Tottenham-Aston Villa 3-1: le tre lezioni apprese

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di Simone Dell’Uomo

Dopo la finale di Champions persa, ricomincia un’altra annata del Tottenham Hotspur. La prima, per intero, nella nuova meravigliosa mora del Tottenham Hotspur Stadium. Subito una sfida dal grandissimo fascino: ospite l’Aston Villa, torna finalmente nelle acque che la competono, quelle della Premier League.

Tanti assenti per Pochettino: dallo squalificato Son agli infortunati Vertonghen e Dele Alli. Sirene di mercato estero ancora accese: Eriksen dalla panchina. Nella lista nemmeno i nuovi innesti Lo Celso e Sessegnon. Davanti Lamela dietro Lucas e Kane, debutta Ndombele. Ancora rombo, un modulo mai storicamente adatto al Tottenham Hotspur. E si vedrà, sin da subito.

Dall’altra parte un 4-3-3 abbottonatissimo, che ovviamente in fase di non possesso si trasforma in 4-5-1. Tanti nuovi innesti per un club che al gran ritorno in Premier ha spesso tantissimo: Trezeguet completa il tridente offensivo con Wesley ed El Ghazi.

SORPRESA VILLA Partenza sprint degli Spurs, sul velluto, caricati dall’entusiasmo di un pubblico che riabbraccia e sostiene a gran voce gli eroi di Madrid. Entusiasmo, eccome, anche nel radioso settore ospiti. 20 secondi e Lucas strappa, converge, siluro, alto. 4 minuti e gran pennellata dell’ever green Rose: stacca Lucas, facile per Heaton. Winks vertice basso annulla la fisicità di Ndombele e Sissoko, gravissimo errore di rosa del Tottenham: imbucata per vie centrali, Rose sbaglia la diagonale, McGinn trova il fendette perfetto che batte Lloris, sorprende il Tottenham Hotspur Stadium e spedisce in paradiso il settore ospiti. Il Villa si chiude a riccio, gli Spurs non girano, Lamela un fantasma. Kane divora l’unica palla gol buona al tramonto: la prima frazione si chiude col Villa avanti, clamorosamente, ma poi nemmeno troppo per i motivi precedentemente spiegati e descritti.

LA SVOLTA: CHRISTIAN ERIKSEN La ripresa si riapre sulla stessa lunghezza d’onda della prima frazione, spazi chiusi e Tottenham troppo brutto per esser vero. Diversi corner, qualche accelerata di Sissoko, ma nulla più. Poi la svolta, la luce. Entra il nettare del Tottenham 2013/2019, quel faro danese che di nome fa Christian e di cognome Eriksen. Esce il peggiore, Winks. 4-2-3-1: linea mediana Sissoko-Ndombele, Christian dietro Kane, Lucas e Lamela ali. Cambia tutto. Subito lampi di classe, subito un punto di riferimento per i compagni e soprattutto uno in meno per i suoi compagni: gran cross, difesa del Villa ribatte con difficoltà, botta da fuori di Tanguy Ndombele e gran gol del pareggio. Si esalta il Tottenham Hotspur Stadium: punizione dal limite, miracolo di Heaton sul solito Eriksen. Assalto finale, deviazione, sinistro vincente di Kane: sorpasso Tottenham, nel finale strameritato. E sempre l’uragano in diagonale chiude definitivamente la contesa: si sblocca nel New Stadium, torna a ruggire ad agosto, tre punti fondamentali per Pochettino. Onore al Villa, ma serviva di più, soprattutto nella ripresa. Farsi mettere sotto in questa maniera, difendendo ad oltranza, porta soltanto ad un risultato: 3-1 Tottenham.

LE FORMAZIONI

Tottenham 4-3-1-2: Lloris, Walker-Peters Alderweireld Sanchez Rose, Sissoko Winks (64′ Eriksen) Ndombele (90′ Skipp), Lamela (88′ Nkodou), Lucas Kane

Aston Villa 4-3-3: Heaton, El Mohamady Mings Engels Taylor, McGinn Hourihane (82′ Luiz) Grealish, Trezeguet (59′ Jota) Wesley (74′ Kodjia) El Ghazi

Il migliore Eriksen: descritto ampiamente in precedenza, entra e cambia la partita. Con Dybala e Lo Celso non sarebbe stato un Tottenham migliore. Se resta il faro, la luce, la classe, allora sì.

Il peggiore Winks Guasta e rovina i piani di Ndombele e Sissoko. Serve di più, molto di più. Grande attaccamento alla maglia, gran voglia di imparare, ma semplicemente non all’altezza.

Le tre lezioni imparate:

  • Anche qui, Christian Eriksen. Fondamentale, Pochettino lo sa. Spera che possa rimanere, ma andrà in scadenza il prossimo anno. Il Real Madrid al momento sembra vantare altre priorità, ma perdere a parametro zero fra pochi mesi un calciatore così rappresenterebbe un peccato mortale per il club.
  • Quello che Pochettino non sa è che una delle virtù migliori dell’ultimo decennio del suo club si chiama 4-2-3-1, non rombo, non diamond. E lo ha capito soltanto al 65′, quando il Tottenham è davvero sceso in campo.
  • Buona organizzazione del Villa. Bene la compattezza, lo spirito, bene i centrali, benissimo Heaton. Nonostante i tantissimi acquisti, sembra già un gruppo coeso. Ma serviva di più, serviva di più in fase offensiva. Nella ripresa troppa difesa ad oltranza.