Balla coi lupi! Trionfa Espirito Santo: i Wolves tornano in Europa

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di Simone Dell’Uomo

Un sogno, un miracolo, realtà. Chiamatelo come volete, fatto sta che da stasera i lupi sono tornati in Europa. Dopo anni difficilissimi, dopo annate oscure, il Molineaux tornerà ad assaporare le dolci note europee. In virtù del trionfo del Manchester City, che distrugge a Wembley 6-0 il Watford e completa il triplete britannico, i Wolves giocheranno infatti la prossima Europa League. 39 anni dopo, per la prima volta dal lontano 1980. Partiranno chiaramente dal terzo turno preliminare, quello di luglio, ma il gioco varrà assolutamente la candela.

Il trionfo del coraggio, il trionfo delle idee, il trionfo della passione. Tutti e tre concetti meravigliosamente associati ai Wolves, ma soprattutto al loro condottiero, Nuno Espirito Santo, che due anni fa ebbe il coraggio di scendere in Championship, riportare il club in Premier e conquistare un fantastico settimo posto al primo anno in massima serie. Idee intriganti, affascinanti, un 3-5-2 di matrice mediterranea per avvolgere la manovra, tessere la giusta tela ed esaltare il palleggio di interpreti portoghesi dal dna grintoso, cocktail perfetto per trionfare in Premier.

Il trionfo della passione di un tecnico che due anni fa ha saputo sposare prima un progetto importante, poi soprattutto abbracciare la filosofia di un club storico, uno dei più importanti in piene Midlans, entrando col suo modo d’essere tra i cuori dei sostenitori del caldissimo Molineaux. Un Molineaux tornato a rappresentare teatro drammatico per tanti ospiti, soprattutto quelle big che proprio lì hanno lasciato sangue e penne tornando a casa col bottino vuoto. Nuno Espirito Santo, NES, l’acronimo narrato sui suoi cappotti. Un signore d’altri tempi, passionale e genuino, alla Pochettino. Perchè fa freddo in Uk, sì, ma non nel suo cuore. Non nel cuore dei suoi assistenti, che abbraccia ogni qualvolta si gonfia la rete. Nemmeno nel cuore dei tifosi arancioneri, che adesso amano e applaudono la figura che ha cambiato la storia recente dei lupi.

Conquistare l’Europa al primo anno in Premier era complicato. Era un sogno, nulla più. Col passare dei mesi lavoro e passione hanno portato i loro frutti, la squadra ha guadagnato la reputazione di Giants’ Killers, e risultato dopo risultato l’appetito è venuto mangiando. Sbaragliata la concorrenza di Leicester, Everton, West Ham e soprattuto Watford. Tutto attraverso uno stampo portoghese: Rui Patricio, Joao Moutinho, Ruben Neves. Già, soprattutto Ruben, l’uomo della storia, il fulcro di gioco, la mezzala perfetta con le sue fantastiche traiettorie da fermo e non. Un 3-5-2 avvolgente, sì, ma mai lento e compassato, perchè grazie a Castro e Jota la squadra ha saputo catalizzare le azioni e colpire velenosamente le difese avversarie. Colpire grazie alla fame ed alla cattiveria agonistica di Raul Jimenez, riscattato a suon di milioni, un colpo ripagato dalla storica qualificazione alla prossima Europa League. L’uomo dei gol pesanti, prestigiosi, quelli a Wembley, a Stamford Bridge, quelli al Liverpool.

Ha vinto il bene, stavolta sì. Sportivamente parlando l’Inghilterra ha recuperato un club che nel corso dei decenni del 1900 ha saputo rendere onore alla Union Jack. Indipendentemente dai colori, indipendentemente dal tifo. I Wolves saranno sempre una realtà storica. La finale di Uefa persa col Tottenham nel lontano 72 un esempio del loro blasone. E l’Inghilterra, patria assoluta del fair play, anche Villa, Birmingham e West Brom mostreranno stima e rispetto. I lupi venderanno cara la pelle anche in Europa: amanti del calcio britannico, potete dormir sonni tranquilli.