Il sorriso di James, la battaglia di Margaret: Hillsborough, 15 aprile 1989

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L’ultimo treno da Sheffield arriva a Lime Street a tarda sera. Margaret aspetta sul binario. Il suo James non è sceso dagli altri convogli, per cui sarà certamente in questo. Ma quando la gente affranta, stanca e con lo sguardo perso nel vuoto, abbraccia i suoi cari dopo essere uscita dal treno al termine di una giornata infernale, per Margaret non ci sono abbracci. James non tornerà più: a 14 anni è stato inghiottito da un pomeriggio di follia, quel 15 aprile 1989. Se n’era andato al mattino, raggiante, sorridendo a sua madre in salotto, dicendole con certezza: “Oggi vinceremo!”. Nessuno ha vinto invece, in quel pomeriggio a Hillsborough di trent’anni fa, quando 95 tifosi del Liverpool non hanno nemmeno fatto in tempo ad assistere alla loro ultima partita. Quattro anni dopo diverranno 96, perché dopo un lungo coma, perirà anche un altro tifoso.

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La doppia “H” è la sintesi più cruda e scioccante del risvolto drammatico della storia del Liverpool. Tra medaglie e trionfi ci sono anche Heysel e Hillsborough, due parole infauste che per motivi opposti hanno spezzato le vite di chi se n’è andato e di chi è rimasto. Se probabilmente a Bruxelles i tifosi reds furono carnefici, a Sheffield, prima della semifinale di FA Cup che li opponeva al Forest, furono vittime sacrificali di una organizzazione scellerata, in uno stadio che già in passato aveva fatto parlare di sé, rinchiusi come sardine dentro a un giorno che doveva essere di festa. Quando alle 15.06 alcuni di loro iniziarono a scavalcare e a invadere il campo, la polizia pensò bene di trovarsi davanti l’ennesimo episodio di hooliganismo. Nel briefing pre-partita, il sergente Duckenfield, la prima cosa fuori posto dell’intera vicenda, poiché Brian Mole, storico responsabile dell’organizzazione a Hillsborough, era stato sollevato dall’incarico venti giorni prima, non si preoccupa minimamente della gestione dell’ordine pubblico inteso come accesso all’impianto e sicurezza. Parla di come fronteggiare i tifosi ubriachi, di come reprimere eventuali comportamenti violenti. La fobia è ai massimi livelli, ma quel pomeriggio tutto sarà valido tranne che i tifosi avevano voglia di menar le mani. Inoltre, nella conferenza stampa, dice “Liverpool-Nottinghamshire”: ma questo neanche i nomi delle squadre conosce?

Le maglie strette delle recinzioni che costeggiavano il fondo campo, diventano una trappola: create per impedire l’invasione del terreno di gioco, furono l’arma del delitto. La gente, fuori, appena aperto il Gate C, un portellone scorrevole che dava accesso a un tunnel (ma si può?!) che portava alle gradinate, si riversa in massa finendo per intasare il passaggio. Soffocamento, volti viola, respiri che si fermano: qualcuno riesce a issarsi e allora, in diretta tv, ecco le immagini di chi abitava la gradinata sovrastante, che aiuta i malcapitati a stapparsi da quell’inferno. Qualche anno prima, durante un Tottenham-Wolverhampton, alcuni tifosi ebbero il permesso di sedersi a bordo campo, dietro la porta, per seguire la partita sorvegliati dalla polizia: il settore centrale della Lepping Lane, come si chiamava il luogo della tragedia, era davvero incapace di contenere più folla del dovuto, considerati anche i suoi corrimano e le sue barriere blu che ostacolavano qualsiasi cosa. Eppure, un anno prima, crediamo per merito di Mole, tutto andò liscio: 2-1 per il Liverpool e qualificazione alla finale proprio contro il Forest, nello stesso stadio, il 9 aprile.

La beffa segue il danno: secondo il Sun, ma anche secondo gran parte della stampa, sono stati i tifosi a creare l’inferno. Hanno urinato sui cadaveri, sottratto loro dei portafogli dal giacchino. Balle. Il titolo del tabloid di Murdoch, “The truth”, nel 2012 diverrà “The real truth”. Grazie alle famiglie delle vittime e all’iniziativa del vescovo di Liverpool, l’Indipendent Panel analizza 400 mila documenti e ribalta l’iniziale verdetto di morte accidentale. Le ambulanze in campo, i cartelloni pubblicitari utilizzati come barelle, così come cinque anni prima all’Heysel furono le transenne a portare via i cadaveri, sistemati poi nella palestra della Main Stand, che diventa un obitorio. La polizia insufficiente e del tutto impreparata e uno stadio ormai impresentabile. Il rapporto Taylor, nella prima versione di agosto e poi in quella definitiva di gennaio 1990, cambia tutto: stadi all-seated, più steward, nuove norme sulla vendita degli alcolici. Margaret Aspinall, la madre di James, alla testa del comitato delle famiglie, ha vinto la sua battaglia, dopo anni di sacrifici e rabbia. E ieri, ad Anfield, durante Liverpool-Chelsea, ha abbracciato Dalglish dopo una delle due reti che hanno consentito ai reds di onorare al meglio i suoi caduti trent’anni dopo. James, da lassù, avrà esultato col sorriso di quel giorno di aprile, l’ultima cosa che sua madre si ricorda di lui prima che la sua vita cambiasse per sempre.