anno successivo, nella stagione 1998-99 tornò sulla panchina del PSV Eindhoven e lanciò l’allora 22enne Ruud Van Nistelrooy, giunto dall’Heerenveen.

Rientrato in Inghilterra dopo appena un anno, si accordò con il Newcastle United, deludente negli ultimi anni. Riuscì a salvare il club dalla retrocessione e nel 2002-2003 lo condusse alla qualificazione in Champions League, traguardo tagliato anche l’anno successivo. Eliminati al primo turno, i ragazzi di Robson raggiunsero poi la semifinale della Coppa UEFA 2003-2004. Fu quella la sua ultima stagione da tecnico.

Robson quindi deve molto ad Ipswich così come Ipswich deve molto a Robson: in 13 anni sotto la sua guida, il club ha disputato tutte le stagioni nel massimo campionato (miglior risultato 2 secondi posti), ha vinto la FA cup, ha partecipato costantemente alle coppe europee, vincendo una coppa UEFA. Se l’Ipswich tuttora ha il record (striscia ancora aperta) di non aver mai perso un incontro in casa nelle coppe internazionali in tutta la sua storia, lo deve soprattutto a questo manager: dei 33 incontri totali, 22 sono stati sotto la sua guida. Ma il dato più impressionante che testimonia l’immenso lavoro di Robson alla guida dei blues è un altro: in 13 anni ha acquistato solo 14 giocatori puntando tutto sul settore giovanile riuscendo comunque a creare una realtà vincente.

Una bella storia di calcio, di un calcio che non c’è più, ma che rimarrà sempre nel cuore dei tifosi che la tramandano con orgoglio di generazione in generazione per mantenerla viva. Così come sarà sempre vivo il ricordo di Sir Robert Robson o più semplicemente “Bobby”, una persona eccezionale, un pioniere a 360° del brit footie.

Gabriele Fumi

grazie ai ragazzi dell’Ipswich Town Italian Branch per il materiale fornito e per la pazienza dimostrata.

Gabriele Fumi

Gabriele Fumi

Il mio unico credo è il football, tutto il resto è in discussione
Gabriele Fumi