TOFFEES CORNER – Un nemico chiamato calendario

Buongiorno amici evertonians ed amici di Passionepremier.com, questa settimana voliamo all’Emirates Stadium di Londra per la partita dell’Everton contro l’Arsenal.

L’Arsenal di Wenger è una squadra al momento al top della forma e della condizione, come dimostra la vittoria di mercoledì scorso per 2-0 ai danni dell’invincibile armata del Bayern Monaco, ed è in striscia positiva da un mese circa in cui ha rifilato anche tre gol in un tempo solo al Manchester United. Non è quindi la gara più semplice al momento ma si inserisce per fortuna al termine di un mini-ciclo terribile che in venti giorni ci ha portati al derby, alla sfida con lo United ed ora contro l’Arsenal.

Martinez si affida sempre al consueto 4-2-3-1, con Howard in porta; la difesa è quasi quella titolare, con Coleman e Galloway sugli esterni e Stones-Jagielka centrali; davanti la difesa troviamo McCarthy e Barry, mentre i tre dietro la punta Lukaku stavolta sono Deulofeu, Barkley e Lennon.

La squadra appare in forma, non molle come abbiamo purtroppo potuto constatare in diversi primi tempi quest’anno, ed è una di quelle partite che ci si aspetta dal calcio inglese. Azione, errori da entrambe le parti, spettacolo. Va menzionato soprattutto Brendan Galloway, che approfittando di un evanescente Aaron Lennon si inserisce sempre nei meccanismi offensivi, come appunto dovrebbe fare l’ala sinistra ex-Tottenham, arrivando anche al tiro pericoloso in più di un’occasione. Questo ragazzo lo merita un gol e prima o poi ci riuscirà, state a vedere. Ma l’Arsenal sembra di un’altra categoria. Corre, spinge, imposta e sfrutta ogni minima distrazione dei nostri, con un affiatamento del gruppo impressionante. I giocatori non si cercano perché si trovano a memoria, e infatti al 36esimo Ozil sa già fin troppo bene che allargandosi sulla sinistra del campo, troverà Giroud in area ad inserirsi tra Stones e Jagielka, e diventa un gioco da ragazzi infilare così la difesa dei Toffees, complice anche un Tim Howard i cui riflessi nell’azione in questione appaiono leggermente ritardati. L’Everton prova a rimettere le carte in tavola, ma da un falletto evitabile di Stones, due minuti dopo, nasce la punizione con cui Cazorla imbecca Koscielny, che trova nuovamente un Howard insicuro ed impreciso tra i pali. Wenger dall’area tecnica si lancia in una irresistibile esultanza British che significa proprio “oh, parbleu, abbiam segnato, accipicchia”. Poco dopo, sullo scadere del primo tempo, ci prova anche Oxlade-Chamberlain, che colpisce dal limite dell’area, ma trova la gamba di Barry che spazza verso Deulofeu. Il catalano alza la testa e vede Barkley in progressione sulla sinistra, il pallone taglia il campo e Ross, complice anche la deviazione decisiva di Gabriel Paulista, sorprende Cech. L’arbitro manda le squadre negli spogliatoi sul risultato di 2-1 in favore dei Gunners.

