Il torero appende il suo mantello al chiodo

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«Dall’altra parte, Torres. Torres, si gira! Un gol bellissimo, El Niño, solo lui può fare un gol così! E poi scivola, come un torero, sotto la Kop. Liverpool in vantaggio». Massimo Marianella ha appena reagito così all’ennesima magia di Fernando Torres con la maglia del Liverpool. Il centravanti spagnolo ha appena messo all’incrocio un destro imparabile che dà ai Reds una lunghezza di vantaggio sull’Arsenal nei quarti di finale della Champions League 2008. Un gol bellissimo arrivato dopo uno stop complicato e uno spostamento di palla fulmineo che lasciano di sasso la difesa. Ispirata da questo gol, la sua squadra vincerà la partita 4-2 volando in semifinale.

Questo è solo uno dei meravigliosi esempi di cosa in quei tre anni e mezzo abbia investito l’Inghilterra. Un giocatore con pochi eguali nella storia della Premier, vincitore di molti meno trofei individuali e di squadra di quelli che avrebbe meritato. Oggi, a 35 anni suonati, Fernando Torres si ritira dal calcio giocato, appendendo il suo mantello al chiodo.

L’arrivo in Inghilterra

Nell’estate 2007 Rafa Benitez, appena sconfitto dal Milan in finale di Champions League, decide che è ora di rompere il salvadanaio per coprire la posizione più deficitaria nello scacchiere del suo Liverpool. Manca un attaccante da tanti gol, nonostante la presenza di Peter Crouch in squadra. L’occasione viene colta al volo: dall’Atletico Madrid viene prelevato il più giovane capitano nella storia dei Colchoneros. Un uomo fatto in casa, biondo e con le lentiggini. Fernando Torres arriva ad Anfield per 20 milioni più il cartellino di Luis Garcia, uno degli eroi della Champions del 2005. Nella prima stagione si presenta con 24 gol in campionato, tra cui una tripletta incredibile al Middlesbrough). In Champions sono 6 gol, tra cui quello già detto all’Arsenal e il gol decisivo a San Siro per eliminare l’Inter.

In quello stesso anno il primo dei tre trofei con la nazionale spagnola: l’Europeo 2008 in Austria e Svizzera. Un gol in finale, contro la Germania, che permette alle Furie Rosse di vincere il trofeo dopo 44 anni. Ce ne saranno altri poi: il Mondiale 2010 e l’Europeo 2012, l’ultimo in finale contro l’Italia.

Nelle successive due stagioni ci sono più di 30 gol in 45 presenze in Premier. Diventa il più veloce giocatore a segnare 50 gol con la maglia in rosso (record poi battuto da Salah quest’anno). Ma le gambe sono più fragili del previsto, e il suo stato d’animo ne risente. Nel 2010 si opera due volte in quattro mesi al ginocchio destro, saltando persino la semifinale di Europa League contro la squadra del suo cuore. Poi nella finale mondiale contro l’Olanda addirittura si accascia per uno stiramento nei secondi finali, sebbene l’infortunio poi duri meno del previsto. Steven Gerrard dirà in seguito che durante quel periodo, dopo l’ultimo degli stop, cercava di spronarlo sempre di più in allenamento, rassicurandolo sul fatto che fosse tornato il giocatore di prima: «il suo ‘non credo’ mi risuona ancora oggi nelle orecchie. Un peccato, non sono riuscito ad aiutarlo».

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Chelsea time

In estate i Reds, che non si qualificano per la prima volta in quasi 10 anni alla Champions League, riescono a tenerlo più per le preoccupazioni sul suo stato fisico delle possibili pretendenti. La necessità di monetizzare però si fa sentire anche con la nuova proprietà, e così a fine gennaio 2011 arriva la bomba di mercato. Dopo un’ultima meravigliosa doppietta contro il Chelsea nell’autunno 2010, nell’ultimo giorno del mercato invernale i Blues bussano alla porta di Kenny Dalglish. 50 milioni di sterline, immediatamente rispesi ad Anfield tra Andy Carroll e Luis Suarez.

Il periodo di Stamford Bridge è senza tema di smentita il più buio della sua brillante carriera. In più di 100 presenze in campionato realizza esattamente 20 gol, venendo ricordato da molti per il clamoroso gol sbagliato a porta vuota contro il Manchester United. Non è più quello di un tempo il Nino, ma un’ultima grande stoccata la conserva per il momento più importante. Semifinale di Champions 2012, Camp Nou: il Chelsea resiste strenuamente da 92 lunghissimi minuti all’assedio Blaugrana. Su un rinvio di Ashley Cole Torres si trova davanti a Victor Valdes tutto solo. Lo guarda, lo aggira, deposita il pallone in rete a porta vuota. Finale per il Chelsea, che poi vincerà ai rigori contro i padroni di casa del Bayern Monaco.

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L’anno successivo diventerà anche uno dei pochi giocatori ad essere stato contemporaneamente (per circa una settimana) campione di Champions ed Europa League. Nella finale di Amsterdam tra l’altro realizza il primo dei due gol che assicurano al Chelsea la vittoria del trofeo. L’estate successiva il passaggio al Milan, poi di nuovo Atletico, poi Giappone. Un lento declino ma sempre con tanti rocciosi tori avversari perfettamente tenuti a bada. L’unico toro che non è mai riuscito a battere, la sua testa, non gli ha mai permesso di tornare quello di un tempo. Nonostante questo viene ricordato come uno dei migliori attaccanti che il calcio inglese abbia mai visto. I suoi 85 gol sono il massimo che uno spagnolo abbia mai segnato oltremanica.

Oggi quindi il mantello viene definitivamente appeso al chiodo. Ma nella storia degli ultimi vent’anni di calcio c’è uno e un solo Fernando Torres.

Daniele Calamia

Daniele, 22 anni. Palermitano, studente di Economia.
"2.5.15, ultimo gol di StevieG ad Anfield, io c'ero!".