Il pagellone finale delle 20 squadre di Premier League

Anche questa Premier League è giunta alla sua conclusione, permettendoci di redigere un doveroso pagellone. Qualche voto alto, diversi flop annunciati

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Come tipico alla fine di ogni anno, è tempo di pagelle! Abbiamo messo insieme tutte le 20 partecipanti alla Premier League di quest’anno per dare i voti ad ognuna delle squadre. Un paio di voti altissimi, qualche voto molto negativo. Date un’occhiata ai risultati!

Arsenal – 5

Quest’anno l’Arsenal sembra aver finalmente capito che il post-Wenger passa per una rivoluzione totale. Via Emery a fine novembre dopo che il treno delle coppe europee era già stato perso, i Gunners affidano tutto ad Arteta (dopo l’interregno di Ljungberg).

Una mossa forte che scardina l’idea che l’Arsenal possa pensare di continuare a ottenere piazzamenti totalmente anonimi con un ottimo attacco – Aubameyang, Lacazette, Saka, Martinelli e Pepe – e un pessimo nucleo dal centrocampo in su. Il nuovo manager avrà del tempo a disposizione per rimettere la situazione in sesto, ma almeno per quest’anno la stagione è stata disastrosa.

Aston Villa – 6,5

La squadra di Dean Smith per larghi tratti del campionato ricorda molto il Fulham dello scorso anno: tanti acquisti, poca sostanza. Wesley, Targett, Mings, Konsa, Douglas Luiz e tanti altri: in tutto i Villains spendono un centinaio di milioni di sterline fra pre-campionato e gennaio, ma rimangono tutto l’anno nel pantano della zona salvezza tra mille infortuni.

La situazione si sblocca solo il 12 luglio con la vittoria contro il Crystal Palace, con quattro risultati utili consecutivi nelle ultime due settimane del campionato. Bravi a tirarsi fuori da una situazione disperata, ma il prossimo anno con due squadre attrezzate come Leeds e WBA in arrivo dalla Championship non sarà per nulla facile mantenere la categoria.

Bournemouth – 4,5

Partiti ottimamente con tre sole sconfitte in tre mesi di campionato (contro City, Leicester e Arsenal) le Cherries sembrano veleggiare verso un altro campionato al riparo da insidie e, chissà, alla ricerca di qualcosa in più della metà della classifica.

Invece gli uomini di Howe si spengono incredibilmente, ottenendo solamente 18 punti nelle ultime 27 giornate (di cui tre nell’ultima disperata partita a Goodison Park) e retrocedendo per un solo punto. Il Bournemouth perde praticamente tutti gli scontri diretti, subisce qualche goleada di troppo, si spegne inesorabilmente in assenza del bel gioco che ha contraddistinto la squadra di Howe per tutti questi cinque anni di Premier League. Un anno complessivamente disastroso, da cui bisognerà trarre le necessarie conclusioni, anche considerando che diversi giocatori hanno tanto mercato in Premier.

Brighton – 6,5

Per il secondo anno consecutivo il Brighton fa il suo compito: ottiene i punti necessari per rimanere fuori dalla fase cruciale della lotta salvezza nelle ultime giornate. Agli ordini di Graham Potter i Seagulls giocano un calcio lineare, molto pulito e con ottimi interpreti.

Le difficoltà in fase realizzativa si vedono tutte (Maupay miglior marcatore con 10 gol in Premier, poi il vuoto), ma tutto sommato il Brighton si tiene al sicuro subendo meno gol delle dirette concorrenti e collezionando punti fondamentali contro Wolves, Arsenal e Leicester – più la fondamentale vittoria a Norwich – quando più conta. Se aggiungeranno qualcosa in estate potranno arrivare più in alto, altrimenti potrebbero diventare il Bournemouth 2.0: bel calcio ma pochissimi risultati.

