FOCUS – Stagione 2015/16, le note liete e quelle dolenti

La stagione di Premier League da poco terminata ci ha consegnato verdetti a dir poco sorprendenti, a partire dalla squadra campione sino ad arrivare al triste epilogo delle retrocessioni. Il campionato 2015/16 verrà ricordato a lungo negli annali, anzi molto probabilmente per sempre, grazie al Leicester di Claudio Ranieri ed alla sua inattesa e clamorosa vittoria.

Ma più che vittoria bisognerebbe chiamarla dominio assoluto, una marcia trionfale che è stata suonata dal testaccino e che è durata dalla prima all’ultima giornata; dal 4-2 contro il Sunderland con cui Jamie Vardy ha iniziato a farsi conoscere, fino all’1-1 in casa del Chelsea con tanto di Guardia d’Onore e di applausi scroscianti del Bridge.
Quella di Ranieri è una favola, uno di quegli episodi che ci riportano alla fanciullezza ed all’età dei sogni ad occhi aperti, la dimostrazione pratica che non sempre i milioni di Sterline possono fare la differenza (anche se la maggior parte delle volte si). Ma, almeno per oggi, celebriamo l’apoteosi dell’organizzazione, della calma, della riflessione, della competenza e della voglia di emergere. Troppo riduttivo parlare di riscatto sociale per una città, troppo sintetico affermare che una cosa del genere rimarrà probabilmente irripetibile: d’altronde gli anni Ottanta e gli anni Novanta sono finiti da un pezzo.
Scorrendo la classifica troviamo il gatto e la volpe, alias l’accoppiata classica Arsenal-Tottenham: per gli Spurs è stata una stagione di altissimo profilo dal punto di vista del gioco e dei risultati, una squadra a tratti ammaliante ed incantevole per qualità di gioco espresso. L’esplosione definitiva di Lamela, la rivelazione Alli, la conferma di Kane, un ferreo pacchetto difensivo: un mix micidiale che però non è bastato ad arginare lo strapotere del Leicester ed, anzi, i ragazzi di Pochettino hanno finito per chiudere la stagione in calo ponderale. Cosa che tutti si aspettavano dalle Foxes, che invece sono andate in crescendo. Addirittura nell’ultima giornata è arrivato il sorpasso di un Arsenal apparso per larghi tratti del campionato abulico, apatico e privo di risorse difensive (tanto per cambiare, Wenger persevera sempre sugli stessi errori). Doveva e poteva essere la stagione del definitivo salto di qualità per i Gooners, ed effettivamente tutti noi non ci saremmo meravigliati di un eventuale vittoria della Premier, visti anche i ripetuti successi in FA Cup e Community Shield degli scorsi anni. Ed invece, tanto per cambiare, tabula rasa a Londra Nord.

Le due mancuniane hanno a lungo dato vita a sorpassi e controsorpassi, in una lotta per il IV posto decisamente ardente ma poco gratificante per due squadre di tale portata. Il City con la sua partenza a cento all’ora ci aveva lanciato un chiaro segnale, prontamente disatteso da una serie di sconfitte e di pareggi inspiegabili; la semifinale di Champions League raggiunta ed i titoli degli anni passati contribuiscono tuttavia a lasciare un buon ricordo di Pellegrini e del suo operato. A Luglio arriverà Guardiola, chissà se il tiki-taka prenderà piede anche nella terra del football per eccellenza.

I Red Devils dopo una campagna acquisti in stile spendi-spandi hanno ancora una volta deluso le aspettative in campionato, arrivando quinti e non lottando praticamente mai per le posizioni più nobili. La vittoria in FA Cup arrivata contro un Crystal Palace mai così modesto non cancella la frustrazione di gran parte della tifoseria, abituata sin troppo bene dalle gesta eroiche di Fergie; completamente da rivedere il reparto difensivo, diretto da un sopravvalutatissimo Smalling e da un Blind schierato troppo spesso fuori posizione. L’arrivo di Josè Mourinho in quel di Old Trafford è imminente, ma il portoghese dovrà sopportare sia le pressioni di una piazza bollente sia una dirigenza che chiederà a gran voce di valorizzare i giovani dell’Academy. E quest’ultimo, è risaputo, non è mai stato il punto forte dello Special One. Il suo predecessore, Van Gaal, non ha poi nemmeno avuto il tempo di poter alzare la coppa appena conquistata: il giorno successivo è infatti arrivata la lettera di esonero. Una mancanza di stile ed eleganza da parte di una società, a stelle e strisce, già sonoramente contestata dalla Stretford End.

