Back-to-back. Come il Liverpool vive la vigilia della finale

Il Liverpool atterra oggi a Madrid alla vigilia della finale di Champions League. Tifosi già nei pub, sguardi concentrati nei giocatori (Firmino compreso)

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Atterrati intorno le 16:20 ora locale, subito pronti per la conferenza stampa e poi allenamento sul terreno del Wanda MetropolitanoCosì il Liverpool affronta le prime ore dal loro arrivo a Madrid. Dopo la partita di domani i Reds potranno dire di aver giocato nove finali di Champions League, più di qualsiasi altra squadra inglese. Che vincano o che perdano rimarranno tra le inglesi in cima alla lista delle volte in cui hanno vinto il trofeo. Il Liverpool, sia come club che come squadra attuale, può dire di essere abituato a giocare una partita del genere. A uscirne vincitore un po’ meno per la verità.

Prima di questa infatti ci sono tre finali, tutte perse dai Reds sotto la guida di Jurgen Klopp. Se consideriamo l’ultima volta in cui hanno vinto un trofeo, nazionale o internazionale che sia (League Cup 2012), i Reds hanno perso quattro finali da allora (quelle già dette più la finale di FA Cup 2012). Ma anche l’abitudine a vincere si costruisce, così vale per la squadra così vale per l’allenatore. In campo internazionale il grande Bill Shankly vinse solo la Coppa Uefa 1973, ponendo però le basi per il dominio fino alla metà degli anni ’80. Quel dominio si interrompe dopo la tragica finale del Heysel, che rappresenta anche l’ultima volta in cui il Liverpool raggiunge la finale in due anni consecutivi.

Facce serene, quelle dei giocatori in rosso, che perlopiù sembrano tradire le emozioni che immaginiamo si provino il giorno prima della partita più affascinante della propria carriera, almeno a livello di club. Il John Lennon Airport di Liverpool è stato addobbato per l’occasione, con diversi messaggi di supporto alla squadra.

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Appena arrivati, come accennato, conferenza stampa davanti a giornalisti di tutto il mondo. Robertson e Alexander-Arnold hanno risposto a varie domande, le solite in realtà. «Temete il Tottenham, vi sentite favoriti? – state gestendo la pressione? – come vi approccerete alle alte temperature madrilene di questi giorni?». Risposte diplomatiche, come è normale che sia, da parte della coppia di terzini probabilmente più in forma in Europa quest’anno. Volti un po’ tirati e concentrati, come è normale che sia. Il fatto di esserci già stati l’anno scorso non vuol dire che la vigilia della finale di Champions League sia una passeggiata.

Dall’altro lato c’è una squadra vera, inesperta a questo livello ma vera. Un Tottenham in grado di far fuori un Manchester City apparentemente infermabile quest’anno. Capace di ribaltare completamente una qualificazione contro l’Ajax che sembrava impossibile a mezz’ora dalla fine del ritorno. Una squadra che, come già preventivato, riavrà Harry Kane assolutamente schierabile. Paradossalmente però gli Spurs hanno cambiato marcia in Champions proprio con l’infortunio del loro centravanti nell’andata dei quarti. E il suo periodo out ha spianato le porte del paradiso per Lucas Moura, che con la sua tripletta ha spedito in maniera incredibile gli Spurs verso Madrid. E poi Alli, Eriksen, Lloris, Son. Insomma, sottovalutare questo Tottenham è l’anticamera di una cocente sconfitta.

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Dall’altro lato Klopp ha potuto testare i suoi sul campo dalle 17:30 circa per un’ora circa. Allenamento a metà campo, situazioni di gioco, tiri verso la porta. Poi partitella nello stretto. La notizia più importante il recupero di Bobby Firmino. Il brasiliano ha sofferto per un mese a causa di guai muscolari, facendo solo una breve apparizione al Camp Nou contro il Barcellona. Klopp ha fatto capire che il brasiliano sarà sicuramente della partita, ma non ha ovviamente rivelato la formazione iniziale. Ragione per cui rimane il dubbio su un suo impiego dal primo minuto, visto anche l’ottimo stato di forma di Divock Origi autore di una doppietta contro il Barça.

Per il resto atmosfera che in campo è sembrata positiva, qualche sorriso e pacca sulla spalla tra i giocatori. Poi video, cena e a letto presto, domani c’è da portare a casa una coppa. Tradiva un sorriso anche Jurgen Klopp, uno che domani allenerà in una finale di Champions per la terza volta in carriera. Il tedesco sa perfettamente cosa voglia dire la finale di domani, la prima in cui non sarà sicuramente favorito ma certamente non sarà l’underdog. Si gode il momento, conscio di aver fatto anche quest’anno un cammino incredibile, aggiungendo la grande cavalcata anche in campionato: «sono molto molto orgoglioso, ma non è il momenti di sentirsi così; è il momento di sentire ogni muscoli e dire ‘sì, lo facciamo perché lo vogliamo’».

Tifosi già pronti per un grande spettacolo. Le strade di Madrid sono invase da almeno due giorni da tifosi in rosso e in bianco. C’è chi ha fatto migliaia di chilometri di strada per assistere a questo spettacolo. Un tifoso inglese residente a Hong Kong ha dichiarato di aver speso qualcosa come £9.000 tra aereo, alloggio e biglietto per la partita. Once in a lifetime, deve aver pensato mentre il conto in banca si sgonfiava. E la birra che ovviamente scorre a fiume. Non che in Spagna non sia abitudine bere sia chiaro, ma quando hai due tifoserie inglesi di questo livello i pub non possono che essere ancora più felici.

Coinvolti nell’atmosfera anche coloro che magari si trovano nella capitale spagnola per motivi diversi. Ho scritto ad una mia amica (che conosce bene il mio amore per il calcio d’oltremanica) in visita a Madrid in questi giorni per motivi turistici e non legati al football, chiedendole se sarà lì anche domani: «certo che ci sarò! P.S. credimi Dani, già oggi tifosi inglesi tutti ubriachi». E come potrebbe essere altrimenti?

 

Daniele Calamia

Daniele, 22 anni. Palermitano, studente di Economia.
"2.5.15, ultimo gol di StevieG ad Anfield, io c'ero!".