LETTERE A PP – “Vi racconto la mia trasferta a Sofia per Ludogorets-Arsenal di Champions League”

Cari amici di Passione Premier, quest’oggi vogliamo raccontarvi il viaggio del nostro amico Eduardo, grande tifoso dell’Arsenal e che qualche settimana fa, ha avuto l’opportunità di seguire la sua squadra per il match di Champions League in casa del Ludogorets, squadra bulgara.

Non avevo mai compreso a pieno il significato di “Away Days”: ero già stato in trasferta con gli Italian Gooners: prima a Milano, poi Montecarlo, Monaco di Baviera… Spesso però era risultata una semplice “toccata e fuga” e mai mi ero sentito così parte di qualcosa, come successo in quel di Sofia.

Ho passato 2 giorni nella capitale della Bulgaria, sentendomi a casa, pur trovandomi a circa 1512 Km dalla mia amata Osimo. Ho approfittato del Ponte scolastico per farmi questo piccolo regalo, diventato, con il passare delle ore, un’autentica manna dal cielo per la mia giovane carriera da studente stressato.

Ho trovato i biglietti tramite un “Amico/Mentore” bergamasco, ben noto negli ambienti di Islington, grazie alla sua simpatia e alla sua spasmodica passione per tutto ciò che è Arsenal; ovviamente c’era anche lui a Sofia.

Parto il 31 Ottobre ( appena rientrato dalla gita scolastica: 5 giorni tra Budapest/Vienna/Lubiana) con il treno, a pomeriggio inoltrato per recarmi a Trento, più precisamente a Pergine, per raggiungere un mio carissimo amico trentino, compagno di tifo e sventure diventato anche compagno di camera nell’Est Europa.

Arriviamo a Sofia in tarda mattinata e, dopo esserci regalati qualche ora di turismo e di sonno, raggiungiamo nuovamente il centro della città per incontrare il già citato Bergamasco, noto non a caso nell’ambiente come “Regular part timer” (più di 300 live games dalla sua), autentica guida turistica per questa 2 giorni, e i già numerosissimi tifosi inglesi, e non, presenti. Dopo una cena a base di pietanze e bevande tipiche del posto, concludiamo la serata in un locale imbastito per l’occasione dai membri dell’Arsenal Bulgaria, numerosi e rumorosi come non mai.

La mattina del Match la sveglia è puntata per le 10.10, relativamente presto, visto le ore di sonno effettive e i “postumi”della serata. La città, nonostante le temperature proibitive, è già ricca di Gooners in T-Shirt e spesso pantaloncini corti pronti a sfidare con coraggio e un pizzico d’incoscienza il meteo.

Passiamo il pomeriggio tra Pub e locali più svariati, venendo colpiti in particolare maniera da quello allestito per l’occasione in Positano Street che trasmetteva in un Maxi Schermo immagini della famosa stagione degli”Invincibili” e serviva birre create per l’occasione con “incarti” celebrativi.

Arriviamo allo stadio con pesante anticipo: colpa mia che ho problemi nella gestione dell’ansia pre-match, venendo perquisiti almeno 5 volte a testa, con dispiegamento assolutamente esagerato delle forze dell’ordine, e relativa messa in dubbio (“it’s dangerous”) dell’utilizzo delle chiavi dell’Hotel nel quale avremmo alloggiato. Giusto il tempo di attaccare lo striscione dei Gunners Bergamo, scambiare un paio di parole con i vicini che i ragazzi scendono in campo per il riscaldamento: Özil e Cech trai più applauditi, Coquelin quello più concentrato (ho visto incazzarsi più lui in 10 minuti di partitella che Arshavin in 4 anni) ed Alexis Sanchez che spiccava per competitività già nel “torello” pre-gara.

Ha poco senso parlare del Match in sè, potrei citare tanti aneddoti: La sigaretta del gol, i pantaloni strappati, i cori in bulgaro… Ma non averli vissuti in prima persona rende difficile comprenderli, preferisco arrivare dritto al minuto 88 quando Mesut Özil decide di far capire a me e agli altri presenti per l’ennesima volta che ne vale la pena, che non esiste niente di meglio di incazzarsi per l’Arsenal, quando avremmo dovuto incazzarci per altre cose.

Quei 6 tocchi che lo dividono dalla conclusione a porta vuota sono un autentico orgasmo calcistico, che nel settore ospiti viene visto come un lunghissimo preludio ad una vera e propria esplosione di urla, grida e gesti inconsulti che mi portano ad abbracciare/baciare e venir abbracciati da vicini/lontani, inglesi, italiani, austriaci che ritroverò ed incontrerò a fine partita, ridendo di tutto ciò.

Tifare Arsenal non è per tutti, lo dico e lo penso da sempre, non è presunzione o superbia, magari semplicemente un filo d’orgoglio per quello che ho visto, fatto in questi pochissimi anni da tifoso (chi mi conosce può confermare) ma serate come questa ti mettono in pace con il mondo, con lo Sport e soprattutto con te stesso facendoti capire che, anche a KM e KM di distanza dalla squadra, non sarai mai solo e il tuo supporto, se non magari direttamente da te, a quegli 11 “mercenari” o meno arriverà sempre: ed è quella la cosa più importante.

Eduardo

Eduardo

Giovane universitario marchigiano,innamorato del calcio e di tutte le sue sfumature.L'Arsenal significa per me più di quanto debba significare.
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