Metti una sera nella giostra di Anfield

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Non avevo in programma un viaggio ad Anfield quest’anno. Più semplice seguirlo in trasferta, perché le richieste sono tante e i biglietti che il Liverpool attribuisce all’Italian Branch, decisamente sproporzionati. E invece, in Coppa di Lega il discorso è diverso: e allora ne approfitto, con due giorni di ferie chiesti al volo e gli amici del Branch, o una parte di loro, ritrovati dopo lungo tempo. Toccata e fuga: aereo per Londra perché Manchester non è disponibile, e viaggio della speranza in treno di quasi quattro ore. Bisogna orientarsi coi treni in Uk: costano, e prima si prenotano e meglio è. Può esserci un cambio, può esserci una linea diretta, ma non ho fretta e scelgo di arrivare a Liverpool intorno alle 14. Liverpool-Arsenal, terzo turno di Coppa di Lega: non chiamatela “Carabao Cup”, orrendo. Trent’anni dopo esatti i due club si ritrovano di fronte nella stessa competizione: nella stagione 1988-89, oltre al finale thrilling in First Division con il famoso 0-2 che diede il titolo ai Gunners, furono necessarie tre partite perché i reds avessero ragione dell’Arsenal: 1-1 ad Anfield, 0-0 ad Highbury e 2-1 per il Liverpool sul neutro del Villa Park di Birmingham. Sarà più o meno un’odissea anche stasera. Prendo posto nella Kenny Dalglish Stand, sopra la porta della Anfield Road, quella lasciata ai tifosi giunti da Londra e sistemati nell’anello inferiore. Seguitiamo a bere birra al pub, e procediamo verso il tempio del football a venti minuti dall’inizio del match. Anfield regala il solito, grande colpo d’occhio. In un mercoledì di fine ottobre, coi primi freddi in arrivo e 22 ragazzini in campo, l’atmosfera è quella del sabato di Premier.

Il Luna Park comincia quasi subito: autorete di Mustafi dopo 6 minuti, poi l’Arsenal ne fa addirittura tre. Milner su rigore accorcia, ed è una buona cosa farlo prima dell’intervallo: 3-2. A tenere per mano i reds ci sono Origi, Milner e Lallana: tutti gli altri big sono out. Che diamine, un po’ di turnover, no? Nell’intervallo scendo a rifocillarmi, dopo che una deliziosa fanciulla si è stupita che io venissi da così lontano per il Liverpool. Attacco bottone con due simpatici tifosi nella zona food and drink, e uno mi dice che l’Italia è il suo paese preferito. Potrei dire lo stesso con l’Inghilterra per quanto mi riguarda… La ripresa non ha spento le luci della giostra. L’Arsenal va sul 4-2 e pare finita. Poi ci pensano Origi e Chamberlain (che gran ritorno quello dell’ex Gunners dopo il lungo infortunio) e siamo quattro pari. Willock buca ancora il giovane irlandese Keheller dalla lunga distanza, eppure non è ancora il colpo di grazia. Nella Anfield Road lower si canta “Five-four to the Arsenal!” ma Origi in semirovesciata timbra il clamoroso 5-5. Come da prassi in League Cup, si va subito ai rigori, quelli che avevano condannato il Tottenham contro il Colchester. Qui invece, premiano il Liverpool: Ceballos si fa parare il suo, e gli altri segnano tutti, con il giovane Curtis Jones che mette dentro quello decisivo. Klopp può contare anche sui suoi ragazzini. E’ inenarrabile la giostra di emozioni inattesa e devastante che ha travolto la chiesa laica del calcio. Io mi accingo a uscire, con molta calma a dire il vero, perché abbandonare Anfield è dura. Dopo aver fatto incetta di spillette (ho il vizio di puntarle sulla mia sciarpa in lana) e un’altra birra al “The Park”, uno dei pub di fronte alla Kop, si fa ora di rientrare. Nel buio, brillano le luci di Anfield, con la gente che sciama alla rinfusa verso le proprie case. L’indomani mi attende un lungo viaggio di ritorno, e non c’è dolore più grande perchè quei vorrei restare. Non esistono mai pomeriggi o serate banali da queste parti.