Burnley – 6,5

Considerazione totalmente opposta per i Clarets di Sean Dyche: solito gioco ruvido, spinoso, antipatico per gli avversari. Ma dopo 12 sconfitte in 22 giornate il Burnley cambia totalmente passo: se escludiamo l’ultima ininfluente sconfitta contro il Brighton, gli uomini di Dyche perdono solo una partita all’Etihad Stadium contro Guardiola. Addirittura sono gli unici ad aver tolto punti al Liverpool ad Anfield.

Forti di un ottimo portiere come Nick Pope tra i pali, che merita di essere il numero 1 d’Inghilterra al momento, nonché di un’ottima organizzazione collettiva, i Clarets dovranno migliorare qualcosa davanti, dove in certi momenti ai gol di Wood sono mancati quelli di Ashley Barnes, nonostante l’aiuto dal redivivo Jay Rodriguez. Il voto è una media perfetta tra il 5,5 di inizio campionato e il 7,5 della seconda parte di stagione.

Chelsea 7

Nonostante una bruciante sconfitta all’esordio contro il Manchester United per 4-0, il Chelsea del neo-allenatore Frank Lampard parte fortissimo nelle prime partite, ottenendo vittorie fondamentali contro squadra di media-bassa classifica e coronando il tutto con una folgorante vittoria al Molineux in settembre. Poi un calo nella parte centrale del campionato assolutamente fisiologico, data l’età media della squadra che all’esperienza di Willian, Pedro, Azpilicueta e Kante unisce l’estro di giovani quali Abraham, Tomori, James e Mount.

Nella parte finale del campionato il Chelsea fa quello che aveva fatto con successo all’inizio: vincere con le squadre meno quotate, lasciando alle avversarie le briciole. Ci sarà molto da migliorare con le grandi per la prossima stagione, visto che con le prime cinque della classe i Blues hanno ottenuto solamente una vittoria. L’attacco si prospetta meraviglioso sulla carta, con Ziyech e Werner che si uniranno alla compagnia per provare a riportare il titolo a Stamford Bridge dopo quattro anni. Così giovani, così potenzialmente pericolosi.

Crystal Palace – 5,5

Detto francamente, dalle Eagles ci si aspettava di più quest’anno. Dopo due piazzamenti consecutivi intorno la metà della classifica, il Crystal Palace partiva con l’ambizione di affacciarsi almeno sui 50-55 punti per poter, chissà, sognare l’Europa.

Invece la squadra di Hodgson ottiene solo quattro vittorie in tutto il girone di ritorno con squadre in netta difficoltà, non riuscendo nemmeno ad avvicinarsi a quei 50 punti che erano l’obiettivo tutt’altro che nascosto dell’ambiente. Migliorare il magro bottino in attacco sarà fondamentale, anche alla luce di una probabile partenza di Wilfried Zaha.

Everton – 5

Ancora un anno totalmente anonimo per i Toffees, squadra storica quanto inconcludente da ormai qualche anno. Il secondo anno di Marco Silva non si rivela un upgrade rispetto al primo, sebbene il nucleo di ottimi giocatori di cui dispongono dalle parti di Goodison Park non peggiori rispetto alla passata stagione (anzi nuovi ottimi elementi vengono inseriti, al netto dell’unica vera perdita che è Gueye). E così dopo una pesante sconfitta nel Merseyside Derby di inizio dicembre l’allenatore portoghese fa spazio a Carlo Ancelotti, che firma un contratto pluriennale.

Escludendo l’ultima inutile sconfitta contro il Bournemouth, i Toffees ottengono sconfitte solo contro squadre più quotate: Arsenal, City, Spurs, Wolves e Chelsea; ma non basta: l’anno è complessivamente abbastanza negativo, con un dodicesimo posto che nulla dice di quanto questa squadra possa essere potenzialmente forte. Imbarazzante la performance in FA Cup, dove l’Everton perde il Merseyside Derby giocando contro la squadra B (se non C) dei Reds senza mai tirare in porta.

