TOFFEES CORNER – X & Why

toffees corner

I motori sono caldi e pronti ad esplodere, inizia la nuova stagione di Premier League. Nel corner della settimana scorsa abbiamo analizzato la situazione della squadra alla luce dei primi calci estivi e di un mercato in divenire. In questa settimana due dei “tormentoni” estivi, cioè McCarthy e Mirallas hanno rinnovato il loro contratto e la scelta ha portato un’iniezione di fiducia nell’ambiente, che ora appare maggiormente sereno.
Per l’Everton il primo impegno è abbastanza abbordabile, attende in casa il Watford neopromosso. Squadra ostica, quella dell’Hertfordshire, col suo capitano galeotto Troy Deeney e una quarantina di tesserati in rosa, che rende quasi imprevedibile la formazione ufficiale, il Watford si presenta a Goodison Park con le migliori intenzioni, quella di non fare brutta figura e, nel frattempo, sguinzagliare Behrami affinché riesca in quello che meglio sa fare: il terrorista con le tibie degli altri (Mirallas ne sa qualcosa, diversi toffees hanno chiamato il 118 quando l’hanno visto a terra).

Leighton Baines è ancora indisponibile, ragion per cui mister Martinez si presenta con il giovane Brendan Galloway sulla sinistra nell’undici titolare, mentre il resto della linea difensiva è quello ampiamente ipotizzabile: John Stones, capitan Jagielka e Seamus Coleman. A comporre il centrocampo, con Gibson e Pienaar che ormai a Liverpool stanno passando le vacanze più lunghe della loro vita, Deulofeu out ancora per qualche settimana e Osman che ancora non è in forma per affrontare un match intero, la scelta obbligata ricade su Barry e McCarthy, evidenziando come siamo a corto di uomini già alla prima giornata di campionato, e quindi Cleverley che si ritrova ad occupare la trequarti sinistra, per permettere una fase di transizione dal 4-2-3-1 al 4-3-3 con Barkley e Mirallas che completano la linea dei tre a supporto di Romelu Lukaku, unica punta. Il Watford, con svariati nuovi innesti, si presenta con un oculato 4-4-1-1 con Deeney supportato da Jurado.

Pronti, partenza, via, gol per il Watford. Siam già sotto, grazie ad un cross piovuto in area e sciaguratamente rilanciato da Jagielka sui piedi di un Layun colpevolmente lasciato troppo solo dai due centrali di difesa. Nei primi quarantacinque minuti si sente la mancanza di Baines sulla fascia, soprattutto delle sue progressioni palla al piede dalla difesa, con Galloway che si impegna ma ha bisogno ancora di un po’ di sicurezza e gamba in più, mentre il gioco offensivo dell’Everton mi ricorda come fino alla settimana scorsa abbia sottovalutato il calcio estivo, errando. Sicuramente non mi avrebbe sorpreso questa sterilità in attacco. Lukaku non è in perfetta forma ed è troppo solo, Mirallas non riesce ad entrare nel gioco e Barkley…fammi stare zitto, và.

Nel secondo tempo Martinez decide di mischiare le carte in tavola, con una mossa che lì per lì i tifosi dell’Everton non hanno apprezzato molto: l’ingresso di Arouna Kone, che però si sarebbe poi rilevata la mossa vincente, anzi pareggiante.
Kone entra per sostituire Brendan Galloway, autore di una buona prova, non massacriamo questo ragazzo, diversamente dalla tradizione italiana che pretende che un ragazzino sia già pronto per la coppa del Mondo quando gioca ancora sotto casa. Gareth Barry indietreggia a terzino sinistro, mossa abbastanza disperata perché sappiamo bene come l’ex-Manchester City non sia proprio Usain Bolt ma ha sicuramente il piede più educato per gestire la palla, aumentando la percentuale di passaggi riusciti dalla difesa, con Lukaku che, supportato da Kone, sembra ora meno solo tra le maglie (discutibili) della difesa degli Hornets. Ma la vera sorpresa è proprio il tanto vituperato nonno Arouna che, tornato con la sua improponibile capigliatura biondo ossigenato, dimostra subito di poter dare un grande contributo alla partita, mancando di poco l’appuntamento col gol di testa dopo uno splendido cross di Cleverley, indubbiamente un acquisto azzeccato, e fornendo a Ross Barkley l’assist necessario per permettergli di sfondare la porta di Gomis alla quarta palla toccata in 75 minuti. Un lavoro immediatamente gettato alle ortiche da Stones che, sperando Mourinho non abbia visto la partita, si fa superare per il 2-1 che immediatamente gela nuovamente Goodison Park. E se è vero il detto che ride bene chi ride ultimo, allora Arouna riderà benissimo dopo che un taglio di Barry dalla difesa innesca Lukaku che serve Kone che di piatto destro, semplice semplice infila per la seconda volta il portiere avversario, portando il risultato sul definitivo 2-2 a quattro minuti dalla fine.

