“The Champions League is returning to England, and to Anfield!”

Domani sarà la ricorrenza di uno dei giorni più belli della storia dei rossi di Liverpool. Il 25 maggio 2005 i Reds si aggiudicano la quinta Champions

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La parata della squadra per le vie della città

Quella corsa non si dimentica facilmente. Neanche a distanza di tanti anni. Jamie Carragher sta correndo verso una delle due porte del rettangolo di gioco. Non corre esattamente verso la porta a dire il vero, bensì verso un suo compagno. “The Champions League is returning to England, and to Anfield!”, gridano in telecronaca. Quel compagno che Carragher sta correndo ad abbracciare è Jerzy Dudek, un portiere, un personaggio eccentrico quanto inimitabile nella storia degli ultimi vent’anni del Liverpool.

Non un portiere di livello mondiale, un buon portiere di Premier diciamo, tant’è che il Liverpool ha già preso il sostituto. Uno spagnolo, già stempiato a 24 anni, che gioca per una squadra il cui soprannome è “sottomarino giallo” e che si trasferirà nella città in cui quattro ragazzi della working class qualche decennio prima avevano reso famosa una canzone dal titolo “Yellow Submarine”. Jose Manuel, per tutti Pepe, ricordato dalle parti di Anfield come il miglior portiere in rosso dai tempi di Grobbelaar (e a cui Alisson fra qualche anno potrebbe fare buona compagnia).

Ma torniamo a Jamie Carragher. Il vice capitano del Liverpool sta esultando con le braccia al cielo per la vittoria in una partita che a tutti gli effetti è una delle peggiori della sua carriera. È Milan-Liverpool, finale dell’edizione numero cinquanta della coppa dalle grandi orecchie. È il 25 maggio 2005. La UEFA ha stabilito che, vista la ricorrenza, per quell’anno la vincitrice della coppa potrà tenere la versione originale con sé senza doverla restituire per la finale successiva. E a quanto sappiamo, quell’originale oggi non si trova a San Siro. Se andate ad Anfield invece, il trofeo campeggia davanti agli altri quattro che i Reds hanno vinto tra il 1977 e il 1984.

Quella finale è il punto di arrivo per il Liverpool di un cammino impervio, impossibile a tratti, che i Reds affrontano però con grande entusiasmo. Ancora una volta Anfield è un fattore. Il cammino nei gironi comincia come al solito: Liverpool sonnecchiante per cinque partite, un classico. Anche i Reds di quest’anno hanno fatto esattamente così. Si arriva all’ultima partita contro l’Olympiakos, ai rossi padroni di casa serve una vittoria con due gol di scarto per passare il girone. La vittoria puntualmente arriva, ma è il come che si ricorda ancora. 1-1 di Sinama-Pongolle su assist di un delizioso Harry Kewell, raddoppio di Mellor. Il terzo gol è da cineteca, e il racconto in telecronaca è uno dei pezzi d’antologia della storia recente dei Reds: “Mellor, lovely cushioned header… for Gerraaaaard! Oh ye beauty! What a hit son, what a hit!”. Anfield esplode perché Mellor ai 25 metri pulisce una palla perfetta per il capitano che arma il suo destro. Se Beckham ha portato il suo interno destro in cima al mondo, sugli usi deliziosi che il genere umano può fare della restante parte del piede destro col pallone dal calcio il copyright è del numero 8 del Liverpool. Un esterno destro meraviglioso che si insacca alla sinistra del portiere. 3-1, il sogno continua!

Il cammino continua bene negli ottavi e nei quarti. Il Liverpool s’è svegliato e ne fa le spese anche un’italiana, nella fattispecie la Juve. 0-0 al Delle Alpi, mentre i Reds in casa vincono 2-1 una partita in bilico solo perché Scott Carson commette un errore madornale su un colpo di testa innocuo di Cannavaro. Sugli scudi Luis Garcia, autore di uno dei più bei gol che Gigi Buffon abbia mai subito. Ne risentiremo parlare di questo spagnolo. A gennaio tra l’altro è arrivato alla corte di Benitez un altro spagnolo: Fernando Morientes. Non è però eleggibile per la Champions in quanto ha già giocato nella fase a gironi con il Real Madrid.