Leicester – 7

Due verità dalla stagione delle Foxes: la prima è che Brendan Rodgers è un grande allenatore, la seconda è che Brendan Rodgers non è un grande manager. Il nord-irlandese ripete, sebbene con presupposti diversi, lo stesso errore della grande stagione del secondo posto al Liverpool: grande calcio espresso e risultati ottenuti magnifici, ma la squadra si spegne sul più bello.

Al King Power Stadium la situazione è ancora più evidente: aggiunti Praet, Tielemans e Ayoze Perez all’ottimo nucleo già presente, le Foxes si presentano al Boxing Day contro il Liverpool – da giocare in casa – con otto punti di distacco dalla testa della classifica e un avversario stanchissimo dal Mondiale per Club giocato dall’altro lato del mondo. Risultato? 0-4 e Leicester fuori con la testa da questo campionato. Nel girone di ritorno sono diverse le sconfitte: addirittura le Foxes perdono contro il Norwich, vantando il primato negativo di essere l’unica squadra insieme al Bournemouth con gli scontri diretti contro i Canaries a sfavore. L’ultima giornata riassume tutto: il Leicester dipende ancora da sé stesso ma deve vincere contro il Manchester United. Rigore sciocco concesso a venti dalla fine, papera di Schmeichel nel recupero…

Liverpool – 9

Una stagione sensazionale, meravigliosi questi Reds che riportano il titolo ad Anfield dopo 30 lunghissimi anni. Klopp fa pochissimi acquisti tra il pre-campionato e la sessione di gennaio, fidandosi ciecamente degli uomini che lo hanno portato sul tetto d’Europa nella notte di Madrid non più tardi di un anno fa.

Il Liverpool costruisce il vantaggio piano piano fino a novembre, tiene meravigliosamente botta in un durissimo mese di dicembre che porta gli uomini di Klopp a vincere il Mondiale per Club in Qatar. Tornano appena in tempo per il Boxing Day e ne danno quattro al Leicester a domicilio. Da lì una pura escalation di emozioni, culminata nel «we’re gonna win the league» della Kop cantato per la prima volta dopo la vittoria contro il Manchester United a gennaio. Dopo lo stop al campionato il rendimento inevitabilmente cala, ciononostante il titolo viene messo in cassaforte dopo solo due partite giocate dal rientro.

Manchester City – 6,5

Difficile ripetere l’impresa dei 198 punti delle ultime due stagioni, sebbene non impossibile per una grande squadra allenata da uno dei top 3 allenatori di questo pianeta. Quest’anno però i Citizens vanno più lenti, giocando un buon campionato ma molto a sprazzi e complessivamente sotto le proprie possibilità. Diverse le goleade, ma diverse e inaspettate anche le battute d’arresto soprattutto contro squadre della seconda metà della classifica.

In coppa la situazione è diversa ma non di moltissimo: vinta la coppa di Lega, i Citizens perdono la possibilità di vincere per il secondo anno consecutivo anche la FA Cup, perdendo in semifinale contro l’Arsenal. Pesa qualche infortunio di troppo: Sane, fuori da subito per la rottura del crociato e successivamente in rotta con la società, Laporte, Stones e Aguero.

Manchester United – 6

Lo United comincia la stagione con un obiettivo molto chiaro: ringiovanire la rosa e creare un nucleo più a immagine e somiglianza di Solskjaer. Via Valencia, Herrera, Lukaku e Young; dentro Maguire, James, Wan Bissaka e Bruno Fernandes, vero ispiratore di questa squadra, più il progressivo inserimento del giovanissimo Greenwood. Dopo un grande esordio per 4-0 contro il Chelsea, i Red Devils si spengono piano piano, ritrovandosi in zona Europa League dopo due sconfitte consecutive in gennaio contro Liverpool e Burnley.

