Wayne Rooney, il cerchio si chiude

'Wazza' chiude la carriera in nazionale con la 120esima presenza, firmando il gol più bello

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Se sei tifoso del Liverpool fin da bambino, come lo sono io, cosa puoi pensare di un giocatore cresciuto nel vivaio dell’Everton, esordiente in Premier con i Toffees da teenager? Ora prova a pensare che questo giocatore, oltre a quanto detto poco fa, si sia trasferito a 18 anni al Manchester United e ci sia rimasto per tredici anni, vincendo tutto quello che si può vincere. No, non lo posso fare un articolo su questo qui. Non io. Ma questo qui non è uno normale: “questo qui” è Wayne Rooney, 491 presenze e 208 gol in Premier League, vincitore in carriera di 19 trofei, tutti con la maglia dei Red Devils. Wayne non merita solo un articolo, merita una storia.

Non si tratta però di una storia che parte dai tempi in cui a nord di Stanley Park il futuro Wazza muoveva i primissimi passi da calciatore. Non sarà quel genere di storia, tributo che comunque il protagonista della nostra narrazione meriterebbe. Oggi parliamo del fatto che giovedì 15 novembre Wayne Rooney ha aggiunto alla sua meravigliosa carriera l’ultimo pezzo del puzzle. E lo ha fatto indossando la maglia dell’Inghilterra per la sua partita numero 120.

“Nazionale? Non aveva giocato l’ultima partita due anni fa annunciando qualche tempo dopo il ritiro? Inoltre non c’era stato qualche strascico dopo la clamorosa sconfitta contro l’Islanda ad Euro 2016, che in poche parole aveva segnato l’epilogo della sua carriera in nazionale?”. Tutto vero, così come è vero che non si era lasciato nel più felice dei modi neanche con il mondo della Premier: “Non volevo rimanere all’Everton per essere un peso morto. Così ho accettato l’offerta americana” aveva dichiarato alla BBC quest’estate. Per la verità, neanche altri campioni come Steven Gerrard e Frank Lampard si sono lasciati benissimo con il mondo della Premier. Ma con la nazionale è diverso. Non si può lasciare la nazionale senza un farewell game. Perché se sei Wayne Rooney ti meriti una gara d’addio.

La notizia della convocazione di Rooney per l’amichevole contro gli Stati Uniti scatena reazioni da tutto il mondo, non tutte positive a dire il vero: “La FA non può regalare presenze in nazionale” dice nientemeno che Peter Shilton, recordman di presenze con la nazionale inglese. Perché dunque, un 33enne a due anni dall’ultima apparizione viene convocato? Lo ‘confessa’ il diretto interessato sul sito della Football Association“Vorrei ringraziare Gareth Southgate e la FA per avermi invitato e per avermi aiutato a sostenere la mia fondazione (Wayne Rooney Foundation, ndr). Giocare per l’Inghilterra è stato il più grande onore della mia carriera, quindi la 120esima e ultima partita sarà davvero speciale per me”. Non c’è gioia più grande per un calciatore inglese che giocare a Wembley per l’Inghilterra, e così il cerchio si chiude: la FA destinerà una parte del ricavato per aiutare la fondazione del calciatore, che da anni si occupa di aiutare bambini in tutto il mondo che soffrono di problemi di salute e abusi affinché essi possano superare le sfide della loro età che gli si presentano davanti. La fondazione “mi permette di restituire qualcosa a quattro organizzazioni di beneficenza, le quali svolgono un importante lavoro”.

‪Looking forward to putting the England football team shirt on for one last time tonight. My Facebook will be taken over…

Geplaatst door Wayne Rooney op Donderdag 15 november 2018

 

Oltre la partita, oltre la propria carriera. La storia giovedì sera ci ha consegnato una netta vittoria per 3-0 degli inglesi sugli americani, ma gli occhi erano tutti puntati su altro: al 58′ infatti, con ovazione dei presenti annessa, non è entrato in campo solo il numero 10 con la fascia di capitano al braccio (scelta dei compagni), ma un uomo che da anni si spende per una nobile causa, cercando concretamente di aiutare chi non è stato fortunato quanto lui. Un uomo a cui noi appassionati di football possiamo solo stringere fermamente la mano.

Gli è stata dedicata una guardia d’onore prima dell’inizio della partita, con il calciatore inglese che aveva da subito smentito qualsiasi pensiero di ritorno in nazionale: “Non giocherò con la Croazia, questa sarà la mia ultima partita. L’ha giocata, è rientrato negli spogliatoi a fine partita lasciandosi alle spalle una carriera in nazionale da miglior goleador di sempre con la nazionale dei Tre Leoni in una cornice di pubblico e di contesto difficilmente ripetibile per qualsiasi altro giocatore al mondo.

E allora, per quel tifoso del Liverpool sin da bambino, poco conta che Wayne Rooney abbia espresso il suo amore per il calcio esclusivamente con le maglie di Everton e Manchester United. Non è un patrimonio solo di quelle squadre: lo è del calcio intero.

Goodbye Wazza, thank you!

https://www.instagram.com/p/BqN7dNwhtQo/

Daniele Calamia

Daniele, 21 anni. Palermitano, studente di Economia, innamorato della Premier League. Curo i 'corner' delle due di Liverpool.
"2.5.15, ultimo gol di StevieG ad Anfield, io c'ero!".