TOFFEES CORNER – Un derby che sa di rammarico

Bentrovati amici tifosi dell’Everton e di Passionepremier.com!
Domenica, come sicuramente saprete, si è svolto il 224° Merseyside derby, o se volete friendly derby, o se volete semplicemente Everton-Liverpool. Al centro Stanley Park, poi da un lato un Everton in crescita, galvanizzato da un promettente avvio di stagione e una forma che nonostante le assenze sembra essere smagliante, dall’altro lato un Liverpool ferito, offeso dai troppi soldi spesi per flop clamorosi, con un allenatore mai tanto a rischio come oggi, e con immediata voglia di riscatto dopo un pareggio evitabile in Europa League.

L’Everton si presenta con l’ormai consueto 4-2-3-1, con Tim Howard punto fermo tra i pali, difesa con Jagielka e Funes Mori centrali, con l’argentino in crescita, e Browning e Galloway nel ruolo di terzini. A centrocampo largo ai muscoli di Barry e McCarthy, con il compito specifico di “proteggere” Funes Mori se necessario, e poi i quattro in attacco, dove Deulofeu toglie il posto a Kone e divide la sua posizione dietro la punta Lukaku insieme a Barkley e Naismith. Pronti, via e dopo pochi minuti il Liverpool è pericoloso ma fortunatamente sono due o tre azioni frutto solo dell’impeto giovanile. Il controllo della partita passa in mano ai Toffees che palleggiano e fanno possesso per cercare di sorprendere un Liverpool sicuramente attento dietro ma non ispiratissimo. E infatti al secondo tentativo, al 26esimo minuto, Naismith ci prova sul serio, impatta benissimo un pallone che spiove in area da calcio di punizione ma non riesce a dargli effetto, lanciandolo centrale. È lo squillo di tromba che sveglia l’Everton, dopo neanche tre minuti una triangolazione tra lo stesso Naismith e Lukaku apre le porte a Deulofeu, che mette il pallone in mezzo, rimbalza su un difensore avversario e finisce verso McCarthy che tira una sassata che Mignolet però riesce a parare quasi miracolosamente, salvando ancora una volta il risultato. Se il derby per le famiglie sugli spalti è amichevole, sicuramente non lo è per i ragazzi in campo. Al 35esimo minuto infatti c’è spazio anche per il momento-ghetto con Emre Can e Barkley che tacchineggiano gonfiando il petto l’uno contro l’altro per una rimessa laterale, con l’arbitro Atkinson che riporta i due alla calma arrivando, con suo sommo dolore, anche ad ammonire lo stesso Can del Liverpool, ovviamente non prima di aver sventolato orgogliosamente il cartellino giallo sotto il naso del nostro Barkley.

 

Al 40esimo Funes Mori si immola piombando su Sturridge, disinnescando un serio pericolo con un mirabile intervento difensivo, che però purtroppo concede ai Reds un calcio d’angolo, sullo sviluppo del quale Barkley (dopo essersi perso Dawson nella gara contro il West Bromwich di lunedì scorso) si perde Ings, Howard pure ed il 23enne ex-Burnley la insacca. 0-1 e tutto da rifare per una squadra che comunque ha fatto la partita finora. Sullo scadere del tempo regolamentare del primo tempo, si sviluppa un’azione per vie esterne e Deulofeu, purtroppo evanescente nella gara in questione, riesce comunque a buttarla in mezzo; la palla finisce sul piede di Can che praticamente la passa a Lukaku, che stringe i denti e di rabbia infila il gol che manda le squadre negli spogliatoi sul punteggio di parità.

 

Il secondo tempo inizia lì dove era finito il primo, con la sostanziale novità del Liverpool che decide di non scendere neanche in campo. Browning allora al primo minuto già ci prova e per poco non ci riesce, con un bel colpo di testa. Un Deulofeu davvero molto deludente nonostante dai suoi piedi sia partita l’azione del gol, viene sostituito con Aaron Lennon, pronto a sgroppare su quella fascia. Al 70esimo Barkley parte in contropiede all’incirca dal cerchio di centrocampo, taglia tutto il campo in verticale incurante di Lennon libero alla sua destra e un Lukaku che gli chiedeva la palla nello spazio e si avvicina pericolosamente alla porta di Mignolet, scaglia il tiro e va di poco a lato. Al 75esimo l’immagine che sta spopolando sulla rete, Lukaku viene travolto in area da Sakho, con intervento probabilmente regolare – ma Atkinson non ci ha assegnato un singolo fallo a favore, figuriamoci se avrebbe potuto assegnare proprio un rigore – che fa rialzare il francese con gli occhi spiritati.

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Anche Lucas Leiva viene graziato dall’arbitro quando, già ammonito, frana su McCarthy, prima di essere sostituito da un Rodgers quanto mai saggio nella decisione di evitare di rimanere in 10 uomini. L’Everton spinge ancora, grazie a Lennon che ora dà la giusta spinta anche dalla fascia sinistra, dove Browning dietro seppur ottimo in fase difensiva, non riesce a dare il supporto offensivo che dava Coleman. Lennon sul finale butta anche un pallone in area che però non viene raccolto da nessuno e c’è da chiedersi come sarebbe stata la partita se Martinez avesse optato da subito per l’inglese a discapito di Deulofeu. Ma non c’è tempo per questi discorsi e non c’è tempo neanche per finire la partita, che l’arbitro c’ha da fare e fischia quasi un minuto prima della fine dei tre di recupero.
Un pareggio che non scontenta nessuno, questa sarebbe senza ombra di dubbio la chiosa statisticamente più usata dai giornali se si occupassero del derby, anche se in realtà sarebbe una chiosa drammaticamente inesatta. Dopo la partita voleranno gli stracci in casa Liverpool e l’allenatore Rodgers sarà impacchettato e spedito a casa senza troppi complimenti ma anche i Toffees condiscono questa giornata che li vede resistere in classifica generale sui cugini con una punta di amarezza. L’Everton ha fatto indubbiamente una buona partita ma non può essere soddisfatto di un pareggio nel derby contro i cugini più inguaiati di sempre, e deve migliorare ancora: se ad oggi il possesso palla sterile è stato convertito in possesso palla utile a gestire la gara, manca ancora un po’ di cinismo sottoporta che ci consenta di chiudere le partite quando siamo nettamente superiori all’avversario. Benefica è in questo senso la sosta per le nazionali. Malgrado Martinez debba vedere la sua squadra spolparsi per gli impegni internazionali dei suoi giocatori, il punto da cui partire o ricominciare è stato individuato e quando, tra due settimane, ospiteremo a Goodison Park un Manchester United che domenica ha preso tre pallonate in faccia dall’Arsenal, vedremo che partita sarà, se il mister sarà riuscito a sistemare questa incombenza e se l’Everton sarà già giunto a maturazione.