BLACK CATS CORNER – Ricomincio da capo

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Il Mega Redattore Galattico ci ha convocato (virtualmente, s’intende). Sarà corner di riepilogo e la prossima settimana si esce con le pagelle. Ci si prova, come dicono da queste parti, e lo si fa senza ostentare bugiardo entusiasmo per una stagione che a giochi fatti sembra aver bissato quella precedente, priva però della stessa magia. C’è chi ingollerebbe senza esitazioni l’amaro calice, manco fosse una peroni ghiacciata in spiaggia, e firmerebbe col sangue affinché tutto ciò vada in scena anche il prossimo anno, ma dopo due stagioni di inenarrabili barricate direi che può bastare, che è stato bello aver rassodato le natiche da due anni a questa parte ogni sabato pomeriggio dalle 16 alle 18, occasionalmente di domenica, che l’anno prossimo Zeman potrebbe tornare ad allenare in B e a quel punto mi verrebbe voglia di girare su Diretta Gol.

E’ esercizio sfibrante e poco appagante ripercorrere per grandi tappe il cammino che ha portato il Sunderland alla terza salvezza in zona Cesarini, sommersa da 17 pareggi (di cui 9 a reti inviolate), poche vittorie (7) e pochissime partite se non altro da salvare. Tra le piacevoli abitudini quella di sfoderare le migliori prestazioni con le grandi, consuetudine cara all’ex Gus Poyet, che in una stagione avara di soddisfazioni personali ha dato del filo da torcere ai freschi campioni d’Inghilterra nella gara d’andata, terminata, manco a dirlo, 0-0, rischiando di vincerla con una conclusione di Larsson allo scadere. Memorabile (perdonate la propensione all’iperbole) la rimonta dell’Ethiad poi vanificata dall’atrocità di Yaya Toure. Era il primo dell’anno e sono certo che Billy Jones il 31 Dicembre riempì il flute di gatorade, prima di congedarsi dalla festa alle 10:30 PM. Last but not least il Tyne-Wear Derby giocato al St James’s Park, il più bel contropiede allo scadere dalla rete di Del Piero a Dortmund.

Ottanta metri dai pali difesi da Alnwick: Johnson resiste alla avance di Sissoko che prova a trascinarlo con se sul green. Indispettito dal rifiuto Dummet prova a fare giustizia intervenendo alla sua sinistra. Adam rimane in piedi e accarezza la sfera di mezzo esterno per 20 metri prima di aprire il mancino e servire l’accorrente Wickham. Il controllo è rivedibile ma il 10 ritrova il pallone e serve un assist a Buckley che fa una cosa meravigliosa, pianta a terra il piede mancino e tocca il pallone con l’interno destro concedendo com’è giusto che sia a Johnson l’onere di decidere il derby. La chiusura del cerchio. Tutto incredibilmente perfetto.

Tutto molto bello, direbbe Bruno Pizzul, ma a salvarci la pelle hanno innegabilmente contribuito le collaudate contingenze di fine stagione. Un Arsenal appagato, un Everton che aveva staccato la spina già da tempo, uno scaltro accordo di non belligeranza con quei volponi del Leicester, felici circostanze senza le quali le sperticate lodi dei momenti felici avrebbero subito la mannaia del grande classico post Italia-Marocco “Ma intanto come abbiamo fatto a perdere 10-3?“. In tutto questo ambaradam ho sbirciato il Magpies Corner di Mattia e ho appurato come anche quest’anno, per la sesta volta consecutiva, il Newcastle sia arrivato davanti al Sunderland. Non che la cosa mi abbia dato particolare fastidio, ma la novella mi ha onestamente preso in contropiede. D’altronde riusciremo a trovare consolazione in quel breve slogan che recita “Five in a row“, ergo ad invitarvi a ritentare la prossima stagione, quando ahinoi sarete ancora tra i piedi, e per una volta, si spera, finirete sotto.

#HAWAYTHELADS

Marco Lauria

Il filetto al pepe verde, lo spritz amblè, AM degli Arctic Monkeys, Woody Allen, Kevin Spacey, Chandler Bing, i dropshot di Dolgopolov, il mancino di Morfeo

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