TOFFEES CORNER – La paura di vincere

Buongiorno amici tifosi dell’Everton e amici di Passionepremier.com! Dopo Natale, ci siamo rovinati il Capodanno. Se il Boxing Day era stato all’ultimo respiro, il turno infrasettimanale di lunedì ci ha offerto ancor più emozioni, gol e madonne volanti, che mai ci vengono in aiuto.

L’impegno contro lo Stoke City non era affatto semplice, l’Everton affronta in casa una squadra che nell’ultimo mese ha sconfitto entrambe le squadre di Manchester, impensabile per una squadra modesta come quella di Hughes, composta da giovani speranze e bidoni europei mandati al macero sul fiume Trent. Dall’altro lato l’Everton è una squadra nel bel mezzo di una crisi di identità, di gioco, di preparazione, ogni cosa. Da troppo tempo non offriamo una prestazione convincente: l’attacco funziona, il centrocampo ad intermittenza, la difesa è assolutamente rivedibile. Il mix di questi tre elementi comporta il cuore in gola ad ogni gara e la corsa a cercare il colpevole.

Arriviamo comunque alla gara casalinga contro i Potters sotto pressione, con un Lukaku spietato che pare in grado di segnare anche bendato e legato al palo ma il resto della squadra sfiduciata. È l’occasione giusta per cercare di raddrizzare la rotta, un pareggio non servirebbe a nessuno ma una sconfitta sarebbe addirittura deleteria, anche per il morale, visto il gennaio durissimo che ci aspetta. Affrontiamo quindi così una squadra che in questo campionato non è mai riuscita a segnare più di due gol. E ne prendiamo 4 in casa.

Tutto inizia nel primo tempo, che l’Everton gioca bene peccando solo un po’ di incisività. Lukaku è servito bene in un paio di occasioni ma non riesce a concretizzare, fin quando non accade un elemento standard nelle partite dell’Everton: un calcio di punizione per noi viene ribattuto e sul contropiede un semplice cambio di campo trova Shaqiri presente sul pallone e la nostra difesa in ritardo. Inevitabile lo 0-1. Un vero peccato, per come si stavano mettendo le cose, ma Romelu decide che non va bene e decide anche che se vuole, lui in area si prende tutto il tempo di girarsi e pensare a dove buttarla prima di trafiggere Butland e ripristinare la parità. Si ricomincia, e salutiamo McCarthy, toccato duro, che esce per far posto a Cleverley. Al 45esimo, quando ormai le squadre stavano già scegliendo il gusto del the caldo da bere nello spogliatoio, un’azione terribilmente simile a quella precedente trova ancora una volta Galloway che si fa scavalcare nuovamente da Shaqiri, che miracolosamente con un tiro al volo azzecca la traiettoria per trafiggere Howard per la seconda volta, mandando le squadre nello spogliatoio con lo Stoke City in vantaggio.

Nella ripresa dovrebbe scatenarsi il monologo Toffees, invece nei primi quindici minuti non accade nulla, né da una parte né dall’altra. Una sterile melina che viene interrotta solo da Romelu Lukaku che, sfruttando un passaggio di Cleverley, mette dentro il 2-2 che vale il suo 18esimo centro stagionale. La squadra pare riprendere a respirare nonostante Cleverley sia costretto ad abbandonare il campo per infortunio in favore di Naismith in quella che, stando alle voci di mercato, sarà la sua ultima apparizione in maglia Royal Blue. Lo scozzese volante ci mette novanta secondi a sbatterci in faccia il fatto che Martinez, non lasciandolo giocare, stia sbagliando. Novanta secondi come il tempo trascorso tra il suo ingresso in campo e il tiro che scocca dal limite dell’area, che fa la barba al palo facendo tremare tutti i tifosi a Goodison Park. Ma l’Everton sembra più in palla in questo break, e Barkley serve Deulofeu a due centimetri dalla porta, con lo spagnolo che insacca e manda avanti l’Everton per 3-2. A questo punto bisogna lottare per venti minuti e salvare il risultato, magari apportando dei cambi. Ahahah scusate, scherzavo, Martinez non cambia MAI. Ma ci chiudiamo dietro e aspettiamo lo Stoke che, appena arriva, combina un macello con un pallone che passa almeno tre volte nella nostra area di rigore, prima che Howard cerchi di porre fine a ciò smanacciando il pallone più lontano che può, purtroppo sui piedi di Joselu che all’80esimo minuto riporta le squadre in parità.

A questo punto entra in scena il plurindagato e plurisospeso arbitro Mark Clattenburg che, ricordiamo, è stato sospeso per cinque anni (dal 2007 al 2012) dal dirigere partite dell’Everton dopo lo scandaloso arbitraggio del derby del 20 ottobre 2007. Dopo una gara passata zitto e buono, decide che è al novantesimo che deve fare la cagata. Stones ferma Arnautovic, in maniera scomposta forse ma arriva nettamente sul pallone, rigore contro di noi. Arnautovic, con quel codino ignobile alla Carroll, ha anche la stessa faccia di bronzo di Carroll ad esultare dopo un rigore regalato. E cala il sipario su una gara che avevamo quasi vinto, che avevamo recuperato due volte prima di buttare irrimediabilmente alle ortiche. La colpa di chi è? Se siamo una squadra zemanianamente ridicola, che non riesce a gestire un vantaggio contro una squadra che al 70esimo era atleticamente cotta, di chi è? Se abbiamo una difesa che pare aver dimenticato anche le diagonali basilari, di chi è? Se abbiamo dei giocatori che necessitano urgentemente di una pausa, non essendosi quasi mai fermati da agosto, di chi è? Se per sostituire un giocatore rotto ne rischiamo uno appena tornato, che ovviamente finirà col farsi male anch’egli, di chi è? Se abbiamo un organico di livello che riesce a vincere appena 16 volte su 51 gare, la colpa di chi è? Se abbiamo paura di vincere, la colpa di chi è?

Fischi al Goodison Park al termine del match. Non avremmo mai voluto sentirli ma serpeggia l’impressione che i tifosi non abbiano affatto torto. Complimenti e buon anno.