Quando il proprietario del Fox Inn di Birmingham rubò la Coppa dei Campioni vinta dall’Aston Villa

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Correva l’anno 1982, 26 maggio, Rotterdam, l’Aston Villa battendo in finale il Bayern Monaco con un gol di Peter White si aggiudicò la Coppa dalla grandi orecchie.
La vittoria della Coppa dei Campioni fu un evento di dimensioni incredibili per la città di Birmingham, sponda Villans, ovviamente.
Per festeggiare l’evento del secolo, la squadra e lo staff dell’Aston Villa scelsero il Fox Inn di Hopwas, tipico pub dove la birra scorreva a fiumi, punto di riferimento della working class della città, situato a due passi da Tamworth, nella periferia di Birmingham.
I campioni d’Europa si trovarono a festeggiare insieme ai tifosi e alla Coppa che s’erano portati dietro dall’Olanda.
La serata era molto British, l’alcool scorreva a fiumi: si beveva e si brindava alla grande impresa. Era accorsa gente anche dalle campagne circostanti, le strade e i Pub erano vicini a scoppiare, in particolar modo il Fox Inn.
La Coppa rimase in bella mostra, tutti la fotografavano e la baciavano, era il coronamento di un sogno dal quale nessuno sembrava volersi svegliare.
La Coppa rimase al centro dell’attenzione per tutta la serata, sin quando tra un bicchiere e l’altro e i canti inglesi qualcuno la perse di vista.
Sino a che…
Ricorda Colin Gibson, all’epoca giovane terzino sinistro dei Villans: “A un certo punto qualcuno ci dice che la Coppa non c’è più, l’hanno rubata, pensavamo a uno scherzo e poi eravamo troppo concentrati sulle freccette.”
E invece la Coppa non c’era davvero più…l’aveva rubata il più insospettabile di tutti, tale  Eric Sykes, il proprietario del Fox Inn, sì, proprio lui.
Eric voleva fare un bel dispetto a quei casinisti che gli avevano invaso il pub in una tranquilla serata come tante. Si mise in macchina col prezioso trofeo e si mise a guidare sulla M42, l’autostrada che conduceva alla campagna delle West Midlands.
Eric Sykes guidò per un’ora circa e quando si trovò in quel di Sheffield fermò la sua auto sul ciglio della strada. In preda a un attimo di sana lucidità diede un’occhiata alla Coppa, seduta comoda sul sedile del passeggero, guardò lo specchietto retrovisore e esclamò
“ma che cazzo ho fatto?”.
Ebbene, Eric Sykes aveva rubato la Coppa dei Campioni!
Ben presto Eric pensò alle conseguenze del suo gesto. In quella folle notte, dopo essersi rimesso in marcia, vide un cartello stradale che indicava la vicina stazione di polizia di West Bar, dove pensò bene di costituirsi.
Parcheggiò la macchina accanto a quella delle forze dell’ordine, e si voltò un ultimo istante verso la Coppa, odiandola e odiando se stesso. Con coraggio scese dall’auto e cercando l’espressione più calma e serena di questo mondo, entrò nella piccola stazione e fu accolto da un giovane poliziotto dai capelli biondini senza berretto d’ordinanza, doveva essere un novellino e questo diede ancor più coraggio a Eric.
Il novellino chiese a Eric il motivo della “visita” notturna, quest’ultimo tentennò per qualche istante e il poliziotto spazientito disse: “Guardi signore, non abbiamo tempo da perdere, un’oretta fa ci hanno chiamato dalla centrale di Birmingham perché dicono che un pazzo abbia rubato la Coppa dei Campioni vinta dall’Aston Villa…quindi mi dica che non abbiamo tempo da perdere.”
Eric divenne bianco come uno degli stracci che usava nel suo Pub, fece per aggiungere qualcosa ma poi ritrasse le parole.
Nel frattempo il poliziotto che lo aveva fatto entrare, spazientito, scomparve dietro la porta di servizio lasciando spazio a una collega.
Una signora dai capelli rossi si presentò davanti a Eric e chiese espressamente quale fosse l’angoscioso problema.
Sykes non trovò il coraggio e la poliziotta gli disse di darle un documento e di spiegarle il motivo per cui alle 00.24 minuti del 31 maggio 1982, fosse voluto entrare alla caserma della polizia di West Bar poco distante dal centro di Sheffield.

