Buon compleanno Jan Molby: fisico da rugbysta, cuore da Liverpool

0
122

 

 

Il 25 dicembre 1658 a Kolding, Danimarca, faceva caldo. A dispetto della festività natalizia e dell’inverno pieno, nella città danese si svolse una violenta battaglia che oppose la Svezia di Re Carlo X Gustavo a una coalizione formata da Polonia e Danimarca che vide gli svedesi soccombere. Trecentocinque anni dopo, un altro condottiero abituato alle battaglie, veniva da là, da quella cittadina danese che oggi conta 90.000 abitanti ed ha curiosamente legami anche con l’Italia: è gemellata con Pisa dal 2007. Si chiama Jan Molby, oggi, 4 luglio, compie 56 anni, undici dei quali passati a brillare con la maglia rossa del Liverpool. Capitano già a 19 anni della squadra della sua città, tanto per far capire la tempra del soggetto, cresce calcisticamente nell’Ajax dove milita dal 1982 al 1984. In quello spogliatoio c’è gente che risponde ai nomi di Crujiff, Van Basten e Rijkaard, e Molby, da centrocampista difensivo ma abile nel passaggio, nei due anni trascorsi ad Amsterdam il nostro ha il tempo di vincere il campionato olandese del 1983, accoppiandolo con la Coppa d’Olanda, in una stagione trionfale. “Crujiff aveva 37 anni – disse in una occasione Molby – ma prese noi giovani sotto la sua ala. In allenamento ci obbligava a colpire la bandierina del calcio d’angolo da metà campo. Era già un manager seppur ancora giocatore. Era sfinente come esercizio, lo facevi solo perché te lo chiedeva uno come Crujiff. Ma il modo di fare dell’Ajax era questo: allenarsi, allenarsi e ancora allenarsi. E migliorarsi, soprattutto”.

Le sue ottime prestazioni catturano l’occhio di Joe Fagan, manager del Liverpool. Per sostituire Graham Souness, passato alla Sampdoria, l’allenatore sceglie Molby, per 500.000 sterline. Esordisce a Carrow Road, casa del Norwich, e quel giorno lo racconta così: “Quando arrivammo nello spogliatoio degli ospiti io mi cambiai e chiesi a Ronnie Moran quando saremmo entrati in campo per il riscaldamento. ‘Niente riscaldamento, risparmia le energie’, mi disse. All’Ajax eravamo abituati a riscaldarci 25 minuti. Ma nonostante questo facemmo una grandissima stagione”. Finì con un pirotecnico 3-3 e Molby giocò tutti i novanta minuti. La prima rete arrivò in dicembre, in casa del Chelsea, in una sconfitta per 3-1 dove lui segna il momentaneo pareggio. Ma se c’è una stagione che è incorniciata nella storia dei reds e del centrocampista dal fisico massiccio, quasi da rugbysta più che da calciatore, è l’annata 1985-86 dove Molby è indiscusso protagonista. Il Liverpool porta a casa la FA Cup e il campionato, vinto in una decisiva sfida proprio a Stamford Bridge (non pensate a quello attuale, ma a quello di un tempo, con le automobili parcheggiate dietro la porta!) decisa da Dalglish, nel frattempo divenuto allenatore-giocatore sostituendo Fagan. Molby gioca 52 partite totali segnando ben 21 reti, risultando per distacco il miglior giocatore del Liverpool in quella stagione e mettendo lo zampino in due dei tre gol che i reds segnano all’Everton in quella vittoriosa finale di FA Cup. “Per me era la prima volta a Wembley. Ero titolare, avevo 22 anni e in estate sarei andato ai Mondiali. Cosa desiderare di meglio?”.

La stagione seguente, lo vede protagonista con la sua prima tripletta, nel replay di Coppa di Lega contro il Coventry, tutti e tre segnati curiosamente su calcio di rigore. E dire che in estate il nostro fu vicinissimo al Barcellona: “Conoscevo Crujff, mi voleva con lui in Spagna. Pensai di giocare la mia ultima partita con il Liverpool a Luton, quando segnai su rigore. E invece, 48 ore dopo, fui informato che la trattativa era saltata perché il Liverpool non si era accordato col Barcellona sul pagamento. Fui molto deluso, mi sarebbe piaciuto andare a Barcellona, ma mi consolai sapendo che ero pur sempre in un grande club”. Arrivarono però dei guai a un certo punto della sua carriera in rosso: prima un infortunio al piede che gli fa saltare gran parte della stagione 1986-87 facendogli perdere il posto da titolare a beneficio di Whelan, schierato di fianco a McMahon, poi, nel 1988, l’arresto per guida in stato di ebrezza e tre mesi di reclusione. Dalglish decide di fidarsi di lui e nel 1988-89 è ancora titolare, ma come difensore centrale, sostituendo Alan Hansen prima che un nuovo infortunio lo blocchi ancora. Nel 1991-92, dopo le dimissioni di Dalglish, ecco arrivare in panchina colui che era stato sostituito proprio dal danese: Graeme Souness. Il binomio Whelan-McMahon continua a funzionare e Molby diventa la seconda scelta, ma un nuovo infortunio, questa volta occorso proprio a Whelan, riporta sugli scudi “Great Dane”, il grande danese, così com’era soprannominato dalla tifoseria, che contribuisce alla conquista della FA Cup e disputa una buona coppa Uefa, nell’anno in cui il Genoa vince ad Anfield eliminando i reds.

La carriera di Molby vede la sua parabola discendente in quegli anni Novanta. Disputa l’ultima stagione in Premier nel 1994-95, prima che Roy Evans lo mandi in prestito a Barnsley e poi al Norwich, proprio nello stadio in cui aveva esordito in rosso, fino ad appendere gli scarpini al chiodo nel febbraio del 1996 e assumere l’incarico di allenatore dello Swansea a soli 32 anni. Dimesso sia in Galles che nella successiva esperienza con l’Hull City nel 1997, ha un sussulto nel 1999, alla guida degli Harriers Kiddenmister, una formazione di Conference che lui porta in Football League. Trasformatosi in commentatore televisivo, Molby viene collocato, dopo un sondaggio condotto tra 11.000 tifosi del Liverpool, al sedicesimo posto tra i calciatori migliori della squadra. E nel 2009, avvantaggiato dalla sua madrelingua danese, viene insignito del titolo di “Scouser onorario” per la sua abilità di parlare la tipica lingua di Liverpool di origine nordica. Un dato balza all’occhio: 62 reti complessive sul Mersey, e ben 42 su rigore, record battuto solo da Le Tissier. Ha lottato col suo fisico imponente, ma la classe ha vinto. E allora buon compleanno, Great Dane.