FOCUS – Tony Adams, the art of leadership

Un calcio puro, che trasmette libertà ed evoca sensazioni ancestrali che riportano ai sentimenti che ognuno di noi provava quando era bambino.
L‘agonismo, la rabbia per un torto o una sconfitta, il riconoscere il valore degli avversari. Il fomentarsi per una fredda giornata d’inverno, piovosa, in cui si ha la possibilità di affondare proverbiali tackle nel fango, con gli schizzi di acqua sporca che ti piombano sul volto.
L’aria gelida che riempie i polmoni, ti scorre fin dentro l’anima, ti scuote e poi riesce fuori sottoforma di vapore. Il pubblico. Perchè tutto nasce da lì, dalla gente, dal popolo, l’espressione di un sentimento di appartenenza che va ben oltre il semplice gioco. E’ la volontà di ritagliarsi un piccolo spazio nel paese delle meraviglie, una comunione tra fantasia e reale che riscatta il perdente, l’oppresso, che conduce verso la consapevolezza di esistere e di essere uomini.
Perchè il football senza il pubblico è il nulla; le connessioni tra il gioco più famoso del mondo ed il sociale sono sotto gli occhi di tutti.
Ed esistono dei giocatori che incarnano alla perfezione questo status, veri e propri titani che dal popolo sono scesi nell’arena e che, nonostante le luci della ribalta, hanno mantenuto incontaminato lo spirito originario.
Più forti delle tentazioni offerte dal lusso e dalla comodità, più forti delle debolezze che attanagliano ogni essere umano; tutte le persone hanno dentro di loro una parte cupa, oscura, in cui albergano subconsciamente paure, solitudine e demoni. Ma è la lotta contro tutti questi fattori avversi a ridare dignità a colui o colei che si trovano spaventati e smarriti.
E spesso le regole da applicare nella giungla irta di pericoli che è la vita quotidiana, possono essere prese in prestito dal football. Ma non quello sport dei divi con i capelli pieni di brillantina o di quei sofisti che fanno elucubrazioni tattiche anche sulle amichevoli estive. Il calcio da raccontare è una dimensione dionisiaca, una pulsione di amore ed orgoglio che fa rialzare la testa e che fornisce quella voglia di reazione la quale, per alcuni, potrebbe essere applicata come panacea alle difficoltà a cui la vita mette davanti.
E’ il caso di Tony Adams, storico capitano dell’ Arsenal, una fama da attaccabrighe ed una carriera costellata di trofei.
Non è facile indossare sul braccio la fascia da capitano in una squadra piena di campioni. Non è facile rappresentare davanti tutta l’ Inghilterra e davanti tutta Europa un team che può vantare Henry, Pires, Ljungberg, Vieira, Seaman e Bergkamp. un tasso tecnico mostruoso, goal a grappoli e giocate funamboliche.
Una squadra, quell’ Arsenal di Arsene Wenger, talmente perfetta da fare il vuoto per due anni in Premier League ed FA Cup, fino ad ottenere addirittura l’appellativo di “invincibili”.

I problemi con l’alcolismo, la caduta in disgrazia di George Graham, le terapie di coppia con la moglie: quale uomo comune, visiti i micidiali tempi moderni, non ha nemmeno sfiorato solo uno di questi problemi?
George Graham fu il maestro della storica vittoria del campionato ad Anfield, nella tana dei Reds. Divenuto in breve tempo un solido riferimento per tutto l’ambiente dell’ arsenal, il manager seppe essere un pilastro anche per Tony, anima fragile fuori dal campo ma mastino implacabile il Sabato pomeriggio.
Il venir meno di una figura così centrale, portò il volubile capitano verso una navigazione a vista in alto mare. il buon Tony Adams ha più volte provato a disintossicarsi, non solo fallendo miseramente ma nache scendendo in campo in condizioni mentali non all’altezza.
Dopo anni di supplizio, costato oltretutto anche il posto in nazionale, avvenne però una presa di coscienza dettata dalla consapevolezza di non poter buttare la vita ed i doni che essa ha da offrire.
Un bel giorno a Londra, con un cielo stranamente soleggiato e con un clima molto poco British ed invece molto latino, il capitano dei Gunners era seduto al tavolino esterno di un pub sorseggiando una Guinness. E fu proprio lì la svolta. Fu in quel momento fuggente ch l’uomo rimase perplesso di se stesso, posò la pinta ancora mezza piena ed iniziò una lunga e probante riflessione, con l’aiuto del gentilissimo proprietario del pub. Una maieutica socratica nel cuore della City, proprio quella metropoli in grado di evocare le più belle sensazioni che un uomo possa provare.
Tony si rivide lì, ad Higbury, con l’aria fredda nei polmoni, i parastichi spezzati e lo sguardo intimorito degli attaccanti avversari. Il pubblico in delirio, la Clock End che esplode di gioia, lo sguardo tronfio in panchina di quel gentleman alsaziano da poco giunto nel Nord di Londra.
Il lavoro iniziò così a divenire lo strumento per riacquisire le capacità e la consapevolezza in se stesso, e le motivazioni non potevano non provenire dal profondo del cuore. Si, è vero, il football va oltre il semplice aspetto ludico, è un vulcano di sentimenti nascosti nel profondo dell’anima. Evoca senso di appartenenza, radici e legame con le generazioni passate, di cui tu calciatore o tu spettatore in quel momento sei il terminale. Ognuno è indispensabile a suo modo in questo momento di poesia catartica.

I crismi e gli antichi valori tornati alla ribalta hanno aiutato Tony, che ha poi trasferito con successo nella vita quotidiana questo mondo di lealtà e pulsioni.
C’è sempre un’altra stagione quindi, ed il football è un’iniziazione ad una vita magari non totalmente felice, ma quantomeno a testa alta. Ritrovata la sua cattiveria agonistica, Adams guidò con fierezza l’Arsenal su tutti i campi d’Inghilterra, regalando spettacolo e scrivendo in maniera indelebile il proprio nome nella storia dello sport europeo.
Da li in poi fu un crescendo di successi anche sul piano personale, arrivando al culmine con il superbo coast to coast contro l’Everton ad Higbury. Un goal d’autore, insolito per uno stopper, che venne dallo stesso Adams celebrato con le braccia al cielo e gli occhi chiusi. Una sobrietà ben lontana dalle carovane carnascialesche odierne. Una sobrietà baciata dal sole di Londra, fenomeno insolito ma stranamente uguale a quel giorno in cui Tony si trovava seduto al pub sorseggiando la sua Guinness, riflettendo.
Quelle braccia al cielo, gli occhi chiusi dai queli sgorgano piccole lacrime, sono oggi immortalate in una statua situata all’ingresso dell’Emirates Stadium. Un simulacro all’uomo che, seppur sofferente, è in grado di reagire all’oscurità facendosi forza sulle piccole gioie quotidiane.
Un monumento al Football. L’arte della leadership.

Gabriele Fumi

 

Gabriele Fumi

Gabriele Fumi

Il mio unico credo è il football, tutto il resto è in discussione
Gabriele Fumi