Grazie Jermain Defoe, gli eroi esistono ancora!

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La carriera di un calciatore oramai quasi sempre si narra per numeri, che siano di trofei vinti o gol realizzati/subiti, di presenze nelle coppe continentali o in nazionale, cifre che tendono a contestualizzare il giocatore in una sorte di catalogo multimediale da consultare a proprio piacimento quando e come si vuole. Ma chi ama il calcio sa che non è solo una questione di numeri, di trofei, di reti: il calcio è molto di più!

È un mondo a parte di sue storie e racconti, di drammi e trionfi che possono arricchire il cuore di chi solo sa che non sono ventidue idioti che corrono dietro ad un pallone quei ragazzi che colorano le tue domeniche. Diventano eroi, miti, chiamateli come volete, capaci di entrarti dritti al cuore ed emozionarti fino alle lacrime, perché se c’è una cosa di bello nello sport, quella si fa chiamare emozione; e per farlo non serve necessariamente un gol, anche se sei calciatore, basta essere un Uomo, nel caso specifico chiamarsi semplicemente Jermain Defoe.

Carriera più che discreta alle spalle, quasi 250 reti per lui, palmares scarno (una coppa di lega inglese) ma una sensibilità e un cuore enorme come dimostra la sua fondazione “Jermain Defoe Foundation” dove si occupa dei bambini senzatetto e malati; salito agli onori della cronaca per il suo speciale ed unico rapporto con Bradley Lowery, il bambino tifosissimo del Sunderland e gravemente malato con cui nel giro di un anno aveva stretto un legame indissolubile accompagnandolo fino agli ultimi giorni della sua troppo breve vita. Defoe è stato convocato pochi giorni fa a Buckingham Palace dove il Principe del Galles gli ha conferito l’Obe Award ( “Order of British Empire), una delle onorificenze più importanti del Regno Unito; questa la sua dedica al momento del ritiro del premio: “Vorrei dedicare questo premio al mio piccolo amico Bradley, tutti conoscono il rapporto che ho avuto con lui, ho grandi ricordi, la sua mancanza mi fa ancora male. Ma ricevere un qualcosa di simile mi rende orgoglioso e felice, era il mio migliore amico, lui era genuino e amava il calcio. Lui mi amava e io amavo lui, non c’era niente che potessi dargli se non la mia amicizia”. Gli eroi esistono ancora.

Pierluigi Cuttica

Vivo e respiro di calcio, dopo tanti anni di futile peregrinare ho trovato nel calcio inglese la mia casa; tifosissimo del Chelsea, non trovo parole sufficienti per descrivere ciò che provo ogni volta che entro dentro Stamford Bridge.