Lallana salva un brutto Liverpool: a Old Trafford è 1-1

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Old Trafford, teatro dei sogni, è il luogo dove un piccolo sogno si può realizzare: il Liverpool insegue la diciottesima vittoria consecutiva in Premier League per eguagliare il record dello scorso anno del Manchester City. La grande rivalità che correi sui binari del primo tratto ferroviario del mondo, aperto nel 1830, scrive oggi un altro capitolo. Il Manchester United reduce dal ko di Newcastle trova il peggior avversario possibile dopo la sosta, ma riesce a recuperare De Gea pur rinunciando a Pogba. Nei reds, anche Alisson torna tra i pali seppur davanti ci sia il forfait di Salah a beneficio della riserva di lusso Origi. Un paio di tiri sbilenchi, molta attenzione a ogni pallone e pochi spazi: questo il cannovaccio dei primi venti minuti. Il Manchester vive di fiammate e ripartenze, gli ospiti sono più organizzati e non è una novità. Al minuto trentatré forse la più ghiotta occasione per i reds (oggi in maglia bianca) con Mané che serve firmino nel cuore dell’area e non calcia con la sufficiente convinzione per battere De Gea. Che si ripete un minuto e mezzo dopo su un colpo di testa ancora del brasiliano, ma il fuorigioco rende tutto vano. La partita è nella sua fase di decollo: Lindelof probabilmente commette fallo su Origi, Mc Tominay trova James che sulla ripartenza mette la palla nel cuore dell’area dove Rashford buca Alisson e porta in vantaggio i suoi. Da quel momento in poi, entra in scena il Var: prima Atkinson accorda il gol, ma il fallo di Lindelof pareva solare. Poi Mané pareggia: la gioia del senegalese dura un attimo, prima che Atkinson annulli per un fallo di mano del numero dieci, che ricevuto il lancio dalle retrovie salta Maguire dopo aver toccato il pallone irregolarmente, seppur non in modo così plateale.

La ripresa ricomincia sulla falsariga del primo tempo. Nessuna accelerazione da parte dei reds, che non cambiano ritmo e non creano occasioni significative. Lo United non fa di meglio per la verità, fin quando un tiro di Rashford va vicino al palo di destra di Alisson. Il possesso palla sterile del Liverpool fa da contraltare alle ripartenze dello United, mentre in panchina Klopp è irrequieto sia verso i suoi undici che verso il quarto uomo e lo stesso Atkinson. Al settantesimo il tecnico tedesco toglie Henderson e butta dentro il redivivo Lallana. Lo United si fa vedere con un tiro largo di Fred e il Liverpool nemmeno con quello. Impalpabile e disarmante la prova degli uomini di Klopp che non cambiano mai l’andazzo del match. L’autore del gol esce al minuto ottantadue per far posto a Martial, e due minuti dopo accade ciò che fino a quel momento era impensabile: traversone basso di Mané, forse con poche pretese, eppure la palla sbuca sul secondo palo dove Lallana appoggia in porta la rete del pareggio proprio sotto il settore della “traveling Kop”. E al primo dei cinque minuti di recupero il Liverpool va vicino al raddoppio con Chamberlain, che fa quasi la barba al palo con un diagonale da fuori area. L’intervento con la spalla di Fred in area è l’ultimo brivido nemmeno troppo sostanzioso del match: Atkinson sorvola. Il suo fischio finale fa tirare un sospiro di sollievo a Klopp: raramente il Liverpool è mancato nella prestazione di quasi tutti i suoi effettivi. E forse è un bene, perché non ricapiterà. Allo United solo applausi: il disordine e la mestizia per un pomeriggio hanno trovato il soccorso del temperamento e del cuore, e il pareggio sa tanto di beffa.

 

MANCHESTER UNITED (3-4-1-2): De Gea; Lindelof, Maguire, Rojo; Wan-Bissaka,  McTominay, Fred, Young; Pereira; Rashford (Martial), James

LIVERPOOL (4-3-3): Alisson; Alexander-Arnold, Van Dijk, Matip, Robertson; Fabinho, Henderson (70° Lallana), Wjnaldum; Origi (59° Oxlade-Chamberlain), Mané, Firmino

 

IL MIGLIORE: Rashford – campa delle ripartenze della sua squadra, ma su due di queste prima segna e poi va vicino al raddoppio.

IL PEGGIORE: Firmino – ci sarebbe solo da scegliere oggi tra le file del Liverpool, ma per quanto il brasiliano sia stato determinante negli ultimi mesi, questa volta c’è ben poco da salvare