Spurs Corner. Rielaborare le idee: c’è una stagione da raddrizzare

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di Simone Dell’Uomo

Sosta per le nazionali e due settimane perfette per fermarsi, riflettere e rielaborare le idee. Questo l’imperativo in casa Tottenham Hotspur, dopo un inizio di stagione quantomeno complicatissimo, difficilissimo, se non disastroso. Fuori dalla Carabao per mano di un team di League Two, preso a pugni dal Bayern in Champions, sconfitte e prestazioni in campionato per una classifica di Premier che vede gli Spurs ancorati al nono posto. Al momento solo il Man United è riuscito a fare peggio, le altre due rivali londinesi invece hanno ben avviato la corsa Top4.

MAURICIO RESTA Pochettino non rischia, giusto così. Significa gratitudine, significa valori, significa fiducia, estrema, verso l’uomo che ha portato il Tottenham al next level: contendere il titolo a Leicester prima, Chelsea poi, fino ad arrivare in finale di Champions solo qualche mese fa, rappresentano risultati di un lavoro oggettivamente straordinario. Anche se non s’è alzato alcun trofeo, il gran peccato della sua gestione.

I PROBLEMI Mauricio allena una squadra che non sente più sua, per una serie di fattori. Il primo risale a qualche giorno prima di Madrid, quando confidò a Gary Lineker che, chiuso un quinquennio, la nuova era del Tottenham sarebbe felicemente nata solo se cambiati 10 giocatori. Partito Trippier, rimasti tutti. Arrivato solo Ndombele, più Lo Celso e Sessegnon ancora da testare. Non può essere la squadra sua, non è quello che aveva chiesto. In questo quadretto, un Eriksen che vuole andar via, un Rose trattato a pesci in fronte, una coppia Alderweireld-Vertonghen che già sanno di non far parte del futuro del club, rendono il club instabile, incerto. Per citare un’espressione tanto cara al buon Mauricio, “unsettled”.

LA STAGIONE Ma c’è una professionalità che impone a questi elementi di andare avanti e provare a dare il meglio. C’è una stagione da mandare avanti, una Premier da raddrizzare. Watford, Liverpool ed Everton, tutte partite, per un motivo o per un altro, ad altro quoziente di difficoltà. E c’è un doppio confronto col Partizan e un girone di Champions da raddrizzare per strappare il pass per gli ottavi. Poi a fine stagione si tirerà il bilancio e ognuno sarà libero di prendere la sua strada. Ma se i risultati non arriveranno, nel calcio purtroppo paga sempre l’allenatore, ed il buon Mauricio non lo merita. Non sarebbe giusto pagasse lui per tutti, anche perchè è rimasto sempre e comunque, quando sarebbe potuto andare ovunque, si guardi Madrid e United. Chi meglio di lui, che pur certamente non esente da colpe, si guardi errori tattici grossolani (rombo ecc) che spesso abbiamo analizzato nei nostri articoli, merita di costruire il Tottenham del futuro? Adesso c’è il nuovo stadio, c’è Wembley, gli Spurs sono una squadra forte, anche a livello internazionale. Rispetto a quel lontano maggio 2014, quando arrivò, è tutto un altro Tottenham Hotspur.