L’annata del Tottenham: emozioni e lacrime, sì, ma s’è scritta la storia

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di Simone Dell’Uomo

Un’annata senza precedenti quella del Tottenham Hotspur. Già, prima finale di Champions League in 137 anni di storia. Qualcosa di storico, qualcosa di meravigliosa. La notte di Amsterdam sarà ricordata per il resto dei giorni del club, di chi lo ama, dei suoi tifosi. Malgrado le lacrime di una finale amaramente persa col meritevole Liverpool di Jurgen Klopp, campione d’Europa per la sesta volta nel corso della sua storia.

Una stagione partita con difficili premesse. Doveva essere l’anno del nuovo stadio, invece no, il Tottenham Hotspur Stadium ha aperto i battenti soltanto ad aprile. Come se non bastasse, era difficile migliorare una rosa competitiva e completa in tutti i reparti: per questo la dirigenza di Mr Levy ha deciso di lasciare i rubinetti chiusi e non portare a termine nemmeno un acquisto. 

Una fase a gironi complicata, poi la notte di Barcellona, quella che segna il passaggio agli ottavi di Champions. In campionato, nonostante Wembley, un’annata valorosa, fertile, prolifica fino a marzo. Quando, nonostante il passaggio ai quarti ottenuto demolendo il Dortmund, la squadra ha perso una gara decisiva, quella di Burnley, che ha acuito la crisi e staccato la banda Pochettino da Manchester City e Liverpool.

Così il tecnico argentino s’è accontentato del quarto posto, malgrado un finale di stagione piuttosto arido in Premier, per sua fortuna facilitato dal deludente andamento delle dirette concorrenti. La missione è stata solo una: concentrare tutte le forze sulla Champions, per tornare in semifinale dopo 57 anni e sognare ad occhi aperti. Detto fatto, ma quanta sofferenza: il finale thriller dell’Etihad, la gioia sfrenata di Pochettino, l’emozione del popolo bianco.

In semifinale il doppio confronto con l’Ajax: dopo un tempo e mezzo ogni sogno sembrava infranto, poi è stata scritta la storia, Lucas Moura sigilla una tripletta che vola dritta dritta nella storia degli Spurs. In finale di Champions, tutti i fari puntati sul Tottenham: è loro la stella più brillante, quella più luminosa, quella che illumina il cielo di Amsterdam.

La finale ha lasciato musi lunghi e tristezza, ma al tempo stesso tanto tanto orgoglio. Un gruppo compatto, cresciuto insieme, amici veri. S’è chiuso un ciclo? Forse. O forse no. Nei prossimi giorni si capirà se Levy rilancerà o meno: Poch sogna in grande, vuole un club in grado di lottare per i massimi livelli. D’altronde c’è un nuovo stadio, uno degli impianti più belli d’Europa, uno dei campi d’allenamento migliori. C’è tutto. Nonostante la notte di Madrid, il vento soffierà ancora.

IL MIGLIORE HEUNG-MIN SON 9

E’ stata la sua stagione. Il più forte di tutti. Il più determinante. Decisivo, indomabile, potente e tecnico al tempo stesso. Un 7 che segna quanto un 9 attraverso soluzione balistiche da numero 10. E determina le grandi partite, non solo quelle più tranquille. In poche parole, anzi in una sola parola: fortissimo. Fortissimo, come mostra quella fantastica doppia all’Etihad nei quarti di Champions che ha fatto il giro del mondo. Punta l’uomo, penetra e conclude velenosamente. E quando non riesce a saltarlo sceglie destro potente dal limite a beffare i portieri avversari. Bene Eriksen, a corrente alternata Alli, più infortunato che mai Harry Kane: è stato Sonny il calciatore più forte e determinante dell’annata degli Spurs. L’anno che l’ha visto realizzare il fatidico salto di qualità, oggi probabilmente il calciatore asiatico più forte di sempre.

LA RIVELAZIONE SISSOKO 8

Tra i motivi fondanti per cui, a mio avviso giustamente, il Tottenham decise di non fare mercato la scorsa stagione c’è quello di una rosa così vasta che non tutti negli anni precedenti erano riusciti ad esprimere il loro valore. E Pochettino sapeva che avrebbe recuperato i vari Alderweireld, Rose, Dembele. Ma soprattutto Sissoko, ragion per cui probabilmente è stato lasciato andar via il gigante belga, l’altro Mousa, che ha scelto l’ultimo contrattone della sua carriera persuaso dalle sirene cinesi. E Sissoko, talvolta mezzala del rombo, talvolta finalmente interno del 4-2-3-1, è stato il centrocampista dell’anno. Poderoso, potente, vera e propria marcia in più del club, motorino del centrocampo degli Spurs, uno dei migliori Box to Box midfielders del panorama europeo, non a caso premiato “giocatore dell’anno dalle leggende degli Spurs”.

POCHETTINO 9

Uno dei migliori allenatori d’Europa, ormai è chiaro. La sua grandezza è tale da non aver avuto bisogno di nulla per scrivere la storia del Tottenham e soprattutto restare sulla bocca di tutti, soprattutto sul taccuino dei migliori direttori sportivi d’Europa. Senza mercato, è andato avanti. Senza stadio, è andato avanti. Coi suoi valori, con la sua bontà, squisitamente mista a determinazione e classe, ha conquistato i suoi ragazzi e li ha saputi trascinare verso una traguardo storico. Le lacrime di gioia di Amsterdam l’immagine più bella della stagione. Voto 9, con la Champions 10.

I peggiori

Difficile trovare un peggiore nell’annata degli Spurs. Harry Kane, falcidiato da un infortuni tutt’altro che leggeri, ha comunque segnato gol pesanti in campionato. Altalenante Alli, ma la stagione resta positiva. Bocciato forse Trippier, che ha deluso le aspettative dopo la campagna russa. Male Vorm, retrocesso a terzo portiere.