Var e Maddison: Leicester in paradiso, Tottenham all’inferno. Le tre lezioni apprese

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di Simone Dell’Uomo

So, it’s happened again. Già, è successo di nuovo. Ciò che il King Power ha intonato al Tottenham Hotspur. Il Leicester batte 2-1 gli Spurs, che falliscono un banco di prova fondamentale della loro stagione. Serpeggia demotivazione e aria di fine ciclo, serpeggiava già, l’unico modo per riaggrapparsi alla stagione era superare gli ostacoli settembrini e portare a casa punti. E ciò non è avvenuto, complice Var, complice ottimo Leicester, complice lezione di tattica di Brendan Rodgers al buon Pochettino. Grande allenatore in termini di allestire un gruppo, allenare il ritmo, allenare e migliorare i propri calciatori tanto da farli diventar top players. Ma di cambi a gara in corso raramente è solito prendere decisioni giuste, i grandi stregoni vincenti si apprendono proprio da questo aspetto qui, e chi non ha mai vinto nulla stecca spesso nei momenti decisivi.

CRONACA Ed è quello che è successo oggi, durante l’anticipo del King Power. Partita gradevole, bella, aperta a ribaltamenti di fronte. Poch sceglie ancora il rombo, con un Winks (calciatore da medio bassa classifica) ad annullare la potenza di Ndombele e Sissoko. Eriksen in panchina, se ne vuole andare, punita la prestazione di Atene. Il Leicester, col 4141 spavaldo. ne approfitta e troverebbe il vantaggio: mezza papera di Gazzaniga, tap-in vincente, Var e fuorigioco. Netto, giustissimo. Gli Spurs sviluppano solo con Lamela quando si fa trovare tra le linee: segna Kane, gol fantastico, da terra, impossibile per leggi della fisica. Nella ripresa ci si attenderebbe qualcosa di più dagli Spurs: Son cerca qualche spunto, Aurier trova l’affondo decisivo, destro secco all’angolino e raddoppio. Follia Var, per questione di centimetri annullato il raddoppio, posizione leggermente in regolare di Son. Assai dubbio, assai. Pochettino non insiste, tira i remi in barca, persiste con Winks e toglie Sissoko per Wanyama. Cambio difensivo, ma sterile. Non aumenti fisicità, ne’ compattezza. Al contrario permette al Leicester di ricominciare a spingere, avendo più campo, più forte di prima. Arriva il cross al bacio per Pereira: 1-1, pareggia l’ex fluidificante del Porto. Non esce Winks, esce Lamela, uno dei migliori, per lasciar spazio a Eriksen. Giro palla lento e sterile, poche occasioni costruire, fendente velenosissimo di un gran campione quale Maddison e Spurs al tappeto. Nemmeno Lucas Moura, fatto entrare così tardivamente, riesce a cambiare inesorabilmente le sorti dell’incontro. Finisce 2-1, il Leicester scavalca il Tottenham, segno di quanto buono sia l’allegro lavoro di Rodgers al King Power. Affonda inesorabilmente il “Tottanic”, che resta a quota 8, non decolla. Altra rimonta subita, altra sconfitta. Aria di fine ciclo e demotivazione, il giocattolo s’è rotto.

Le 3 lezioni apprese

  1. Ok Var, ma così è troppo. Impercettibili i presunti centimetri di fuorigioco di Son, decisione che sa molto di compensazione per la rete, giustamente, annullata alle Foxes nel primo parziale.

2. Leicester, ottima squadra. Palleggio allegro, Maddison campione vero. L’Inghilterra ha finalmente trovato il suo Eriksen, il suo faro offensivo. Calciatore formidabile, decisivo. Uno dei numeri 10 migliori del panorama europeo. Foxes serie pretendenti al settimo posto che, domestic cups permttendo, garantirebbe l’Europa League 2020/21.

3. Del Tottenham ne abbiamo già parlato. Appellarsi al Var sarebbe da perdenti. Male Poch coi cambi, bruttissima demotivazione. Tira un’ariaccia a Londra Nord. L’ennesimo ciclo che volge al termine, meraviglioso, straordinario, ma senza aver portato a casa alcun trofeo.