TOFFEES CORNER – Spunti di riflessione

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Benritrovati, amici di Passione Premier e dell’Everton! Nelle scorse settimane abbiamo già affrontato diversi temi importanti, per la squadra ed i tifosi, cercando di analizzare puntualmente il tutto. Questa settimana, invece, voglio mettere una serie di puntini di sospensione e lasciare a voi il giudizio sulla nostra squadra prima di assaggiare il gusto delle coppe, questa sera col Barnsley in Capital One Cup, tramite la nostra pagina Facebook o Twitter o inviando una bomba-carta direttamente al sottoscritto.

In pochi avrebbero scommesso su una vittoria casalinga dell’Everton, contro un Manchester City che – per la prima volta da quando è tornato in Premier League, nella stagione 2002/2003 – sembra finalmente una squadra vera, ordinata e con poca differenza di potenziale tra i vari reparti in campo. Se qualcuno poi ha scommesso davvero sull’1 a me dispiace tanto, so cosa si prova e lo ringrazio della fiducia, ma i Citizens quest’anno sono di un altro livello.

La formazione messa in campo da Martinez è quella che potremmo definire la formazione-tipo di quest’inizio di stagione, 4-2-3-1 con la linea difensiva composta da Stones e Jagielka centrali, Galloway a sinistra e Coleman a destra; McCarthy e Barry davanti alla difesa, la batteria di trequartisti composta da Kone a sinistra, Barkley centrale e Cleverley inizialmente messo a destra, spostatosi poi a suo piacimento durante il match e l’unica punta Lukaku.

L’Everton ha opposto resistenza finché ha potuto, Lukaku ha preso una traversa e, insieme a Ross Barkley, hanno in più occasioni dato qualche grattacapo a John Hart ma il Manchester City è stato superiore sia atleticamente che tatticamente già dai minuti iniziali. E non è affatto facile opporsi ad una squadra che, in tre sole partite, ha già schiacciato il Chelsea e messo a segno otto reti senza subirne alcuna, grazie ad un inizio di campionato straordinario da parte del Kun Aguero e di quel grandissimo giocatore, troppo spesso poco incensato che è David Silva. Seamus Coleman ha sfoderato un’apparizione di grande sostanza, rendendosi anche protagonista di un rovesciamento di fronte dopo un’opportunità di Sterling, confermando i progressi da quando è iniziata la stagione. Anche Jagielka ha avuto la sua occasione, con un colpo di testa che per poco non ha sorpreso il portiere avversario. Una tegola nella partita dei Blues arriva a fine primo tempo, quando il giovane Brendan Galloway viene praticamente gambizzato da un tackle di Bacary Sagna, terminando immediatamente la sua partita su una barella, entrerà Tylas Browning che però non riuscirà a strappare neanche un voto 5 di incoraggiamento. La fascia sinistra è subito stata identificata dal City come la zona debole dell’apparato royal blue in campo e infatti spesso Kone doveva sforzarsi in fase di ripiego per sopperire all’inesperienza del giovane Galloway, togliendo così di fatto ad uno dei quattro giocatori avanzati la possibilità, appunto, di avanzare per rendersi pericoloso. Il primo tempo si conclude con un Everton in crescita che strappa due calci di punizione ai rivali del match, con Lukaku che, come detto in precedenza, colpisce la traversa. L’Everton del primo tempo è una squadra di livello sicuramente inferiore al Manchester City ma che, da buon Davide, lotta con le unghie e con i denti per resistere a Golia, che infatti termina il primo parziale andando clamorosamente in bianco. Nell’intervallo però Pellegrini credo abbia drogato i Toffees, che sono scesi in campo più scarichi e distratti e, dopo un quarto d’ora, Sterling imbocca Kolarov che, complice un Howard non proprio da dieci e lode, fa passare la palla dello 0-1 per il Manchester City. Subito dopo Navas ci riprova ma stavolta l’americano risponde presente e blocca. L’unico cenno di vita del secondo tempo è regolato dal karma, con Barry che la insacca di testa e Kompany che riesce nel miracolo togliendo la palla dalla linea di porta. A due minuti dalla fine, Nasri sancisce la vittoria degli ospiti con un tiro che vede un’altra volta Howard non del tutto incolpevole. 0-2 e City lanciatissimo verso la vetta.

Ma veniamo ai nostri puntini di sospensione, annunciati ad inizio articolo.

