Brividi Champions, domani Tottenham-Ajax. L’emozione di Pochettino: “Sto vivendo un sogno”

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di Simone Dell’Uomo

57 anni dopo. 57 lunghi anni dopo. L’inimitabile profumo di hot-dog e birra del nord di Londra, il flusso lento romantico e solenne della pioggerellina che accarezza i tetti grigi e mattonati delle Working-Class di Seven Sisters e White Hart Lane, si mescoleranno con le noti della Uefa Champions League. Una semifinale, per precisare, di Champions League. 57 primavere dopo il Tottenham tornerà a vivere notti incredibili, magiche, irrazionali. Notti di sentimento, passione e gloria, come vuole la sua tradizione. All’epoca (e che epoca, 61-62) i ragazzi di Bill Nick non riuscirono a completare la rimonta: troppo forte il Benfica di Eusebio, in finale volarono i lusitani. Per riscrivere la storia Pochettino dovrà battere il temibilissimo Ajax dei ragazzini terribili: una generazione di fenomeni ed un calcio rapido, pungente e imprevedibile. Sarà il doppio confronto più importante della carriera del tecnico argentino, un doppio confronto divino, assolutamente divino. Perchè in palio c’è l’Olimpo di Madrid.

Sala stampa delle grandi occasioni al Tottenham Hotspur Stadium. Tutto pieno, nessun posto libero. Giornalisti da ogni parte del mondo. Mauricio, con lo sguardo di chi la sa lunga, sa bene che affronta la conferenza più importante della sua carriera. Sta vivendo un sogno, ma non si scompone. Sorridente, intelligente, signorile. Come sempre. Spontaneo. Come vuole la sua persona, come vuole la sua storia, come vogliono i suoi valori. Semplice e umile, figlio di un contadino delle Farm argentine. Murphy, dove risiede il suo cuore. Sognava il calcio europeo. Ottima carriera internazionale da giocatore. Splendida e affascinante quella da allenatore. Architetto tecnico del Tottenham Hotspur, finalmente tornato agli antichi fasti, dopo almeno due decenni di letargo. E Poch, da inguaribile romantico, chiude gli occhi e ripercorre i suoi 5 anni alla guida del club del nord di Londra. Spiegando l’evoluzione di un progetto che protegge, abbraccia, custodisce gelosamente. Mostrando candidamente la sua emozione. “Magari non abbiamo vinto ancora alcun trofeo. Ma guardatevi indietro, guardiamoci indietro. Abbiamo raggiunto molto di più. Oggi il Tottenham Hotspur sembra tutto un altro club. La nostra storia ripercorre parallelamente due aspetti, uno dirigenziale, uno sportivo. Una volta l’obiettivo era finire il campo d’allenamento, la struttura, cercare di risolvere i problemi e costruire uno degli impianti più belli e importanti al mondo, il nuovo stadio. Dal punto di vista sportivo il nostro compito era quello di crescere, di tornare a crescere, di tornare a vivere i vecchi fasti del nostro club. Prima riducendo il gap con le top4 in Premier, quindi tornare in Champions, poi farlo stabilmente. Oggi giochiamo la Champions tutti gli anni, domani sera giocheremo una semifinale di Champions. Per questo il Tottenham sembra tutto un altro club, rispetto a 5 anni fa, rispetto a quando arrivai io. Stiamo vivendo un sogno, sto, soprattutto, vivendo un sogno. Ricordo ancora il primo incontro col presidente, Daniel Levy. Eravamo a casa sua, di pomeriggio. Era in pigiama (ride, ndr). Parlavamo di calcio, di progetti, parlavamo di evoluzione del club. Non avevamo i soldi delle big, dovevamo vincere e sviluppare il nostro progetto in altre maniere. Costruire un gruppo, una filosofia, un nucleo di ragazzi che ci avrebbero trascinato per gli anni successivi. E ci siamo riusciti. Per come abbiamo lavorato, è impossibile riscontrare nel calcio moderno un’evoluzione del genere. Abbiamo uno dei campi d’allenamento migliori in circolazione, uno degli stadi più belli del mondo se non il migliore. E siamo, come squadra di calcio, in semifinale di Champions League. Per diventare uno dei club più importanti al mondo una coppa d’Inghilterra non avrebbe cambiato i nostri destini, far quel che abbiamo fatto e mostrare le nostre qualità in Europa, quello sì. Se non sei continuo, consistente, perseverante, è difficile realizzare i tuoi sogni”.

L’AJAX “Non capita tutti i giorni di giocare una semifinale di Champions League. Sarà difficilissimo, l’Ajax merita di stare qui, al 100%, proprio come noi. Sono usciti imbattuti dal loro girone, nonostante il Bayern. Hanno eliminato due favorite come Madrid e Juve, e questo mostra le loro qualità. Gruppo incredibile, giocatori incredibili. Non solo Frankie De Jong, un calciatore fantastico. Nessuno credeva potessero arrivare fin qui, proprio come noi. Ma se stiamo qui è proprio perchè l’abbiamo meritato. Gran merito alla loro organizzazione, al loro allenatore. Succeda quel che succeda, sarà una semifinale coi fiocchi”. 

