ESCLUSIVA – Quando la realtà è meglio dei sogni, intervista a Giulia Ferrandi

In Italia il calcio femminile è ben lontano dalle luci della ribalta e dal mondo dorato di quello maschile; ciò nonostante può ancora succedere che, come nella più classica delle favole, basti davvero poco per riportare lustro a tutto un intero movimento sportivo. La passione non si decide in base al fatto che uno sport sia maschile o femminile; per le ragazze si tratta solo esclusivamente di ardore calcistico, perchè di soldi ne girano veramente pochi e le atlete hanno tutte (o quasi) un lavoro che le aiuta e che occupa gran parte della giornata.
E’ il caso di Giulia Ferrandi, centrocampista classe ’92 e nativa di Bergamo. Dotata di un temperamento alla Paul Ince e di un poderoso sinistro alla Julian Dicks, ha rubato l’occhio del West Ham United Ladies nel corso della sessione estiva di calciomercato. Dopo aver mosso i suoi primi passi nelle fila dell’Atalanta, con la cui maglia ha debuttato in serie A, Giulia è passata al Brescia nel 2009, ed è proprio con la maglia delle rondinelle che ha conosciuto la definitiva consacrazione (vittoria della Coppa Italia). Malgrado la rottura del crociato subita nel 2012, Giulia riprende l’attività agonistica circa 12 mesi dopo, passando al football a 5 con la maglia delle Lupe. Ed inizia a segnare a raffica, meritandosi anche la convocazione in nazionale. Ma questa è un’altra storia.
La chiamata del West Ham giunge per certi versi inattesa, ma come si fa a dire di no ad un’avventura del genere? In pochi giorni, Giulia diventa assoluta protagonista sia nei network italiani che in tutto il mondo hammers. E’ una rinascita, è una nuova genesi, sia moralmente dopo la batosta dell’infortunio, sia nei confronti di tutti quei dirigenti che avevano da poco dipinto il calcio femminile in maniera quantomeno discutibile e folkloristica.
Ma l’impresa di Giulia è molto, molto di più. Il suo esempio è quello di una persona che sa credere nei sogni e che, se si vuole, anche le cose più difficili possono risultare possibili.
E non è forse questo il mondo di noi amanti del football romantico? Mentre i nostri fratelli ed amici ottengono promozioni lavorative, mettono su famiglia e si conquistano il meritato rispetto sociale, noi ci ostiniamo ancora come dei bambini ad inseguire ancora i nostri sogni. Ed i nostri sogni molto spesso hanno la forma di un pallone. Ma che ci vuoi fare? Siamo fatti così, e non c’importa se piacciamo o meno.

Il West Ham Ladies è attualmente guidato dal manager Marc Nurse, che ha rilevato la leggenda hammers Julian Dicks, e disputa le sue partite interne nello stadio di Upminster Avenue, nell’Essex. La cosa che più ci stupisce consiste nella particolarità che ogni football club ha sia una squadra maschile che una femminile, e quindi la passione delle tifoserie al seguito ed il loro interesse morboso rimane pressochè inalterato, non ci sono discriminazioni sessiste o considerazioni volte a sminuire il tutto. Proprio come ci ha detto Giulia, “il nostro centro di allenamento è il West Ham training ground, lo stesso della squadra maschile” situato – aggiungiamo noi – tra il Saint Chads Park e la Chiesa di Sant’Edoardo d’Inghilterra, Chadwell Heat.
Spinti dalla curiosità e dalla volontà di rendere pubblica una storia così interessante, abbiamo deciso di intervistare la nostra connazionale Giulia in merito alla sua avventura nella terra d’Albione.

Quali sono le differenze principali tra il calcio in Italia ed in Inghilterra, come ritmo, intensità e tattica?

“La cosa che indubbiamente differenzia il calcio italiano da quello inglese è la fisicità.
Non manca l’intensità, ed a livello di corsa siamo comunque su di un livello superiore rispetto al calcio latino. Si, devo dire che in Inghilterra si corre tanto, ma veramente tanto!”

Il West Ham è un club che coinvolge parecchio gli abitanti dell’East End. Come vivi questa passione smodata da parte della gente?

“È incredibile la passione degli Hammers, qui in zona mi hanno accolto come se fossi una vera star, spesso mi fermano per foto e firmare autografi. Sui social si scatenano con messaggi molto carini e di supporto. Un altro pianeta rispetto all’Italia credo. Il West Ham è molto di più di una semplice squadra di calcio, e ci tengo a ringraziare tutti davvero di cuore.”

Il calcio femminile come è considerato in Inghilterra rispetto all’Italia?

“Ovviamente il calcio femminile è molto più considerato in Inghilterra. Anche se si giocano partite poco importanti o match che magari possono non essere prettamente di cartello, la gente che viene allo stadio non manca mai. Poi si punta forte sul fattore immagine, sia a livello di squadra che a livello di ogni singola giocatrice.”

Hai visitato il Boleyn Ground?

“Boleyn Ground è veramente lo stadio inglese per eccellenza. Se ci entri è come tatuarti nel cuore i martelli inglesi. Per me è stato amore a prima vista: dei tifosi, dell’ambiente…Insomma di tutto.”

Articolo ed intervista a cura di
Gabriele Fumi

Gabriele Fumi

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Il mio unico credo è il football, tutto il resto è in discussione
Gabriele Fumi