Da lì il Manchester United mette la quinta. I Red Devils si galvanizzano con l’arrivo di Bruno Fernandes e il rientro di Pogba, mentre l’ambiente finalmente capisce come spingere i propri beniamini. Il voto è la media fra il 5 delle prime 24 partite di campionato e le ultime 14. Nell’ultima giornata contro il Leicester in trasferta torna il Man United dei bei tempi, che gioca meglio degli avversari e ottiene punti decisivi su qualsiasi campo. Sogno FA Cup interrotto sul più bello: nonostante il solito rigore di Bruno Fernandes, i Red Devils perdono nettamente contro il Chelsea.

Newcastle – 6,5

All’inizio del campionato aleggiano forti dubbi su dove si posizioneranno i Magpies a fine stagione. I dubbi sulla gestione societaria, le perplessità sulla scelta di un manager non di successo come Steve Bruce. Invece il Newcastle spazza via le critiche giocando un campionato complessivamente molto tranquillo. Le sconfitte (anche) grossolane si alternano a vittorie di notevole prestigio. Cadono Tottenham, Manchester United e Chelsea, più un importantissimo pareggio contro il Manchester City.

Ottimi gli esordi in Premier di Matty Longstaff (in gol in entrambe le sfide contro il Manchester United) e Saint-Maximin (motore inesauribile della fascia). Totalmente da rivedere nella prossima stagione Joelinton, autore di due sole marcature in più di 30 partite, troppo poco per i £40 mln spesi.

Norwich – 4,5

Pochi soldi spesi, giocatori di basso livello inseriti in organico, tante delusioni ottenute. Si può riassumere così la brutta stagione del Norwich di Daniel Farke, promosso in Premier alla fine dello scorso anno con tutti i complimenti del caso. I Canaries hanno qualche elemento di spicco in Pukki, Cantwell e Lewis, più i vari Fahrmann e Duda aggiunti a gennaio. Ma è veramente troppo poco per sperare di agguantare una salvezza che già da fine settembre sembra parecchio difficile. A febbraio arrivano gli ultimi punti, grazie ad una vittoria di prestigio contro il Leicester.

Sembra il momento in cui il Norwich, che deve giocare ancora in casa contro Southampton, Everton, Brighton, West Ham e Burnley, possa sperare di rientrare miracolosamente. Invece al rientro dal lockdown non viene segnato neanche un punto, con un solo gol segnato in ben nove. Troppo poco, stagione davvero da dimenticare.

Sheffield United – 8,5

Dal punto di vista morale sono i secondi classificati di questo emozionante campionato. Le Blades di Chris Wilder arrivano in Premier dopo la promozione dello scorso anno e nessuno sarebbe pronto a scommettere che possano sopravvivere a questo campionato. Invece cullano per larghi tratti della stagione addirittura la qualificazione in Champions League, soffrendo un po’ di incostanza nelle ultime partite. Alla fine raggiungono il nono posto, con un nucleo fatto perlopiù di giocatori alla prima esperienza in Premier League.

Chris Wilder va sicuramente in copertina quest’anno, sebbene si tratti anche qui di un allenatore alla prima esperienza nel massimo campionato inglese. Da vedere cosa il prossimo anno riserverà a questa meravigliosa realtà, che intanto si gode il miglior piazzamento di sempre dal 1993 ad oggi.

Southampton – 7,5

Dopo il salvataggio in extremis dello scorso anno, Ralph Hasenhuttl rimane sulla panchina dei Saints portando il club della costa sud ad un buon piazzamento. 52 punti rappresentano il miglior bottino dal 2016, anno in cui guidati da Mane in campo e Ronald Koeman in panchina il Southampton si piazzò sesto, qualificandosi in Europa League.

Sugli scudi Danny Ings, autore di 22 gol in campionato, più i soliti Redmond e Ward-Prowse, che compongono la spina dorsale di questa squadra. Sarà importante, in vista del prossimo anno, capire come verrà migliorata la difesa e sostituito Hojbjerg, perno del centrocampo in partenza per il Tottenham.

