VIDEO – Cieli e campi: un sabato pomeriggio al Craven Cottage, diario di viaggio

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Sabato 24 agosto, in quel di Londra splende il sole. È una di quelle giornate dal cielo terso e se abiti in una città che difficilmente regala temperature gradevoli devi approfittarne.

Una settimana fa, fortunatamente, decisi di acquistare un biglietto per assistere alla partita tra Fulham e Nottingham Forest, partita valevole per la 4^ giornata di Championship che si gioca nell’incantevole cornice del Craven Cottage.
Con l’App del Meteo sempre a portata di mano mi ero messo a cercare disperatamente un biglietto. Il primo passo è stato quello di registrarsi sul sito del Fulham, https://www.fulhamfc.com/, inserendo i classici dati e in ultimo l’indirizzo e il Post Code; abitando già nel Regno Unito la procedura è stata rapidissima.

Una volta effettuata la registrazione, ho iniziato la spasmodica caccia al tagliando, trovando pochissimi posti disponibili.
Con la mano sul mio mouse mi sono mosso rapidamente, da far invidia agli hacker più malefici. Dopo 30 secondi ho visto che alcuni posti, indicati di verde perché disponibili, diventavano grigi, mi dovevo sbrigare. Il mouse ha iniziato a farsi pesante, come un rigore decisivo al 90esimo; ero indeciso se prendere posto nella Johnny Haynes Stand, tribuna centrale, affascinato dal fatto di poter sedere su uno di quei vecchi e storici seggiolini in legno, oppure nel settore dietro la porta, ossia la Hammersmith End. Nel primo caso si segue la partita come se si fosse a teatro, seduti composti, con la testa alta che segue l’azione, ogni tanto ci si lascia scappare qualche OH quando gli avversari sbagliano un passaggio. Nel secondo caso la partita è più coinvolgente, chi vuole tifa, chi non vuole resta seduto a godersi lo spettacolo, la vista di fronte proprio al famoso Cottage, con la balconata dei cosiddetti Vip alle spalle. Mentre l’indecisione avanzava c’erano sempre meno posti verdi e aumentavano quelli grigi, in tinta con il colore del cielo.
Chi troppo vuole nulla stringe, bene, bisognava decidersi.

Dopo un rapido consulto con il mio intuito, la scelta ricade sul settore un po’ più caldo, Hammersith End, Blocco H6, Fila G, Posto 149, a un paio di file dal campo. Il tutto alla cifra abbordabile di 30 sterline.

Una delle migliori scelte della mia vita.

 

 

Eccoci tornati a Sabato 24 agosto.
Mi alzo di buon’ora e come ogni mattina, prima di spostare le tende, incrocio le dita e spero che un timido raggio di sole rifletta sull’orologio della mia cucina.
Quatto quatto, in punta di piedi quasi per non disturbare sua maestà il sole, mi avvicino alla cucina e sorrido.

Dalle tende traspare una luce forte e decisa, spostando le tende ne ho la conferma.
Immagino già il manto erboso del Craven Cottage e il cielo azzurro, una sovrapposizione di colori soave.
Di buona lena mi vesto, lanciando uno sguardo di sfida al mio K-way che purtroppo tengo sempre davanti a tutti gli altri abiti nel mio armadio, quasi in segno di rispetto, oggi però lo piego e lo ripongo nel cassetto dei vestiti invernali, ben conscio però, che lo riutilizzerò molto presto.

Da classico e buon londinese, controllo di avere la mia fida Oyster Card in tasca e corro a prendere la metro.
Dopo qualche fermata mi viene un brivido, mi si blocca la mandibola e ho un sussulto…il biglietto!
Inizio a frugare nel mio zaino, poi cerco disperatamente nelle tasche, in una frazione di secondo mi cade il mondo addosso; dopo un attimo prendo il mio portafogli e tra qualche scontrino di troppo intravedo il mio biglietto.
Tiro un sospiro di sollievo lunghissimo e sorrido alla signora di fronte, che confusa abbassa lo sguardo e continua a leggere il suo libro.
Ci siamo, è tempo di scendere, la mia fermata è Putney Bridge, stazione della District Line.