L’anno scorso iniziammo con due 2-2 consecutivi, e a marzo Martinez ebbe addirittura la faccia tosta di dire che sono stati i due pareggi iniziali ad aver minato la fiducia della squadra, non oso pensare a cosa potrà accadere quest’anno quindi, sebbene i problemi siano più evidenti. Se il secondo gol subito è frutto di un errore individuale, di quelli che possono accadere, il primo gol concentra le attenzioni su una fase difensiva rivedibile. Quando Jurado e Deeney avanzano, il compito di McCarthy e Barry deve essere quello di interrompere l’azione sul nascere. Quando il Watford attacca, in area l’Everton mantiene una ovvia superiorità numerica, solo che – come si vede dalle immagini – nessun difensore è in marcatura sui giocatori avversari, così quando il pallone cade sui piedi di Deeney e quattro si fiondano su di lui, è già tardi poiché l’attaccante ha il tempo di controllare e trovare quella fessura di spazio necessaria al tiro e Layun non deve far altro che ribattere in rete, da solo.
Anche in fase offensiva possiamo ammirare più ombre che luci. Sul lato destro Mirallas e Coleman si pestano i piedi, soprattutto perché Cleverley è costretto sempre ad accentrarsi per prendere i palloni che toccherebbero a Barkley ma volendo contribuire entrambi all’attacco lasciano così scoperta la fascia. Un miglioramento si è visto quando Martinez ha invertito Cleverley con Mirallas, bilanciando la squadra: Cleverley è capace anche di dare una copertura offensiva come supporto a Coleman, cosa di cui Galloway sull’altro versante non ha bisogno, soprattutto perché pochi attacchi sono partiti dalla sinistra. Forse il Watford se l’è studiata o l’ha capito immediatamente, perché ogni volta che i trequartisti partivano dalla destra, avevano poco spazio per proseguire l’azione di attacco, ed erano costretti a passare a quell’inutile, odioso e sterile tiki-taka che già l’anno scorso ci aveva abbastanza annoiato. Una nota positiva è indubbiamente Kone, evidentemente limitato sul piano tecnico ma ah, quanto è stata più incisiva la squadra in attacco quando è arrivato a fare da supporto a un solitario Romelu (e viceversa). In tempi non sospetti mi ero già espresso sulla necessità di provare, almeno, a giocare con due punte e adesso sembra una scelta azzeccata. Verrà riproposta?

Quanto a Martinez, a fine partita ha commentato: Il primo tempo non è stato buono. Eravamo ancora in modalità pre-season, mentre il Watford era già pronto per il fischio iniziale. Giocare contro una squadra nuova del torneo ti impone di essere reattivo e noi non lo eravamo. Dunque sentiamo, Roberto, di chi è il compito di preparare i calciatori ad affrontare le squadre in un campionato?

D’ora in poi il calendario ci riserva brutte notti, con le prossime quattro partite che ci vedranno misurarci con Southampton, Tottenham e le armate di Manchester City e Chelsea. Non tutto è perduto, anche perché siamo solo agli inizi, ma dagli errori si deve imparare, ed anche in fretta. Altrimenti rimarremo a lamentarci che Shaqiri preferisce persino lo Stoke City all’Everton.