L’ATMOSFERAPartite come queste si preparano da sole. Siamo eccitati, l’ambiente è eccitato. Stanchezza nelle ultime gare? Non credo, non credo. In ogni modo, parte tutto dalla testa. Sarà impossibile domani sera avvertire stanchezza, la mente viaggerà più veloce del corpo. Dovremo esser pronti ad ogni circostanza, come fanno le grandi squadra. Qualsiasi cosa accada, restare sempre sul pezzo. Sarà importante gestire la gara di domani, restando sempre coscienti del fatto che dopo i 90 minuti ci sarà una gara di ritorno”. 

LE ASSENZE E non sarà facile. Non sarà facile perchè il Tottenham è stremato, a pezzi, dopo una stagione lunga e tortuosa. La squadra ha perso pezzi importanti. Partito Dembelè, infortunato Sissoko, assente e lungodegente Kane, squalificato il calciatore asiatico probabilmente più forte di sempre, Heung-Min Son. Cronici indisponibili Lamela, Winks e Sergie Aurier. “Se siamo arrivati dove siamo è perchè abbiamo dimostrato di essere squadra, indipendentemente dalle assenze. Tutto l’anno, tutta la stagione. Il collettivo va sempre davanti ad ogni giocatore. Chiaramente con Harry Kane siamo più forti, ovviamente. Kane cammina bene, ha cominciato anche a correre un pochino. Sta bene, lo monitoriamo ogni giorno, ma è presto stabilire una tabella di rientro. Se tornerà per la gara di ritorno? Jesus, il mio assistente, scuote la testa. Se è no è no! (Sorride e sdrammatizza, ndr) Ma la nostra forza è il gruppo, i nostri giocatori lo sanno. Negli anni abbiamo creato uno spirito: tutto è possibile, tutto può succedere. Ragioniamo come squadra, se siamo uniti possiamo raggiungere qualsiasi traguardo. A parole è semplice, a fatti no, ve lo posso assicurare. E noi ci siamo riusciti”.

LA FORMAZIONE Da valutare Sissoko, presumibilmente recuperabile per Amsterdam. Uno strappo all’inguine difficilissimo da digerire in un momento così importante della storia recente del Tottenham. E Moussa è un elemento fondamentale per questa squadra, soprattutto dopo l’addio di Dembelè. Resta il cambio di passo a centrocampo, la forza e la resistenza. Senza di lui saranno costretti ad abbassare il raggio d’azione Eriksen e Alli, di fatto strozzando e soffocando la loro classe offensiva. Vertonghen dovrebbe recuperare, nonostante l’assenza nel derby di sabato col West Ham. Un problema alla coscia, niente di grave.

Per questo, per avvolgere l’Ajax e tessere la ragnatela giusta per annientare le qualità dei terribili e spavaldi olandesini, Pochettino potrebbe disegnare un 3-5-2. Densità, profondità, concentrazione. Difesa a 3, un muro eretto e prodotto proprio dall’Ajax: Sanchez, Alderweireld e Vertonghen, tutti e 3 venuti al grande calcio lanciati dal settore giovanile biancorosso. La difesa a 3 sprigionerebbe la spinta di Trippier e Rose, titolari sugli esterni. Al centro Wanyama, Eriksen e Alli, se non dovesse recuperare Sissoko, che oggi ha comunque provato coi compagni. Davanti Lucas ad accendere la luce, al fianco di Re Leone, Fernando Llorente.

LUCAS MOURA

E in assenza di Son e Kane, sarà proprio Lucas Moura l’asso nella manica di Pochettino. Il guizzo in più, il cambio di passo, l’imprevedibilità del Tottenham. La velocità di chi da una vita salta l’uomo. Spetterà a lui caricare ed esaltare il Tottenham Hotspur Stadium. E lui non ha paura. Consapevole delle difficoltà, certamente, ma non ha paura. Carico e motivato, accanto a Pochettino esprime le sue emozioni, le sue motivazioni. “Ho visto la gara che hanno vinto con la Juventus. Bella squadra, piena di giovani. Giocano molto bene, hanno giocatori veloci in attacco e dobbiamo stare molto attenti, aggressivi e solidi in fase di non possesso. Serve intensità, la solita intensità che siamo abituati a mettere in ogni gara di Premier. Ma soprattutto per vincere partite come queste serve intelligenza, è un banco di prova importante. Abbiamo assenze importanti, Son è un giocatore fantastico, ma vantiamo al tempo stesso altri giocatori che avranno l’opportunità di mettersi in mostra e fare un bel lavoro. Sarà un grande momento per me, per la mia carriera, uno dei momenti più importanti, non ho mai giocato una semifinale di Champions. Incredibili emozioni, davvero. Quando ero piccolo sognavo di vivere notti come queste. Sono orgoglioso dei miei compagni. Sono venuto qui proprio perchè credo nel progetto del club: il nuovo stadio, strutture incredibili, è tutto meraviglioso. Quando vivi un’evoluzione del genere sei obbligato a pensare in grande. Voglio di più, vogliamo di più, vogliamo vincere trofei”.