Oltre che al superderby tra il Man Utd ed il Man City, abbiamo assistito ad un’altra avvincente lotta per una posizione europea. Il West Ham ed il Southampton si sono battute con onore e correttezza, ma alla fine i Saints hanno avuto la meglio grazie ad un buonissimo finale di campionato; gli Hammers, dopo un girone di andata semplicemente spaventoso e dopo aver preso lo scalpo di tutte le big, nessuna esclusa, hanno mollato la presa durante il bimestre Aprile-Maggio con alcuni rovesci assai preoccupanti e con un’involuzione a tutto tondo della fase difensiva. Un vero peccato per Bilic, che avrà però modo di rifarsi con gli interessi negli anni a venire. Non dimentichiamolo, il West Ham è una squadra in forte ascesa. E grazie alla vittoria del Man Utd in FA Cup, gli Irons parteciperanno ai playoff della prossima Europa League: un traguardo (tutto sommato) meritato ma che calza (forse) un pochino stretto, visto il rendimento della squadra fino a Marzo.

Il Liverpool ha deciso di ricominciare con un nuovo profilo a campionato già abbondantemente iniziato. Via Rodgers, dentro Klopp. Un progetto ambizioso, niente da dire, ma che necessita di tempo per un torneo lungo e logorante come la Premier. Il mago teutonico, con una campagna acquisti fatta da un altro manager, non è riuscito ad evitare i normalissimi alti e bassi tipici di una squadra in costruzione; in Europa però, con la brevità della formula ad eliminazione diretta, è stata sin da subito un’altra storia, con il culmine toccato nelle due rimonte favolose messe a segno ai danni del Borussia Dortmund (epica la serata di Anfield) e del Villareal. Peccato per la severa lezione subita in finale dal Siviglia tricampeon. Ma l’Europa per la prossima stagione sarà un miraggio, e per un club prestigioso e di grande storia pregressa come il Liverpool è un fatto sportivamente inaccettabile: anche in questo caso ci vorranno un mercato di alto livello ed un patto di mutuo-soccorso tattico all’interno del rettangolo di gioco (Leicester docet).
Esattamente tutto quello che non è riuscito al Chelsea, dove il gruppo dei senatori è apparso sin da subito svogliato e privo di qualsivoglia motivazione. Saltato Mourinho (nonostante il titolo vinto lo scorso anno), è arrivato il santone Guus Hiddink che però non ha potuto fare altro che registrare l’inconsistenza mentale, fisica e caratteriale di una squadra allo sbando totale sin dalla prima giornata. A Luglio arriverà il messia Italiano, Antonio Conte, che potrà contare sul portafoglio inesauribile di Abramovich, che sembra la tasca di Doraemon: basterà chiedere, ed il sovietico estrarrà una prelibatezza tutta da gustare.
Il limbo della classifica, nella lapalissiana zona senza infamia nè lode, ha visto la presenza di Stoke, Everton, Swansea e Watford racchiuse nell’arco di 5 punti. Su queste compagini c’è ben poco da dire, ma va comunque citato Tony Pulis per l’ennesima salvezza raggiunta con una rosa tutt’altro che competitiva. E se i Toffees hanno profondamente deluso tutti, il buon Guidolin ci ha fatto quantomeno esultare per una salvezza tutt’altro che facile ottenuta nel Mare dei Cigni. A Goodison Park le attese erano tante, ed anche abbastanza giustificate visto il buon livello dell’organico messo a disposizione di Roberto Martinez: Lukaku, Mirallas, Baines, Stones. Quanto basta per puntare diretti all’Europa League (come minimo). Eppure le cose sono andate nel verso contrario, e per la prossima stagione ci sarà da scegliere con accuratezza un nuovo manager che sappia riconquistare l’onore delle armi, troppo spesso perso quest’anno durante esibizioni a dir poco raccapriccianti. Speriamo bene, perchè l’Everton suscita da sempre simpatie innate.

Al Britannia di Stoke-on-Trent è andato in scena un pregevole girone d’andata, con le prestazioni di Bojan, Shaqiri ed Arnautovic che ci hanno fatto stropicciare gli occhi dall’incredulità grazie a giocate di prima, dribling nello stretto, colpi acrobatici e pennellate d’autore. Peccato che le teiere siano colate a picco negli ultimi 2-3 mesi. Alla prossima stagione, sperando in quella continuità di gioco e risultati che è mancata nel 2015/16.
Ottimo anche il football espresso dal Watford di Sanchez-Flores, che ha esaltato talenti come quello di Ighalo (uomo-mercato in Premier e non solo) e che ha fatto sognare la propria tifoseria con una bellissima cavalcata in FA Cup, interrotta solo in semifinale dal Crystal Palace. Lo spagnolo però non sarà confermato ed in quel di Vicarage Road sembrerebbe pronto ad approdare Walter Mazarri, l’uomo della rifondazione del Napoli ma anche del fallimento all’Inter. Staremo a vedere, oramai la moda dei manager italiani sarà destinata a proseguire dopo i trionfi di Ranieri.