Tottenham – 6

Stagione strana e complicata per il Tottenham, che dopo i fasti dell’anno scorso e il successo raggiunto con la finale di Champions League crolla sotto i colpi di un ciclo arrivato alla sua inesorabile fine. Mauricio Pochettino viene esonerato il 19 novembre, mentre gli Spurs hanno solamente tre vittorie in campionato.

Con Jose Mourinho la squadra ottiene risultati di gran lunga migliori, sebbene venga nel frattempo malamente eliminata in Champions League. Vittorie importanti contro Wolves, Man City, Arsenal e Chelsea assicurano la qualificazione alla prossima Europa League. Un risultato francamente sopra le possibilità della squadra del nord di Londra ad un certo punto del campionato. Sarà da vedere come Mourinho gestirà il nuovo ciclo degli Spurs dopo le partenze di Trippier, Vertonghen, Eriksen da un lato e i nuovi innesti dall’altro.

Watford – 4

Campionato partito malissimo, migliorato strada facendo, finito peggio di come era cominciato. Il campionato del Watford si può sintetizzare in queste poche semplici parole. Al 6 dicembre, data in cui il Watford ha all’attivo una sola vittoria in campionato, i Pozzo nominano già il terzo allenatore della stagione. Si tratta di Nigel Pearson, specializzato in salvezze impossibili (vedi il Leicester del pre-Ranieri).

Tra dicembre e gennaio gli Hornets ottengono diversi risultati fondamentali e risalgono dalle tenebre della relegation zone, salvo poi ripiombare nella paura di dover retrocedere dopo cinque anni quando la spinta dei buoni risultati si esaurisce. Tra 23esima e 33esima giornata l’unica vittoria è, incredibilmente, contro il Liverpool imbattuto in campionato fino ad allora. Da lì la luce si spegne definitivamente: nonostante altre due vittorie fondamentali in casa, il Watford retrocede nell’ultima giornata dopo aver subito tre gol dall’Arsenal in mezz’ora e non essere riusciti a recuperarli.

Capolavoro dei Pozzo è quello di riuscire addirittura a esonerare Pearson in pieno luglio, con due partite fondamentali ancora da giocare.

West Ham – 5

Il 28 dicembre Manuel Pellegrini viene esonerato dopo esattamente 19 partite e 19 punti. Il suo sostituto David Moyes allena il West Ham per 19 partite ottenendo 20 punti. Così è sintetizzabile la stagione del West Ham: una stagione senza capo né coda. Vittorie importanti ma totalmente estemporanee contro Manchester United e Chelsea, e spettro della retrocessione che viene allontanato solamente grazie ad un filotto di sette partite (le ultime) in cui gli Hammers ottengono una sola sconfitta.

Per la prossima stagione ci sarà moltissimo da migliorare, soprattutto in attacco. Nel reparto avanzato infatti i tantissimi soldi spesi per Haller, Fornals e Bowen non hanno complessivamente sortito gli effetti sperati, almeno quest’anno. Unica nota positiva il record di Antonio contro il Norwich: nessuno segnava quattro gol per il West Ham nella stessa partita dal 1981.

Wolverhampton – 6,5

Il voto potrebbe essere sicuramente più alto, ma dopo la scorsa stagione le aspettative erano veramente alte per i Wolves di Nuno Espirito Santo. La squadra di Wolverhampton non parte così bene, inanellando soprattutto una serie di frustranti pareggi sia in casa che fuori. Unica nota positiva di quel periodo: la vittoria ad inizio ottobre all’Etihad contro il Manchester City. Da novembre la situazione migliora notevolmente: i lupi in piena zona Europa dopo la vittoria contro l’Aston Villa.

Purtroppo una serie di risultati negativi in fondo rovinano una stagione potenzialmente memorabile. Alla fine i Wolves perdono l’aggancio con l’Europa League solamente per la differenza reti.

di Daniele Calamia

Daniele Calamia