Appena uscito dalla stazione, intravedo subito qualche tifoso con la sciarpa dei Cottagers.
Camminando verso lo stadio mi aggrego alla processione di gente. Mi immergo nel bellissimo Bishop’s Park, un tempo territorio incontaminato pieno di cottage, dove Anna Bolena, meglio conosciuta come la Lady d’Irlanda, amava praticare la caccia alla volpe.

Il parco costeggia la riva del Tamigi creando una cornice suggestiva e romantica.
La distesa verdissima è piena di alberi secolari che creano l’ombra alle famiglie per i pic-nic, camminando s’incrociano gli sguardi degli anziani signori, col panciotto e il farfallino, che da buoni vecchi inglesi hanno mantenuto lo stile di un tempo.
Le signore altezzose con i loro cappelli eleganti passeggiano con passi lenti e coordinati, con i loro levrieri al guinzaglio che sembrano camminare danzando.
Io accelero il passo per paura di fare tardi.

Uscendo dal parco s’imbocca una delle vie più belle di Londra, ovvero Stevenage Road, una strada piena di case con i fiori alle finestre e le porte colorate; se non sapessimo di trovarci a Londra sembrerebbe di essere immersi in uno di quei villaggi di campagna della contea del Somerset dove hanno preso ispirazione vecchi romanzi inglesi.
Dopo qualche minuto eccoci finalmente di fronte al magico Craven Cottage. Resto impalato per qualche istante, le case distano non più di una decina di metri dalle mura dell stadio, se non ci fosse una partita giurerei d’esser a una festa del quartiere, con i baracchini che servono pinte di birra e hot dog che sprigionano un aroma stuzzicante e tentatore.

Mi decido a entrare, ingresso 34, i tornelli sono strettissimi, dopo pochi istanti mi trovo dentro lo stadio.

È come se fosse sempre la prima volta.

Le tribune trasudano storia e il vecchio Cottage incastonato è una meraviglia, a metà tra fascino e follia.
Un cottage dentro uno stadio di calcio, da togliere il fiato.

Il Match parte forte con gli ospiti subito in vantaggio dopo 4 minuti grazie alla rete del solito Grabban, il Fulham si riversa nella metà campo avversaria per tutto il primo tempo ma gli ospiti tengono botta e non si scompongono andando in vantaggio per 1-0 al riposo.

Nell’intervallo cedo al profumo insistente e ne approfitto per rifocillarmi con la specialità locale, hot dog accompagnato da una pinta di birra locale. Il tutto condito con la classica English Mustard e la vista del Cottage.

La ripresa inizia sulla falsa riga del primo tempo, Fulham all’attacco e Nottingham che al 61′ raddoppia ancora con Lewis Grabban. Lo scoramento dei tifosi seduti di fianco a me è intenso, ma nonostante il risultato noto con piacere famiglie sedute comode, anziani signori che sgranocchiano i rimasugli della loro apple pie e poi i tifosi più caldi che incitano i Cottagers, che al minuto 83 trovano il gol che accorcia le distanze con Mitrovic.

La partita, nonostante un recupero sostanzioso, finisce così, Fulham – Nottingahm Fores 1-2.

Al triplice fischio i tifosi ospiti esplodono mentre il tifo più composto, quasi da teatro della Johnny Haynes Stand applaude i propri beniamini, perché da queste parti, anche se perdi, non vieni fischiato.
Noi della Hammersmith End facciamo uguale, tutti in piedi. Spettacolo.

Usciamo dallo stadio soddisfatti e con quella sensazione di aver goduto di un bel pomeriggio di calcio, proprio all’inglese.

Dopo il match abbiamo il tempo di ammirare le vecchie glorie del Forest, i tifosi della vecchia guardia, reduci probabilmente dai trionfi delle Coppe dei Campioni, storie viventi che camminano. Nel frattempo i tifosi del Fulham si sistemato vicino all’ingresso da dove usciranno i giocatori delle due squadre per raccogliere autografi e immortalarsi in qualche foto ricordo.

Tutto questo accade nella tranquilla normalità di un quartiere che il sabato pomeriggio si anima improvvisamente quando gioca il Fulham.

Io mi siedo per qualche istante su una panchina poco lontana dallo stadio, per percepirne ancora l’emozione, con il rumore del Tamigi che mi dà l’ispirazione inizio a scrivere per voi che leggerete.

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