Il secondo tempo si apre con la grande tradizione evertoniana di perdere un giocatore a partita. Questa volta tocca al capitan Jagielka, che contrastato da Oxlade-Chamberlain non ce la fa a proseguire e lascia spazio a Ramiro Funes Mori, che in coppia con Stones non avevamo ancora visto. Dai primi riscontri medici si apprende che Jagielka resterà fuori dalle otto alle nove settimane. L’argentino Funes Mori si rende subito protagonista della partita obbligando Giroud a guardare il pallone solo dai piedi degli altri, col francese che difficilmente riuscirà a superarlo nei quaranta minuti finali, a differenza di quanto purtroppo successo prima col Capitano e Stones. Ma la partita non si addrizza, e il mister opta per un cambio, al 70’ entra Mirallas per un Lennon non pervenuto, e la partita si accende, in quanto Mirallas va ad agire più da seconda punta che da esterno, e Lukaku ne giova potendosi permettere di stare ad aspettare il pallone. Ed infatti c’è ancora ampio spazio per lo spettacolo, Giroud riceve un pallone preciso da Ozil, il francese prende la mira e la spara alta per mettere fuori causa Howard, ma il nuovo pallone Nike venuto fuori direttamente dal blister delle Goleador del vostro tabaccaio di fiducia si stampa direttamente sul legno della traversa. Pochi minuti dopo, al 79esimo, è un’azione manovrata dell’Everton nata dal dialogo tra Barry, Barkley e Mirallas a portare Lukaku a colpire di testa davanti alla porta ma anche in questo caso la traversa nega la gioia del gol, con Cech che neanche abbozza una reazione sulla zuccata di Romelu. Flamini elettrico entrato all’81esimo prova prima la volée e due minuti dopo va a botta sicura di testa ma stavolta Howard non si fa sorprendere. Sul capovolgimento di fronte all’85esimo Lukaku la mette in mezzo per Mirallas ma la palla intercettata da Koscielny si ferma sul piede di Deulofeu, che da 15 metri la butta a destra di un Cech che aveva già intuito la vittoria e stava appunto buttandosi a destra, vanificando così il lavoro del catalano. Kone ovviamente non tocca un pallone nei cinque minuti finali in cui l’Everton avrebbe dovuto attaccare a testa bassa per cercare il pareggio. Anzi, un pallone lo tocca, togliendolo dai piedi di Mirallas per buttarlo deliziosamente addosso ai difensori dell’Arsenal che recuperano così un pallone innescando Ozil, la cui sventagliata improvvisa all’89esimo viene frenata solo dal palo esterno. Al 93esimo Barry si immola in maniera stupida, falciando un giocatore dell’Arsenal che provava la manovra offensiva e beccando il secondo giallo, sul quale si chiude la partita.

C’è poco da recriminare, o meglio sono sempre le stesse cose quelle a cui dobbiamo stare attenti. Le dormite in difesa non sono più tollerabili, soprattutto contro una squadra come l’Arsenal che sta dimostrando in campo il suo valore, e non ha senso scaricare tutta la colpa su Tim Howard, certamente non all’altezza del compito ma altrettanto certamente non del tutto responsabile se i difensori si perdono i giocatori in area. Ora c’è la Capital One Cup e ci attende il Norwich in casa. È una possibilità per rialzare subito la testa in una coppa a noi storicamente ostile, oltreché un importante banco di prova per Funes Mori che, complice l’infortunio di Jagielka, è chiamato a prendere in mano le redini della difesa Toffees.

Nella gara interna di Capital One Cup di ieri sera, giocata a Goodison Park contro il Norwich, l’Everton si è imposto solo ai rigori contro un coriaceo Norwich, squadra di qualità inferiore aiutata soprattutto dal pessimo approccio dei Toffees alla gara. Martinez si presenta con un “rivoluzionario” 4-4-2, con Joel in porta, Stones e Mori centrali di difesa, con Browning largo a destra e Oviedo largo a sinistra. A centrocampo McCarthy titolare inamovibile a far coppia con Gibson davanti la difesa e Leon Osman e Mirallas a coprire le fasce. In attacco il tandem Lukaku-Fantasma di Kone. Il Norwich passa al 51esimo con Bassong, ed Osman pareggia i conti al 68esimo. Da lì in poi si apre la sagra dell’errore, con Lukaku, Mirallas e Barkley che sprecano diverse occasioni fino al 120’ minuto, quando la lotteria dei rigori premia l’Everton e soprattutto il vituperato portiere Robles, autore di una parata che si rivelerà poi decisiva sul rigore tirato da Hoolahan. Finisce 4-3 per l’Everton che insieme a Stoke City, Sheffield Wednesday e Hull City stacca il biglietto per i quarti di finale della competizione.