E proprio le stesse Eagles hanno ottenuto una salvezza praticamente border-line, collezionando una serie infinita di risultati negativi nel girone di ritorno. La finale di FA Cup è stata la dimostrazione della povertà di un organico da irrobustire fortemente: in vantaggio per 1-0 a dieci minuti dalla fine, Bolasie&co. si sono lasciati rimontare da uno United che per giunta aveva anche colpito due pali sullo 0-0. Con l’aggravante del secondo goal subito in superiorità numerica. Proprio come Klopp, anche Pardew dovrà rimboccarsi le maniche e lavorare a tamburo battente durante i mesi estivi, affinchè la squadra di Croydon riesca a rinforzarsi sia a livello tattico che a livello tecnico.
Stupefacente invece la stagione del Bournemouth, dato già per spacciato ad Agosto e protagonista invece di un campionato di tutto rispetto: il grande protagonista è stato Eddie Hove. Quello da lui predicato è un football veloce, fatto di spunti palla a terra e di scambi rapidi nello stretto, impreziosito dalla vena realizzativa di Benik Afobe e dalla tecnica deliziosa di Joshua King e di Callum Wilson.

Per ciò che concerne le retrocessioni, gli spunti iniziano ad essere troppi e vanno quindi scremati. A partire proprio dal Norwich e dalla sua stagione assolutamente grigia ed anonima, culminata inevitabilmente in una retrocessione senza rimpianti. In attesa di una pronta risalita, saremmo “costretti” a gustarci in Championship la sfida “un tantinello sentita” contro l’Ipswich Town.

Il Newcastle è la squadra più costosa mai retrocessa dalla Premier. Le colpe principali sono forse da attribuire al precedente allenatore, Steve McLaren, nominato nuovo tecnico dei Magpies lo scorso 10 giugno 2015, dopo un biennio abbastanza positivo al Derby County in Championship. L’ex Ct della Nazionale inglese era infatti tornato in Premier dopo circa 10 anni dalla sua ultima esperienza nel massimo campionato inglese, col Middlesbrough. Ma è stato un fallimento: al momento dell’esonero, lo scorso 11 marzo, il Newcastle sotto la sua guida era penultimo, con 24 punti in 28 partite. Un bottino davvero misero. Solo 6 vittorie in 29 partite. Davvero troppo poco. Ed è per questo che i tifosi ce l’hanno più con lui che con Benitez, che forse ha sulla coscienza solo il pareggio per 0-0 contro l’Aston Villa nell’ultima giornata di Premier, risultato che ha dato ulteriore slancio al Sunderland.

La retrocessione dell’Aston Villa è diventata matematica solo lo scorso 16 aprile, con la sconfitta contro il Manchester United, ma era ormai già da mesi che i ‘Villans’ erano dati per spacciati.
”La peggior stagione della storia”. E’ stata definita così quest’annata dell’Aston Villa. L’hanno detto i dirigenti, l’hanno detto i tifosi, in un sondaggio che il ‘Mirror’ ha proposto ai suoi lettori on-line: alla domanda ”Questa squadra sarà ricordata come la peggiore nella storia della Premier?”, l’81% ha risposto di sì. Quasi un plebiscito. E d’altronde non potrebbe essere altrimenti. Solo 3 vittorie in 35 giornate, 69 gol subiti (peggior difesa) e 25 gol fatti (peggior attacco). Ma la stagione disastrosa dell’Aston Villa si spiega anche con i quattro allenatori che si sono succeduti sulla panchina (fatto rarissimo in Inghilterra). Da Tim Sherwood, che solo lo scorso anno aveva portato la squadra alla finale, poi persa, di Fa Cup contro l’Arsenal, a Kevin MacDonald, uomo della società, che ha assunto il ruolo di primo allenatore tra ottobre e novembre, da Rémi Garde, 1 Coppa di Francia e 1 Supercoppa di Francia con il Lione in bacheca, disastroso nel suo periodo al Villans da novembre a marzo, fino ad Eric Black, che ha avuto il compito di traghettare la squadra fino al termine del campionato. Ma è stata un’autentica ecatombe anche la questione dirigenziale.
Capitolo a parte merita il Sunderland, autore dell’ennesima rimonta assolutamente da tramandare ai posteri: grazie ad un redivivo Borini e ad un Defoe semplicemente sontuoso, i Black Cats hanno ingranato a tutta birra nel girone di ritorno, lasciando praticamente solo le briciole ad ogni singolo competitor, Newcastle su tutti. Il manager, Big Sam Allardyce, si conferma quindi ancora come “mago delle salvezze disperate”.

Alla prossima stagione,

Gabriele Fumi e lo staff di Passione Premier

Gabriele Fumi

Gabriele Fumi

Il mio unico credo è il football, tutto il resto è in discussione
Gabriele Fumi