El Niño e quella classe che non tramonterà mai: Fernando Torres compie 35 anni

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di Simone Dell’Uomo

Se c’è un pianeta che somigli sempre più alla terra dei sogni nell’universo calcistico, beh, deve chiamarsi incondizionatamente Premier League. Da decenni sempre più l’NBA del Football, il Football d’Elitè, un campionato ricco di cultura sportiva, stadi pieni esportati in tutti i teleschermi, un campionato, soprattutto, ricco di grandi campioni.

Ne sono passati tanti dai primi 2000, tanti, tantissimi. Soprattutto grandi attaccanti, attaccanti che hanno scritto la storia, attaccanti che hanno colorato le camerette di tanti ragazzi cresciuti col sogno di emulare le gesta dei loro idoli. Da Henry a Van Nisterlooy, da Drogba a Suarez, da Shearer a Kane, soltanto per citare alcuni dei più celebri.

Tra questi una figura affascinante, una figura artistica, forse la più poetica. Quella del Niño, el Niño Torres, Fernando Torres Sanz, che oggi compie 35 anni. Storico tifoso dell’Atletico Madrid, uno degli ultimi romantici bimbi a sostenere i colchoneros in classi di scuole popolate da sostenitori delle Merengues di Raul, Zidane e Ronaldo. Uno che per vincere fu costretto a lasciare la sua dimora biancorossa per approdare in Premier. Scelto nell’estate del 2007 dal suo connazionale Rafa Benitez, per regalare al suo Liverpool la ciliegina sulla torta, l’attaccante perfetto per valorizzare tutta la squadra e gli inserimenti di Steven Gerrard.

Perchè Fernando fu forse il primo vero nove e mezzo, il primo vero falso nueve, il primo elegante e meravigliosamente tecnico centravanti in grado di fornire assist e coi suoi movimenti e i suoi filtranti servire astutamente i centrocampisti a rimorchio. Classe e poesia a servizio di Steven Gerrard: con la Kop fu subito amore a prima vista. 33 centri, stagione da record al debutto in Premier, correva il 2007/08. Torsioni in Champions, sigilli pesantissimi e giocate d’alta scuola: le telecronache di Massimo Marianella subito diventate storia. Grandi annate davanti al pubblico di Anfield, gol a grappoli e soprattutto movimenti perfetti, roba assolutamente per palati fini. Quel Liverpool non riuscì a coronare il sogno di vincere la Premier, nonostante un 4-1 all’Old Trafford che tanto per cambiare vide quella chioma bionda sferrare colpi devastanti a Van Der Saar, Vidic e Ferdinand, non proprio gli ultimi arrivati. Alla fine, dal 2007 al 2010, trionfarono sempre le stesse, Manchester e Chelsea.

Xabi Alonso partì, direzione Madrid; stessa sorte per Mascherano, direzione Barcelona. Benitez ai saluti, Rossi a fine ciclo. Così Fernando capì che anche il suo tempo sulle rive del Mersey era terminato, accettando in fretta e furia un’offerta ai tempi faraonica, quella di Roman Abramovic, che senza sè e senza ma firmò un assegno di 55 milioni di sterline direzione Liverpool per assicurarsi le sue prestazioni e portarlo a Stamford Bridge.

Sulle rive del Tamigi le cose andarono purtroppo diversamente. Non fu amore a prima vista, 4 mesi per sbloccarsi, pubblico scettico e Chelsea in calo dopo le prosperose annate del primo Mou e l’era Ancelotti. Il peso dei 55 milioni minò le certezze, così come la stessa coesistenza tattica con Didier Drogba, leader storico, vincente, pragmatico, una vera e propria macchina da guerra. Annate difficili, è vero: i numeri realizzativi erano ben distanti da quelli registrati a Liverpool.

Ma Fernando non mollò, perchè la poesia resta per definizione un’arte intaccabile. Così fioccarono gol pesanti, pesantissimi: dalla fuga per la vittoria al Camp Nou che spedì i Blues in finale di Coppa Campioni alla girata volante a Praga in Supercoppa col Bayern, passando per la classe con cuì saltò Artur e Luisao ad Amsterdam per regalare l’Europa League al suo ritrovato mentore Benitez, fino al tap-in decisivo col City sotto la pioggia londinese. Il calcio essenziale e fisico di Mourinho posero fine alla sua avventura in Premier, ormai trentenne decise di accettare la corte di Galliani e del Milan per poi tornare alle sue radici, quelle del club per cui romanticamente ha sempre fatto il tifo, quelle dell’Atletico Madrid.

Due club, gol a grappoli, movimenti poetici, esperienza e classe da vendere: la folta chioma, iconografia moderna del concetto di eleganza, alla conquista della Premier League. Buon compleanno Fernando. Stai tranquillo, l’arte non tramonterà mai.