Una sinistra abbastanza sinistra. Leighton Baines è infortunato. Ne avrà ancora per parecchio, non è a rischio la stagione ma sarà fuori per un altro mese abbondante. Ora che anche Galloway è infortunato e Browning non ha senso in quella posizione di campo, non sarebbe l’ora di guardare al mercato? Nella partita di domenica era chiaro come il Manchester City avesse individuato nella fascia sinistra del campo l’anello debole della catena con Kone, come già detto, costretto ad un lavoro di ripiego che l’ha tenuto lontano dalla zona avanzata del campo. Che tra l’altro, se anche fosse stato fisso in attacco, non avrebbe potuto fare altrimenti, vista la prestazione povera che ha sfoderato quando ha avuto qualche opportunità. L’eroe di sabato scorso sembra aver già rimesso i panni dell’uomo tranquillo, possiamo permettercelo?
L’Everton inoltre ha avuto grosse difficoltà ad imporre il proprio gioco – ammesso che Martinez ne abbia uno – perché ostinavasi a cercare la testa di Lukaku partendo dalle fasce, ma quando hai contro Vincent Kompany e un Eliaquim Mangala rigenerato dall’arrivo di un concorrente di tutto rispetto come Otamendi, capirete che non è così facile svettare in area. Infatti le occasioni migliori sono arrivate su calci piazzati, compresa la traversa di Lukaku. Tutti i Toffees sanno che, normalmente, l’incaricato dei calci piazzati è – guarda un po’ – Leighton Baines (chi non ha ancora negli occhi il ricordo del gol contro il Newcastle può tranquillamente chiudere la pagina e andare a leggere altri siti). Cosa sarebbe potuto succedere con il titolare in azione?

Porta pazienza. Quando ci sorprenderà l’inverno/Non sarò più portiere in questo albergo. Cantava così Enrico Ruggeri nel 1986, ben prima di rincretinirsi coi salumi e chissà che la storia di questo portiere così dolcemente dilaniato dall’amore non fosse ispirata a Tim Howard, così legato alla società del Merseyside ma con buona probabilità ormai giunto al capolinea atletico. La scorsa stagione è stata forse la più disastrosa per il ragazzo del New Jersey, tanto che a un certo punto il secondo portiere Joel Robles ha iniziato a sostituirlo in pianta stabile, lasciando presagire che fossero terminati i giorni inglesi per Howard. Quest’anno tuttavia è apparso abbastanza concentrato nelle prime uscite, e ieri anche ha dato un contributo notevole alla squadra, salvando più e più volte il risultato sui tentativi di Aguero e Navas, prima di soccombere scioccamente due volte. Nella prima azione, sul proprio palo, legge male l’intenzione e aspettandosi un cross si posiziona malissimo, permettendo a Kolarov di segnare un gol da posizione praticamente impossibile. Sul secondo gol, dopo una parata da incorniciare, si fa beffare da uno str****ssimo tocco sotto. È solo stanchezza e sfiducia, o sarebbe il caso di iniziare a valutare nuovi innesti anche tra i pali?

Roberto, non cambiare mai. Tom Cleverley, finora, si è dimostrato un ottimo acquisto, sempre presente e pronto, risultando uno dei migliori dell’Everton anche nella sconfitta di sabato. Tuttavia, schierare Cleverley da esterno di attacco, forzandolo poi a retrocedere a centrocampo in fase difensiva riporta alla memoria uno dei più celebri tormentoni di un gruppo comico del passato, i Trettre. Cleverley gioca centralmente, piaccia o meno. Schierarlo da esterno è solo un modo per pestare i piedi a qualcun altro e sbilanciare la squadra, vista la natura centrale del giocatore e visto che pare che l’Onu ci abbia formalmente imposto di non cambiare mai modulo. Soluzioni? Più di una. Se è vero che Mirallas e il tecnico catalano sono in rottura, e quindi sarà molto difficile vedere il belga in campo quest’anno, la soluzione-bis è un altro catalano, che risponde al nome di Gerard Deulofeu. La posizione esterna nel 4-2-3-1 è la posizione naturale dell’attaccante ex-Siviglia che sicuramente può portare un cambio di passo nella squadra ed altrettanto sicuramente può garantire un tocco di fantasia ad un organico che attualmente ripone le sue speranze artistiche unicamente in Barkley. Vero è pure che entrando a quattro minuti dal termine forse neanche Messi sarebbe capace di sconvolgere la squadra e allora ecco la terza ed ultima domanda, con la quale colgo l’occasione per salutarvi e darvi l’arrivederci al prossimo Toffees Corner su Passionepremier.com: Roberto, ci vogliamo muovere o no?