Anfield attende l’inizio della partita; è il 3 maggio 2005

Si va comunque in semifinale. Avversario il Chelsea di Mourinho, che in Premier non fa sconti e punta la seconda Champions consecutiva dopo quella con il Porto del 2004. Pareggio a Stamford Bridge, serve vincere ad Anfield. Ci pensa quello spagnolo lì di cui abbiamo appena parlato. Scontro tra Baros e Cech, il numero 10 sbuca dal nulla e anticipa con un tocco delizioso John Terry. La palla viene liberata da Gallas, ma l’arbitro assegna il gol perché a suo giudizio la sfera ha varcato la linea. 1-0, per quello che è il gol fantasma più importante che si ricordi nella storia recente della competizione. I Blues hanno la propria occasione per pareggiare e quindi qualificarsi grazie ad un mezzo pasticcio di Dudek in uscita, ma Gudjohnsen incredibilmente manca il bersaglio da pochi passi allo scadere. Ancora oggi Carragher, sulla traiettoria di quel pallone, non sa spiegarsi come l’islandese abbia fallito un gol del genere.

La formazione iniziale della finale di Istanbul 2005

Finale! Ad attendere il Liverpool un Milan versione extra lusso che da almeno un biennio è rientrato nella top 3 del calcio europeo. Vittoria nel 2003, eliminazione sciocca per mano del Deportivo La Coruna nel 2004, finale nel 2005. In più un Hernan Crespo in rosa che l’anno prima non avevano. Ed è proprio l’argentino a firmare una doppietta che all’intervallo vede i rossoneri in vantaggio per 3-0. Se non fosse stato per Luis Garcia, il centravanti dell’albiceleste sarebbe tornato negli spogliatoi già con il pallone della partita sottobraccio. Il seguito lo conosciamo tutti.

Non importa quale sia la motivazione: il You’ll Never Walk Alone della Travelling Kop all’intervallo, il discorso di Gerrard negli spogliatoi, un calo mentale del Milan. Sta di fatto che dopo venti minuti di ripresa stiamo 3-3, con il punteggio che rimane immutato fino a fine partita.

Il punteggio dopo 15 minuti di ripresa

Il Milan domina la restante parte del confronto, nei supplementari i Reds si salvano in più modi, di cui l’ultima la più incredibile. Testa di Shevchenko, paratona di Dudek, Sheva torna sulla palla che misteriosamente impatta il corpo del portiere polacco e si impenna andando fuori. Non sa come reagire il centravanti ucraino, le spalle e le braccia ormai sono staccate dal resto del corpo, non ci crede. Ma non è ancora finito il suo incubo.

Rigori. Nel Liverpool Hamann e Smicer tra gli altri tirano ottimi rigori, nel Milan Serginho manda in orbita e Pirlo si fa ipnotizzare da Dudek. Il polacco è incredibile anche sulla linea di porta. Muove le gambe come fosse claudicante, una mossa che Grobbelaar aveva reso famosa nella finale di Roma ‘84. I rossoneri però sono ancora in corsa perché Riise, uno con la dinamite nel piede sinistro, decide inspiegabilmente di piazzare un pallone che Dida fa suo con facilità una volta intuito l’angolo. La fine della storia la conosciamo: ancora Sheva sul dischetto, ancora Dudek a trasformarsi nel suo peggiore incubo.

Finita, finita! Corrono tutti verso Dudek, idealmente anche i milioni di tifosi rossi in giro per il mondo. Quinta Champions in bacheca, come cinque sono ancora oggi in attesa che la finale di Madrid magari porti con sé la sesta gioia. Intanto, domani nella ricorrenza del 25 maggio, ci ricorderemo di questo momento indelebile nella storia di uno dei due club più gloriosi d’Inghilterra.

 

La parata della squadra per le vie della città dopo il trionfo

Daniele Calamia

Daniele, 22 anni. Palermitano, studente di Economia.
"2.5.15, ultimo gol di StevieG ad Anfield, io c'ero!".