Caro Liverpool ti scrivo. Ci sono stati giorni peggiori di questo?

I Reds sono spalle al muro in una situazione complicata. Sia in campionato che in Champions la situazione è praticamente compromessa, c'è stato di peggio?

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Scena 1: nessuno potrà mai dimenticare cosa successe tra la seconda metà di aprile e l’inizio di maggio nel 2014. Nessuno che abbia almeno un pezzo di cuore che batte per la sponda rossa del Mersey. Una grande gioia quella contro il City, un gol arrivato nei minuti finali e grazie ad un mezzo regalo della difesa avversaria. Un grande buio quello arrivato dopo, con Demba Ba che corre sotto la Kop ad esultare. Qualche attimo dopo, il capitano con la 8 che raccoglie il pallone in rete con la consapevolezza di essere nel bel mezzo del peggior momento calcistico della propria carriera. Pochi giorni dopo, la gioia di Dwight Gayle sotto la curva del Palace a Selhurst Park. L’ex carpentiere ha appena firmato una doppietta che condanna definitivamente il Liverpool alla resa nei confronti di un Manchester City più cinico nel momento decisivo.

Scena 2, oggi: sta accadendo praticamente la stessa cosa. Una stagione pazzesca dei due club: il City in linea per arrivare a soli due punti dal record dell’anno scorso, apparentemente non più raggiungibile; il Liverpool già abbondantemente sopra il suo massimo storico per punti. Ma alla fine questo campionato qualcuno deve vincerlo e, a meno di improbabili ribaltoni, saranno ancora i Citizens a prevalere.

Il club di Manchester ha sfruttato una maggiore esperienza per questi momenti, così come qualche giocata dal coro. Ad esempio quanto ha fatto ieri Kompany, che da trenta metri ha fatto partire uno scaldabagno di mezzo esterno che si è infilato all’incrocio dei pali. L’ultima volta che Kompany aveva tentato un tiro da fuori area chi vi scrive non aveva ancora terminato la scuola dell’obbligo. È la storia del Liverpool Football Club, fatta di incredibili gioie e rimonte nonché di cocenti delusioni. Una storia che non si è mai concessa pause.

Scena 3, forse anche peggio: come quanto accaduto nel 1989 all’ultima giornata. Il Liverpool di Kenny Dalglish ha tre punti di vantaggio sull’Arsenal di George Graham ad una partita dalla fine. I Gunners si sono letteralmente suicidati nelle ultime giornate, dilapidando cinque punti di vantaggio in due sole partite. Tuttavia c’è ancora un’ultima chance per la squadra del nord di Londra. Scherzo del destino: si gioca lo scontro diretto. Stadio di questa affascinante sfida è Anfield. La situazione mentale della partita è esattamente opposta a quella del Liverpool di questi ultimi anni: i Reds non sono underdog. L’Arsenal da par suo ha bisogno non solo di vincere, ma anche di farlo con almeno due gol di scarto. In quel caso la differenza reti sarebbe pari e i Gunners trionferebbero perché autori di più gol dei rivali.

Il primo tempo termina con un tesissimo 0-0. Non si muove foglia che Anfield non voglia e i padroni di casa sono a 45 minuti dal 18° titolo, ma poi qualcosa cambia. Ad inizio secondo tempo Alan Smith, uno da più di 130 gol in prima divisione in carriera e capocannoniere di quell’anno, fa passare in vantaggio la propria squadra con un colpo di testa su punizione. I rossi reclamano un fuorigioco intorno all’arbitro, ma sanno anche loro di aver combinato la frittata. Il leitmotiv non cambia per il Liverpool, che può ancora controllare, ma non è ancora detta l’ultima parola.

Racconta perfettamente gli ultimi minuti di quella partita Febbre a 90°. Per molti una semplice commedia inglese di metà anni ’90 con Colin Firth protagonista. Per coloro che invece la febbre la vivono ogni weekend uno spaccato perfetto del vissuto di un vero tifoso di calcio inglese, tratto da un libro di Nick Hornby, scrittore nonché tifoso dell’Arsenal.

Ma torniamo al match: a tempo quasi scaduto Michael Thomas sbaglia davanti a Grobbelaar un pallone incredibile per fare 0-2. Thomas in carriera in 300 partite di campionato ha segnato poco più di 50 gol. Un giocatore di talento, ma poco concreto. Al 92′ ancora Alan Smith lancia un pallone in avanti, tagliando fuori Alan Hansen, un difensore che oggi farebbe impallidire qualunque centrale al mondo. Uno scozzese, un grintoso, un centrale capace di uscire dalla difesa a testa alta guidando un contropiede per 50 metri di campo. Il 34enne si fa tagliare fuori ancora da Michael Thomas.

C’è ancora un difensore però da saltare; non si sa come, Thomas salta anche lui con un rimpallo. Solo davanti a Grobbelaar, magistralmente alza il pallone di pochi centimetri da terra per beffare sia il portiere che i centrali in rientro. Due a zero Arsenal, partita finita, titolo finito. I Reds infileranno il titolo numero diciotto l’anno seguente, in maniera molto più tranquilla. Da lì in poi però, sulle sponde del Mersey sono a secco.

Possiamo considerare davvero il 1989 il momento peggiore? Forse. Stasera i Reds affrontano il ritorno della semifinale di Champions League. All’andata è andata bene per 75 minuti: gioco dominato, una serie di occasioni, sconfitta di misura al Camp Nou. Un affare, se Anfield ti aspetta al ritorno. Poi in sei minuti è cambiato tutto: prima il rimbalzo da una traversa che è finito sul petto di un avversario a porta vuota, poi una punizione meravigliosa dai 25 metri che però è stata deviata in maniera assolutamente imparabile per Alisson. In entrambi i casi, il colpevole di tanta sfortuna per i rossi è stato Leo Messi. Risultato: 3-0 ed eliminazione della coppa dietro l’angolo. Come ci si riprende da un doppio colpo così, praticamente definitivo?

Ci vuole una bella conferenza stampa dell’allenatore, di quel tedesco così carismatico da meritarsi già gli applausi. Tutti lo aspettano mentre pronuncia le prime parole della conferenza stampa. «Se dobbiamo fallire, facciamolo nel modo più bello che ci sia». Ecco le parole che servono per svegliarsi dalle cocenti delusioni degli ultimi giorni, si può tentare. Continua Klopp: «Mo e Roberto, due dei migliori attaccanti al mondo, non ci saranno per la partita contro il Barcellona».

E allora no, forse per quella storia del momento peggiore dobbiamo aggiornare la situazione.

 

 

 

Daniele Calamia

Daniele, 22 anni. Palermitano, studente di Economia.
"2.5.15, ultimo gol di StevieG ad Anfield, io c'ero!".