Il titolo resta a Manchester. Finisce la Premier, ma ora l’appendice europea

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“Stai guardando, Merseyside?”. Struggente e subdolo il coro degli away fans del City dal settore ospiti dell’Amex Stadium di Brighton. Sulla Premier League 2018-19 cala il sipario, ma i rimpianti del Liverpool, che pur piegando il Wolverhampton non riesce nemmeno quest’anno a chiudere in testa alla fine della stagione, non si materializzano certo oggi. Una sconfitta, 97 punti, nove vittorie consecutive nelle ultime nove. Un curriculum che significherebbe titolo d’ufficio, non fosse che il Manchester City, che si conferma campione d’Inghilterra (non accadeva dal 2009, quando lo United vinse addirittura tre Premier League consecutive) ha chiuso a 98 punti, due vittorie in più dei rivali, ma soprattutto due sole partite pareggiate nonostante le quattro sconfitte. I sette pareggi condannano la squadra di Klopp: soprattutto quello dello scorso febbraio ad Anfield contro il Leicester, quando i citizens avevano perso ventiquattro ore prima a Newcastle e il Liverpool poteva tornare a +7. Un finale meno drammatico del 2014, quando l’emblema fu la scivolata di Gerrard all’ultimo chilometro, quello contro il Chelsea, ultimo ostacolo prima di un titolo quasi sicuro, ma non meno deludente soprattutto per quanto lasciato per strada dopo una prima parte di stagione straordinaria. E’ ancora Mané che timbra la vittoria contro il Wolverhampton, dimostrandosi di gran lunga l’uomo più in forma e più continuo dei suoi, e colui sul quale i tifosi ripongono le speranze per quello che sarà il grande appuntamento europeo del 1 giugno contro il Tottenham a Madrid.

E dire che il Brighton mica aveva rinunciato a giocare: l’illusione ad Anfield, in un pomeriggio assolato su tutti i campi da nord a sud dell’Inghilterra, è durata lo spazio di un minuto, quello intercorso tra il vantaggio di Murray, che infilava Ederson di testa da calcio d’angolo, e il pareggio di Aguero. Il City riusciva addirittura a ribaltare prima dell’intervallo con Laporte e sostanzialmente è stato in quel momento che le speranze altrui venivano azzoppate. E’ stato un pomeriggio vivace dappertutto, con l’Arsenal che supera il Burnley grazie alla doppietta di Aubameyang e al giovane Nketah, il Cardiff che si esprime fuori tempo massimo superando lo United a Old Trafford, certificando il pessimo finale di stagione di Solskjaer, santificato fino a poche settimane fa. Pirotecnico 5-3 del Crystal Palace al Bournemouth, poker del Newcastle al Craven Cottage (Fulham già retrocesso insieme ai gallesi e all’Huddersfield) mentre Sarri non va oltre lo 0-0 a Leicester, con la qualificazione Champions già acquisita. Lo accompagna il Tottenham, che dopo l’immediato 1-0 di Dier, viene superato dall’Everton con Walcott e Tosun prima del definitivo 2-2 di Eriksen. Pareggio tra Southampton e Huddersfield (1-1) con gli ospiti che per ringraziare i propri tifosi del loro sostegno appendono la terza maglia del club a ciascun seggiolino a loro destinato del “St Mary”, come gentile omaggio. Arsenal e United vanno in Europa League, ma i Gunners in caso di successo europeo, raggiungeranno le prime quattro in Champions per un pokerissimo britannico nell’edizione della prossima stagione.

Nel frattempo a Brighton, città studentesca e vivace, meta estiva, con la sua “Pier” in mezzo al mare e i variopinti sassi della sua striscia di spiaggia, partono i coriandoli: Manchester sarà forse più brutta, ma gioisce ancora una volta. Otto Premier League nelle ultime dodici per la città degli Oasis. Al Liverpool resta la classifica cannonieri con la coppia Mané-Salah che conclude in vetta a quota 22 davanti alla coppia Aubameyang-Aguero a 21, ma anche una maledizione che dura dal 1990, che resta ancora l’anno dell’ultimo titolo dei reds. Finisce una Premier straordinaria, as usual, ma c’è ancora molto da dire da queste parti: finale di FA Cup (City-Watford, domenica prossima), finale di Europa League (Arsenal-Chelsea, il 29) e la finalissima di Champions League. Quest’anno il football d’oltremanica ha fatto il pieno.