Dopo qualche minuto Eric crollò e dal nulla pronunciò tutto d’un fiato:

“Ecco, ho rubato io la Coppa dei Campioni ai giocatori dell’Aston Villa, ce l’ho con me, l’ho messa sul sedile  della mia auto posteggiata qui fuori!!!”

La donna respirò profondamente, scoppiò quasi a ridere. Con un cenno della mano aprì la porta di servizio, dalla quale uscirono due agenti che si sedettero vicino a Eric. La signora dai capelli rossi aveva l’aria stanca, credeva che Eric fosse un emulatore e disse ai colleghi:

“Questo tizio dice di avere la Coppa dei Campioni o come diavolo si chiama quella cosa sportiva, dentro la sua macchina, qua al parcheggio.”
I poliziotti non presero sul serio la questione e, rivolgendosi a Eric, replicarono:

“Mi ascolti bene, sono il sergente Mick Greenough e in vent’anni di servizio ne ho sentite parecchie di stronzate.
Un giorno è venuto un tizio alle tre di notte dicendo di aver rapito la Regina Elisabetta e un’altra volta un tale convinto di essere Gesù Cristo.
Ci mancava giusto il ladro pentito delle coppe calcistiche.
Sia cortese, mi dica la verità, mi sta prendendo per il culo vero? Guardi che mi girano le scatole a fare il turno di notte e la sbatto dentro se scopro che si è fatto di qualche acido.
Facciamo così, non ci siamo visti e vada a dormire, dalla patente vedo che abita nei dintorni di Birmingham, certo ne ha fatta un bel po’ di strada per venire fin qui a dirci questa stupidaggine, eh?”
Eric, sconsolato, diede al sergente le chiavi della sua auto, invitandolo ad andare a prendere la Coppa. Dopo qualche istante il sergente, con lo sguardo attonito, tornò vincitore nella stanza con in mano la Coppa dei Campioni d’Europa, che aveva ancora i nastrini colorati di claret & blue legati ai manici. Eric diede così la sua versione dei fatti:

“Mi chiamo Eric Sykes, ma questo lo sapete già. Sono il titolare del Fox Inn di Hopwas.
I giocatori dell’Aston Villa avevano scelto senza nessuna prenotazione il mio locale per festeggiare.
Me li sono ritrovati dentro a sorpresa i Campioni d’Europa, belli carichi, pieni di donne e gentaglia al seguito. Il pub era colmo in ogni ordine di posto, e la Coppa vinta nella finale di Rotterdam era lì, maestosa, adagiata su uno sgabello accostato al banco di mescita.
Tutti la volevano toccare, baciare, fotografare.
Era talmente al centro dell’attenzione che ad un certo punto rimase “così sola” che nessuno sembrò più accorgersi di lei, talmente tutti erano sbronzi e brilli.”
Il Sergente, a metà tra lo stupore e l’imbarazzo, invitò Eric a bere un tè.
Nessuno in quella stanza ebbe la minima idea di avvertire Birmingham del ritrovamento.
Eric stentò a capire le facce dei poliziotti, sino a quando l’agente scelto Tim Wells partorì l’idea del secolo: “Chiamiamo due ragazzi e organizziamo un match 4 contro 4 in garage”.

In palio c’era la Coppa Campioni d’Europa, non capitava mica tutti i giorni di poterla sollevare dopo una partitella tra amici, pensò l’allegra brigata.
In poco tempo arrivarono i rinforzi e si formarono due squadre da 4, stava accadendo l’impensabile. Ovviamente nessuno parlò mai di quello che avvenne prima che le autorità venissero a riprendere la Coppa. Nessuno mai seppe di quella mezz’oretta di calcio nel garage della polizia di West Bar, con in palio il trofeo di calcio più ambito del mondo. La versione ufficiale fu soltanto quella che l’oggetto era stato ritrovato e riconsegnato.
Anni dopo l’edificio dove si trovava la stazione di polizia fu messo in vendita e dalla polvere riemersero magicamente le foto degli otto fortunati, Eric compreso, che in una notte di maggio del 1982, si giocarono in amicizia la Coppa dei Campioni.

Il Sergente concluse le indagini dicendo ad Eric: “Non lo rifaccia, Sykes, mi raccomando. La risposta del proprietario del Fox Inn non si fece attendere:

“Ah no, certo che no, quando pensate che quelli possano rivincere un’altra volta la Coppa dei Campioni?”

E aveva ragione.